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I sindaci: Veneto è a rischio «Sbloccate Patto di stabilità»

Il Rodigino nel decreto del governo: tasse congelate e contributi. Da Padova a Venezia: decine di scuole chiuse, i sindaci: servono soldi

VENEZIA — C’è voluta la seconda fortissima scossa, a nove giorni da quel 20 maggio che già aveva lasciato in bilico decine di edifici sparsi per il Polesine. Solo così, dopo il terremoto di martedì, mercoledì mattina il consiglio dei ministri si è deciso a estendere lo stato di emergenza anche alla provincia di Rovigo. Al governatore del Veneto Luca Zaia è stato assegnato il ruolo di Commissario per la ricostruzione, mentre i sindaci dei Comuni colpiti dal sisma hanno ottenuto le funzioni di vice-commissari. «Intendo lavorare da subito – ha detto Zaia – fianco a fianco dei sindaci, come è avvenuto durante l’alluvione. Terremo fuori la politica dalle disgrazie e lavoreremo pancia a terra per essere veloci nelle risposte. Per quanto riguarda i fondi siamo a secco, ma sono fiducioso». E, parlando di risorse, suggerisce di non festeggiare il 2 giugno: «Potrebbe essere un ottimo segnale e le somme risparmiate potrebbero servire per aiutare i terremotati».

Il consiglio dei ministri ha previsto una serie di agevolazioni per le zone colpite dal sisma a cominciare dalle tasse, che vengono «congelate»: alla provincia di Rovigo saranno concessi il rinvio (a settembre) dei versamenti fiscali, oltre a contributi a fondo perduto per la ricostruzione e la riparazione delle abitazioni danneggiate, per la ricostruzione e la messa in funzione dei servizi pubblici (in particolare le scuole). Previsti anche indennizzi alle imprese e fondi per gli interventi su beni artistici e culturali. In programma anche «misure per la ripresa dell’attività economica», come facilitazioni per gli imprenditori che decidono di delocalizzare le imprese produttive e, sempre per il Rodigino, la «proroga del pagamento delle rate del mutuo e la sospensione degli adempimenti processuali e dei termini per i versamenti tributari e previdenziali, degli sfratti». Infine il provvedimento al quale puntavano i sindaci: la deroga del Patto di stabilità, entro «un limite definito», delle spese per la ricostruzione. Ed è proprio su questo fronte che già monta la polemica. A dar fuoco alle polveri è il sindaco di Montecchio Maggiore, Milena Cecchetto: «Di scuola non si può e non si deve morire: il governo svincoli dal patto di stabilità i comuni per tutti gli interventi di messa in sicurezza e ristrutturazione degli edifici pubblici in particolar modo per quelli effettuati nelle scuole».

Il concetto è semplice: se vogliamo evitare, in futuro, crolli all’interno degli edifici, tutti i Comuni (e quindi non solo quelli colpiti dall’emergenza) devono poter effettuare manutenzioni straordinarie. E per farlo, servono soldi e il via libera a sforare il Patto. Dopo che anche mercoledì, in Veneto si sono registrate altre lievi scosse, sono proprio gli istituti scolastici a preoccupare maggioramente. Per precauzione nel Polesano sono state chiuse le scuole di Castelnovo Bariano e la media «Alighieri» di Occhiobello. Nel Padovano, decretato lo stop di sette istituti e a Thiene (nel Vicentino) niente lezioni al «Ferrarin». A Venezia chiuso un asilo. A Fumane, nel Veronese, le scuole elementari sono state dichiarate inagibili dopo le lamentele dei genitori. Il presidente dell’Anci Veneto, Giorgio Dal Negro, appoggia l’iniziativa del sindaco di Montecchio: «È indispensabile che il governo svincoli i Comuni virtuosi, lasciandoli liberi di investire sulla sicurezza delle scuole. La situazione degli edifici pubblici, terremoto a parte, è critica: da ormai tre anni non ci sono i soldi per effettuare le manutenzioni. Prima o poi accadrà qualcosa di grave…». Intanto sindaci e prefetture preparano le liste con la conta dei danni: dal crollo alla Basilica del Santo alle decine di edifici chiusi perchè pericolanti. C’è preoccupazione, ma per ora la situazione viene descritta come «sotto controllo».

Andrea Priante – Corriere del Veneto – 31 maggio 2012

 

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