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Il 50% del Tfr subito in busta paga. Ma sull’ipotesi è un coro di no. Il Governo nega, contraria Confindustria

Il 50% del Tfr subito in busta paga. Sarebbe questa l’ipotesi allo studio del governo per rilanciare i consumi e dare una spinta sostanziale alla ripresa economica. Anche se è da registrare un coro di no ad una misura di questo tipo, sia dal lato del governo che da parte delle imprese.

«Mai sentito parlare di tfr» dice il sottosegretario all’Economia Enrico Zanetti, mentre il viceministro Morando precisa di «non aver studiato la proposta». Contraria anche Confindustria, per gli effetti che avrebbe sui conti delle imprese. Come ha osservato anche il presidente degli industriali Giorgio Squinzi, «bisogna vedere quale drenaggio in termini di liquidità verrà fuori sulle imprese». Freddo anche il sindacato: «Nessuno dica che è un aumento e allora non si rinnova il contratto» avverte anche il segretario della Cgil Susanna Camusso, ricordando peraltro che il Tfr «è tassato meno delle retribuzioni, quindi bisogna fare un’operazione che non porti a un decurtamento salariale».

Si continua invece a ragionare sullo spettro di interventi da mettere in campo con la legge di stabilità, il cui piatto forte resta la spending review cui dovranno contribuire, oltre ai ministeri, anche Regioni e Comuni, come sottolinea il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan. Per gli enti locali, chiamati a fare la loro parte di risparmi ed efficentamenti di spesa (anche attraverso il via ai costi standard) una boccata di ossigeno arriverà dal percorso di superamento del patto di stabilità interno, progetto di cui ancora si stanno definendo le modalità e che dovrebbe però essere «diluito» in due o tre anni per arrivare a regime.

E sul fronte delle misure ancora si ragiona anche della possibilità di un intervento sugli sconti fiscali, magari selettivo e solo sulle voci obsolete o quelle più soggette ad abusi e che potrebbe essere affrontato in chiave «redistributiva» più che per drenare risorse. Un primo passaggio di chiarezza arriverà con la nota di aggiornamento del Def che per la prima volta dovrà passare il vaglio dell’Ufficio parlamentare di bilancio. « Il governo- spiega il presidente dell’Upb Giuseppe Pisauro – presenterà due quadri macroeconomici, uno con previsioni tendenziali e uno con previsioni programmatiche. In quest’ultimo sono contenute le effettive misure che il Governo intende inserire nella Legge di Stabilità». La prima parte sarà valutata «entro il 29 settembre» mentre il quadro programmatico «sarà trasmesso dal Mef entro il 2 ottobre» e validato entro il 14, in tempo perché la legge di stabilità sia poi inviata a Bruxelles.

Già dai primi di ottobre, insomma, si delineeranno le scelte del governo per il prossimo anno visto che il quadro macroeconomico programmatico «dovrà essere corredato da informazioni sulla composizione della manovra per grandi voci di entrata e di spesa».

La Stampa – 25 settembre 2014 

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