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Il 21% delle tasse va alle pensioni, il 19% alla sanità. Un euro su dieci paga invece l’istruzione e un altro è «ipotecato» dal debito pubblico

di Marco Mobili, Giovanni Parente e Gianni Trovati. Il 21% delle tasse pagate dai 30 milioni di contribuenti Irpef va a finanziare le pensioni. Alla sanità finisce il 19% mentre la quota destinata a saldare gli interessi sul debito pubblico si attesta all’11 per cento. È quanto emerge dalla nuova lettera che l’agenzia delle Entrate, proprio mentre la nuova stagione delle dichiarazioni dei redditi sta per entrare nel vivo, invierà da metà di questo mese per comunicare quanto hanno versato lo scorso anno e come lo Stato ha utilizzato quel gettito.

Le novità del cassetto fiscale

Sarà questa una delle novità del cassetto fiscale di ogni singolo contribuente in cui oltre alla nuova dichiarazione precompilata per l’anno d’imposta 2017, alle eventuali lettere di compliance o alle comunicazioni di rimborsi spettanti il cittadino troverà la distribuzione delle imposte relative ai redditi 2016 comunicati al Fisco con il modello Redditi (quello che una volta si chiamava Unico) o con il 730 precompilato. Un progetto voluto dall’agenzia delle Entrate che, spiegano da Via Cristoforo Colombo, «ha come obiettivo principale migliorare il senso di partecipazione dei cittadini troppo spesso considerati soltanto contribuenti». Sono circa 30 milioni i soggetti potenziali interessati, di cui 20 che hanno adottato il modello 730 e altri 10 milioni circa il modello Redditi. Dalle prossime settimane, sul sito delle Entrate, accedendo al proprio cassetto fiscale o consultando la dichiarazione precompilata via web, si potrà conoscere come sono state distribuite le risorse fiscali in un quadro sintetico che contiene le principali voci di spesa. Tutte riassunte in una tabella e in un “grafico a torta” attraverso i quali il contribuente potrà verificare concretamente il percorso compiuto dalle imposte in base alla propria dichiarazione dei redditi 2017. Trasparenza e semplificazione, dunque, sulla falsariga di quanto già sperimentato dall’amministrazione finanziaria inglese che comunica l’utilizzo delle imposte pagate fino a 100mila sterline. E, come sottolinea il direttore delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini, «è un altro passo sulla strada di un fisco diverso e anche un’operazione verità e di chiarezza su come tutti noi contribuiamo a dare forza allo Stato e ai servizi che usiamo tutti i giorni».

La destinazione delle imposte

Come spiega la nota diffusa ieri dalle Entrate, la destinazione delle imposte è stata predisposta sulla base dei dati analitici della spesa pubblica elaborata dal ministero dell’Economia. Così si apprende che oltre a previdenza, sanità e debito pubblico, a finziare l’istruzione è destinato circa il 10,9% dell’Irpef versata, mentre tutela dell’ambiente, cultura e sport, nonché abitazioni e tutela dei territori ricevono, rispettivamente, il 2,5%, il 2,4% e 1,8%, ossia meno del 2,7% che lo Stato gira a Bruxelles sotto la voce «Contribuzione al bilancio Ue». Nel totale delle imposte considerate, oltre all’Irpef vi rientrano, se dovute, le addizionali regionali e comunali Irpef, la cedolare secca sulle locazioni, il contributo di solidarietà versato da chi dichiara oltre 300mila euro annui (che dalla dichiarazione dei redditi di quest’anno non trova applicazione), l’acconto per somme assoggettate a tassazione separata, l’imposta sostitutiva sui premi di risultato, così come l’altra sostitutiva dovuta per il regime dei minimi (al 5%) il regime forfettario (al 15%).

Con questa iniziativa, dunque, cresce sempre di più il numero di informazioni contenute nel cassetto fiscale. Oltre a dati anagrafici e delle dichiarazioni, negli ultimi anni con l’esplosione del ricorso alle lettere di compliance (il numero di alert è quasi triplicato tra il 2015 e il 2017) la sezione del sito delle Entrate a cui ogni contribuente può accedere con le proprie credenziali si è arricchita di nuove potenzialità, come quella per la dichiarazione integrativa per chi sceglie la strada del ravvedimento operoso.

La cartina geografica

Nel complesso, comunque, le imposte versate e i redditi dichiarati anche nel 2017 confermano una crescente polarizzazione del nostro?Paese. Come già evidenziato a livello regionale (si veda Il Quotidiano degli enti locali e della Pa del 29 marzo), scendendo ulteriormente nel dettaglio territoriale sono le aree del Nord a correre di più. Le classifiche elaborate dal Sole 24 Ore sui dati del dipartimento delle Finanze mostrano come le quattro province con i redditi medi più alti siano tutte al Nord, con Milano e Monza Brianza in testa, mentre in coda ci sono tutte aree meridionali e delle Isole. E anche se si guarda ai capoluoghi di provincia il discorso non cambia, tanto è vero che sono Bergamo e Treviso (rispettivamente con il 2% e l’1,3% in più) a conoscere la crescita più sostenuta tra i primi 10 per reddito medio.

Il Sole 24 Ore – 2 aprile 2018

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