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I veterinari Ulss in lotta: «Sviliti e privi di risorse». Verso lo stato di agitazione e azioni legali contro la Regione

coppiadi Filippo Tosatto*. Focolai di aviaria, febbre del Nilo, escherichia nei molluschi. Mentre gli allarmi si susseguono, i veterinari pubblici annunciano lo stato di agitazione accompagnato da azioni legali contro la delibera regionale che stabilisce le linee guida in materia, giudicata «illegale e devastante». Una protesta nell’aria da mesi e differita più volte a fronte delle emergenze in atto. In Veneto la sanità veterinaria (330 dipendenti, 70 convenzionati) sconta risorse umane e materiali inferiori del 30% rispetto alla media nazionale e denuncia uno svilimento del proprio ruolo, simboleggiato dall’esclusione dal collegio di direzione, la “stanza dei bottoni” del dipartimento prevenzione. «È la goccia che ha fatto traboccare il vaso», commenta Roberto Poggiani, segretario del sindacato di categoria.

«Nessun rispetto delle norme vigenti, tagli orizzontali, 21 modelli organizzativi diversificati in altrettante Ulss, funzionali, spesso, a logiche di corridoio. Non bastasse, è in corso lo smantellamento del Crev, il Centro regionale epidemiologia veterinaria proprio mentre si fa pressante l’esigenza di sorvegliare recrudescenze e nuove malattie infettive con adeguate strategie di controllo. Altro che potarei rami secchi, questo è un suicidio».

Parole dure, conseguenti a un’analisi fortemente critica: «Abbiamo il peggior rapporto tra organici e volumi di attività da svolgere, i veneti rappresentano il 4% dei veterinari pubblici italiani ma si accollano l’esecuzione di un numero di campionamenti e di analisi pari al 16% del totale nazionale, senza contare le prestazioni di routine e le emergenze. Una situazione vergognosa per una regione c che si colloca al secondo posto nella filiera agroalimentare e al primo per presenze turistiche con 13 milioni di persone da nutrire in sicurezza. Vogliamo ricordare il settore avicolo, quello dei bovini da carne, la miticoltura che conta il maggior distretto della pesca europeo, i prodotti tipici da tutelare?».

 L’atto d’accusa riecheggia in mattinata a Palazzo Ferro-Fini, dove Poggiani e il vice Franco Cicco incontrano una delegazione dell’assemblea regionale guidata dal presidente Clodovaldo Ruffato. «I colleghi sono avviliti nella loro professionalità da una progettualità carente e dalla costante sottovalutazione delle loro mansioni, persino una struttura d’eccellenza come lo Zooprofilattico di Legnaro rischia il depauperamento», rincarano i sindacalisti-veterinari, paventando riflessi negativi sulle piccole produzioni locali, le esportazioni, il benessere animale. La richiesta, perentoria, è che la Regione annulli la delibera 975 e vari una legge di riordino del settore che garantisca autonomia e dotazioni adeguate.

Ruffato, uomo di campagna, ha promesso aiuto – «Ci impegneremo a correggere gli eventuali errori, il vostro lavoro è prezioso perché tutela la salute dei cittadini e sostiene il nostro polo agroalimentare» – spalleggiato dai consiglieri Davide Bendinelli, Graziano Azzalin e Bruno Pigozzo. Tant’è. In attesa di riscontri da parte dell’esecutivo presieduto da Luca Zaia, l’agitazione si tradurrà nella rigida applicazione del contratto (orario, competenze funzionali, utilizzo degli automezzi di proprietà) e nell’avvio di un contenzioso legale. Una miccia accesa, sì. Da disinnescare al più presto.

Sotto accusa la delibera regionale che riorganizza il settore: «Ignora le competenze»

«Abbiamo il peggio rapporto in Italia tra organici e volumi di prestazioni: siamo il 4% garantiamo il 16% dei test»

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*Il Mattino di Padova – La Tribuna di Treviso – La Nuova Venezia – Il Corriere delle Alpi

6 settembre 2013 

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