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Il boomerang: lo schiaffo sull’Izs del governatore D’Alfonso al ministro Lorenzin può costar caro all’Abruzzo. A partire dalla sanità commissariata

Un boomerang. Lo schiaffo di Luciano D’Alfonso alla Lorenzin costerà caro, anzi carissimo all’Abruzzo. La guerra sulla nomina di Mauro Mattioli all’Istituto zooprofilattico culminata con due esposti inviati dal ministro della Salute alla procura della repubblica, ha prodotto il suo primo effetto: lo stop all’uscita dal commissariamento della Sanità, prevista proprio in questi giorni.

Inevitabile. E persino prevedibile. Il via-libera era programmato per fine gennaio, in fondo tutti o quasi tutti gli adempimenti della Regione erano stati fatti, i conti a posto, mancava solo la firma finale e poi il provvedimento di uscita dal commissariamento sarebbe stato portato in consiglio dei ministri. Invece niente, stop. Battuta d’arresto. Rinvio.

Come mai il presidente della Regione Abruzzo, così ossequioso nei confronti di ministri e sottosegretari, così solerte nel postare foto di incontri e di caffè (ma per la verità non si è vista mai una foto con la Lorenzin), decide a un certo punto di forzare la mano e di nominare l’ex rettore dell’università di Teramo all’Izs nonostante il parere contrario del ministro? Chiaro che la nomina stava a cuore al rettore in carica Luciano D’Amico, ma i contraccolpi per l’Abruzzo, in questi giorni sotto la lente di ingrandimento di Roma per la sanità, li avrebbe dovuti mettere nel conto.

La storia la conoscete tutti, Maperò l’ha raccontata giorni fa (e la potete rileggere qui): lo strappo viene ufficializzato dal sottosegretario alla Salute Vito De Filippo in Parlamento, nella risposta a una interrogazione del parlamentareFabrizio Di Stefano di Forza Italia. De Filippo racconta il percorso della nomina e annuncia due esposti alla procura della repubblica. Primo perchè D’Alfonso decide di nominare Mattioli , e poi come se non bastasse lo conferma . Secondo, perché Mattioli non aveva e inoltre si erano verificate alcune .

E’ finita con due esposti in procura. E non era ancora tutto. Lo stop al commissariamento è di questi giorni. Adesso ci vorranno trattative, mediazioni e diplomazie per tentare di ricucire lo strappo. Non sarà facile, e soprattutto ci vorrà tempo. Giorni, forse mesi.

Ps: a pagare saranno come sempre gli abruzzesi: tasse, soprattutto, che non diminuiranno se non si uscirà dal commissariamento.

Maperò – Il blog di Lilli Mandara– 4 febbraio 2016

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