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I sindacati: «Riforma senza vantaggi per nessuno». Anaao: «Poche luci, molte ombre. La scure sui medici è un regalo alla sanità privata»

I sindacati bocciano la riforma della pubblica amministrazione targata governo Renzi. Cgil, Cisl e Uil dopo aver sollevato questioni di metodo – contestando la mancanza di un confronto con il ministro Madia che si è limitata ad una informativa convocando le organizzazioni sindacali alla vigilia del consiglio dei ministri – ieri hanno sottolineato numerose critiche di merito alle misure del Dl e del Ddl che vanno dalla mobilità obbligatoria non contrattata, alla staffetta generazionale che avrà effetti limitati, al dimezzamento dei permessi sindacali alle norme sul demansionamento.

In risposta il ministro Madia è intervenuta sostenendo che «quando proponiamo un grande progetto di cambiamento al sindacato dico, nella legislatura in cui la politica ha tolto il finanziamento pubblico, che non è responsabile fare opposizione perchè rispondiamo a una richiesta sociale» con interventi che «non sono punitivi».

Per il ministro la riforma è ispirata a principi di equità, ma l’appello alla responsabilità non convince i sindacati che ribattono: «Avremmo voluto dal governo una maggiore dose di coraggio nell’affrontare il tema del riordino della pubblica amministrazione – ha spiegato il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso –. Le misure annunciate non avranno alcuna ricaduta positiva nel rapporto tra cittadini e amministrazioni, non incidendo sull’organizzazione degli uffici. Manca una spinta alla privatizzazione completa del rapporto di lavoro pubblico, misura che la Cgil chiede con forza, convinta che sarebbe questa una proficua riforma del lavoro pubblico».

Positivo, invece, il giudizio sulle decisioni del governo anticorruzione che per Camusso «rappresentano un passo nella giusta direzione». Critiche anche su mobilità e demansionamento: «è una misura sganciata da qualsiasi riforma organizzativa – aggiunge la Cgil – con norme che potrebbero cambiare la vita lavorativa delle persone senza regole contrattuali, si interpretano in modo truffaldino le norme vigenti per derogarle come per la retrocessione professionale». Il taglio dal 1? agosto del 50% di permessi, distacchi e aspettative per la Cgil «colpisce, come vendetta, l’attività dei delegati sui posti di lavoro che saranno interessati alla riforma».

Analoga la posizione della Cisl. A chi gli chiedeva se verrà organizzato uno sciopero contro il taglio dei distacchi sindacali, il leader Raffaele Bonanni ha risposto «Non vale la pena, la nostra protesta sarà ghandiana. Tutto il sindacato si mobiliterà con assemblee nei luoghi di lavoro e da lì usciranno spunti per rilanciare il Paese». Diversamente dai confederali, l’Usb ha indetto uno sciopero generale del pubblico impiego per il 19 giugno. Anche per la Cisl la bocciatura delle misure varate dal governo è senza mezzi termini: «non si capisce dove stia la riforma – aggiunge il coordinatore Cisl del Lavoro pubblico, Francesco Scrima – manca una visione d’insieme, siamo in presenza di “titoli” suggestivi da verificare». Le critiche si estendono anche alle misure sul ricambio generazionale, che secondo il premier Renzi libererà 15mila posti per i giovani: «C’è grande enfasi nel titolo ma scarsa sostanza – continua Scrima–. Per la Ragioneria dello Stato è in uscita un milione di dipendenti pubblici nei prossimi 10 anni, 230mila nei prossimi quattro. Il decreto annuncia 15mila ingressi: si punta a un taglio dei posti di lavoro»?.

Sulla stessa lunghezza d’onda la Uil che, per voce di Antonio Foccillo, chiede «come si fa a considerare “riforma” una proposta che, ancora una volta, si accanisce con i lavoratori pubblici e determina un incremento della tassazione imponendo l’ aumento del 12% del bollo auto»? Per Foccillo il miglioramento della macchina pubblica poggia sul «reperimento di finanziamenti per investire in formazione, tecnologia, innovazione dell’organizzazione e sul coinvolgimento di chi ci lavora, riconoscendo il rinnovo dei contratti».

Anaao: poche luci, molte ombre

In attesa di conoscere i testi finali, il pacchetto Sanità approvato ieri dal CdM tra i provvedimenti sulla pubblica amministrazione, presenta poche luci e molte ombre. Questo il commento del Segretario Nazionale Anaao Assomed, Costantino Troise.

Sono certo da valutare positivamente la disponibilità di risorse economiche aggiuntive per i contratti di formazione medica specialistica, che ridurranno il gap tra laureati e specializzandi, le facilitazioni per cittadini affetti da patologie croniche in merito alla prescrizione dei farmaci e l’eliminazione dell’obbligo di assicurazione per i medici.

Destano non poche preoccupazioni, invece, le norme sulla mobilità coatta se non escludessero, come pareva alla vigilia, scuola e sanità, e quelle sul pensionamento.

L’ennesima riforma della previdenza dopo quella del Ministro Fornero, realizzata con un decreto legge, continua a non tenere conto della specificità e della delicatezza dell’attività medica, prevedendo nelle strutture sanitarie più o meno immediate decapitazioni di saperi e competenze non facilmente, ed immediatamente sostituibili. Mentre la funzionalità degli uffici giudiziari ha imposto una opportuna gradualità, la scure sui medici è immediata con buona pace di posti di lavoro che non serviranno alla staffetta generazionale, ma al risanamento dei conti regionali, e di un impoverimento di competenze e capacità professionali che darà l’ennesimo colpo alla sanità pubblica. Ed anche i 15000 nuovi posti di lavoro attesi rischiano di essere un’illusione tenendo conto dei tempi e della farraginosità delle procedure concorsuali e comunque non potranno in tempi brevi sostituire il sapere ed il saper fare in uscita.

Insomma, un regalo alla sanità privata che, accreditata o meno, utilizzerà elevate competenze professionali formatesi anche a spese del pubblico, per fare concorrenza alla sanità pubblica.

Ovviamente, non sono stati sanati gli effetti punitivi introdotti a danno dei pubblici dipendenti, medici e dirigenti sanitari compresi, da ben 15 provvedimenti legislativi in vigore.

Ora è più chiaro il perché governi vecchi e nuovi si ritrovino uniti a bloccare il rinnovo dei contratti di lavoro. Cosa porterebbero al tavolo oltre a rottamazione, penalizzazioni, limitazione delle prerogative sindacali?

Un cambio di verso, forse. Ma in meglio o in peggio per i medici ed i pazienti?

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