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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Il bilancio dell’annata agraria: crollano i raccolti made in Italy
    Notizie ed Approfondimenti

    Il bilancio dell’annata agraria: crollano i raccolti made in Italy

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche8 Novembre 2012Nessun commento4 Minuti di lettura
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    Sono più i segni negativi che quelli positivi, almeno a livello quantitativo, nel bilancio di fine annata agraria stilato dalla Coldiretti in occasione della tradizionale ricorrenza di San Martino. Un bilancio che vede il crollo dei raccolti made in Italy. Le cattive condizioni climatiche, dalle neve alla siccità, hanno fatto sentire i propri effetti su molti settori, ultimo in ordine di tempo quello dell’olio.

    Le prime stime indicano un’annata non particolarmente abbondante, intorno alle 500mila tonnellate, pur se la qualità è buona. Per avere un quadro definitivo della situazione bisognerà però attendere le rilevazioni relative alle rese, che cambiano notevolmente da regione a regione.

    Nessun dubbio sul vino che, nonostante il sorpasso sulla Francia, fa segnare un calo del 6 per cento rispetto alla già scarsa vendemmia 2011. La produzione si attesterà quest’anno sui 40 milioni di ettolitri, “frutto” di 60 milioni di quintali di uva raccolti. Buone notizie arrivano dai prezzi, in aumento più o meno marcato rispetto al 2011 (da +10 per cento a +30 per cento).

    Netto il calo del mais, una delle colture che ha più sofferto la siccità. Il raccolto è inferiore del 13 per cento rispetto allo scorso anno, con la produzione scesa a 8,5 milioni di tonnellate. In linea con l’andamento mondiale i prezzi nazionali hanno così mostrato nel III trimestre 2012 una significativa rivalutazione.

    Segno negativo anche per il pomodoro da industria, seppur gli ultimi dati abbiamo parzialmente migliorato le nere previsioni della vigilia. La produzione nazionale si attesterà complessivamente attorno ai 4,4 milioni di tonnellate, il 12 per cento in meno rispetto al 2011.

    Non fanno eccezione gli agrumi, con il raccolto in flessione, né le mele (calo del 22 per cento) e le pere (-13 per cento). Numeri che fanno pendere verso il segno negativo la bilancia della produzione frutticola italiana, dove almeno le pesche rimangono sui livelli dello scorso anno. Malissimo, invece, le castagne, con il raccolto dimezzato da siccità e dagli attacchi del cinipide, il parassita di origine cinese che distrugge gli alberi.

    Le buone notizie, almeno sul fronte delle quantità, arrivano, invece, dal cereali, con la produzione di grano in netto aumento. Per il grano duro si prevede un +12 per cento in termini di produzione, per un totale di 4,2 milioni tonnellate. Il tenero fa registrare addirittura un incremento del 21 per cento, con un raccolto di 3,4 milioni di tonnellate. Il valore medio nazionale nel terzo trimestre dell’anno si è attestato a 258,92 euro/t, ovvero il 12 per cento in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Non altrettanto bene, purtroppo, il frumento duro, con il prezzo a 269,01 euro/t e un calo del 5 per cento.

    Per l’orzo la situazione è, invece, rimasta sostanzialmente stabile, con una diminuzione della produzione del 2,4 per cento dovuta alla contrazione delle rese. Leggero aumento per la segale (+3 per cento). Sul fronte dei semi oleosi, le stime indicano una diminuzione del girasole, e anche per colza e soia si prospetta un calo rispettivamente del 24 per cento e del 14 per cento.

    Produzione in leggero aumento per il latte. Sebbene i dati degli ultimi due mesi non siano ancora ufficiali, la campagna supera i 109 milioni di quintali consegnati a latterie o caseifici italiani, in aumento rispetto all’annata precedente di circa il 2% tanto che gli allevatori italiani dovranno fare attenzione a non sforare la propria quota. Il quantitativo nazionale garantito, comprensivo delle vendite dirette, è di 111 milioni di quintali.

    Il prezzo medio pagato agli allevatori dall’industria casearia italiana è stato di 38.75 centesimi di euro al litro e in questi giorni ci sono numerose trattative per il rinnovo del prezzo fermo ad una media di 38 centesimi ben al di sotto dei costi di produzione alla stalla.

    8 novembre 2012

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