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Ieri è stata la Giornata mondiale del gatto. Per accudirlo gli italiani spendono oltre 800 euro l’anno, +70% in 15 anni. E le riviste pubblicano servizi di ricette esclusive per i mici

Secondo una ricerca dell’Adoc, ci sono 10 milioni di gatti e di cani in Italia, per un giro di affari di 12 miliardi di euro. Le spese per mantenere un animale domestico sono cresciute in 15 anni del 70%. Il settimanale Donna Moderna dedica servizi appositi di scuola di cucina per gatti

Non sono gli 8000 euro all’anno stimati per mantenere un figlio, ma la cifra per accudire un animale domestico ha comunque una sua importanza, tale da incidere sul bilancio familiare: in media 1260 euro l’anno, in particolare 800 euro per un gatto, 1800 euro per un cane. Nella Giornata mondiale del gatto, è l’associazione di consumatori Adoc a fare una stima di presenze e costi degli animali domestici nelle famiglie italiane. Una presenza importante, visto che quattro famiglie italiane su dieci (il 40%) hanno un animale domestico, per un totale di 10 milioni di gatti e cani e un giro di affari di oltre 12 miliardi di euro.

Costi saliti del 70% in 15 anni

Alimenti, accessori, spese mediche: tenere in casa un animale da compagnia è impegnativo, sempre di più. La spesa è aumentata del 70% dal 2001 ad oggi, circa il 5% all’anno. Quindici anni fa si spendevano in media 1000 euro l’anno per un cane, circa 300 per un gatto. Adesso la cifra è lievitata del 62% per i felini e dell’86% per i costi del mantenimento di un cane, che variano ovviamente anche in base alle dimensioni dell’animale.« Oggi accudire un animale domestico rappresenta una spesa e un costo considerevoli, che va ad aggiungersi agli altri problemi di bilancio delle famiglie», sottolinea Roberto Tascini, presidente dell’Adoc. Considerando che la media di vita, sia per un cane che per un gatto, è di circa 15 anni, mantenere un cane per tutta la sua vita costa circa 26mila euro, per un gatto si spendono più di 9mila euro.

La pappa che non piace

Gli sprechi, proprio come nella gestione dei bambini, sono all’ordine del giorno: si stima che il 10% della spesa fatta per gli animali domestici finisca tra i rifiuti. Spesso si tratta di alimenti non graditi dagli animali oppure scaduti, o ancora di medicinali che, non essendo confezionati in maniera conforme alle normali terapie, devono essere buttati dopo la prima apertura e non possono essere conservati. Sprechi, che incidono sulla spesa complessiva per il sostentamento dell’animale.

Meglio un canarino?

Valutazioni, queste, che possono spingere le famiglie a orientarsi su «pet» meno impegnativi, come tartarughe, criceti, o uccellini: dopo la spesa iniziale per l’animale, la gabbia e le prime cure (che si aggira intorno ai 150 euro), i costi di gestione non superano in 300 euro in media all’anno. Rinunciando a fusa e mugolii di accoglienza, si taglia il budget.

Corriere.it – 18 febbraio 2016 

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