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Tre milioni e manette. Inefficace norma su grandi evasori

Lo slogan «manette agli evasori» piace e fa un bell’effetto. Calma gli animi (e ce n’è bisogno se solo 796 italiani dichiarano più di un milione di euro).

Ma servono davvero queste manette? A guardare quello che è successo in passato, sembrerebbe di no. Leggiamo cosa ha scritto la Corte dei Conti: «L’applicazione della sanzione penale non è apparsa fino ad oggi in grado di costituire un argine adeguato». Negli anni le condanne e il numero dei condannati «hanno subito un drastico ridimensionamento». Tenete presente che ogni anno vengono evasi 120 miliardi di euro. Quindi le carceri dovrebbero ospitare parecchi evasoti. Invece sappiamo tutti che non è così. Ora il governo fa risentire il tintinnare delle manette. La manovra è duplice: abbassa le soglie che fanno scattare la punibilità, sospende la condizionale se l’evasione supera i tre milioni di euro e il trenta per cento di fatturato. Nel primo caso il pericolo, come è successo negli anni Ottanta, è quello di ingolfare le Procure della Repubblica con moltissime denunce, almeno seimila ranno in più. Spesso infruttuose, tra l’altro, visto che c’è un’assoluzione ogni due denunce (Corte dei Conti). Per chi evade più del trenta per cento di fatturato, per una somma superiore ai tre milioni, si aprono immediatamente le porte del carcere perché il giudice non può applicare la condizionale, nemmeno se il contribuente è incensurato. Tre milioni può sembrare limite elevato, ma non è così perché si applica non solo ai comportamenti fraudolenti, ma anche alle contestazioni sulle imputazioni di ricavi e costi. Quindi anche sull’interpretazione di una norma. E considerata la complessità del nostro sistema tributario, cadere in errore non è così raro. il rapporto tra somma evasa e fatturato sembra escludere l’applicazione della norma alle grandi imprese. Una correzione opportuna perché altrimenti manager e imprenditori sarebbero stati esposti a gravi rischi. E avremmo attratto minori investimenti dall’estero. Stringere d’assedio gli evasori è giusto e sacrosanto. Ma serve un quadro normativo preciso, che indichi i comportamenti punibili, quelli fraudolenti. Se si vuole davvero battere l’evasione servono equità, semplicità, credibilità. Una buona amministrazione e buoni controlli. Le manette possono aiutare, ma non sono risolutive.

7 settembre 2011

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