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Il cane all’incanto. Gli animali domestici beni pignorabili

Il nostro cane o il nostro gatto è, dal punto di vista giuridico, una “res”, una cosa, e come tale è considerata un bene pignorabile

Un cane è un bene. Assolutamente sì. E’ una ricchezza. Certamente. Ed ora è anche un bene da pignorare. Nei giorni scorsi, molti di noi sono trasecolati di fronte alle parole di un ufficiale giudiziario che, nel corso di un intervista andata in onda su Ballarò il 16 aprile, hanno sentito che nell’elenco dei beni pignorabili c’è anche il cane. E così dopo il televisore o il divano finisce tra i beni oggetto di pignoramento il cane di casa, meglio soprattutto è di razza… Nessuna reazione in studio tra i politici presenti che pure in passato, e parlo della appena trascorsa campagna elettorale, si sono fatti ritrarre con in braccio cani di tutti i tipi.

In Italia, nel 42% delle famiglie italiane, c’è un cane che, in questo periodo di crisi che pare non avere mai fine assolve anche alla funzione “sociale” di “ammortizzatore” emotivo per tante famiglie in cui si rinuncia a tutto ma non a tenere con sé un animale che è lì, con il suo amore incondizionato, a compensare mille ferite, chiedendo in cambio solo una ciotola e una casa.

Eppure a nessuno viene in mente che il nostro cane o il nostro gatto è, dal punto di vista giuridico, una “res”, una cosa, e come tale è considerata, appunto, un bene pignorabile.

Non basta la Convenzione di Strasburgo nel 1967 a definire che “ l’uomo ha l’obbligo morale di rispettare tutte le creature viventi, ed in considerazione dei particolari vincoli esistenti tra l’uomo e gli animali da compagnia e considerando l’importanza degli animali da compagnia a causa del contributo che essi forniscono alla qualità della vita e dunque il loro valore per la società”.

Il riconoscimento dell’animale come essere senziente è un passo fondamentale anche nel riconoscimento dei suoi diritti e della conseguente tutela giuridica; in uno dei cassetti polverosi in cui finiscono i progetti di legge c’è anche quello che prevede l’introduzione di norme che dovrebbero disciplinare nell’ambito della separazione l’affido ad uno dei coniugi del “figlio” peloso di casa, mediante il ricorso ad una CTU in gardo di stabilire quale dei coniugi, indipendentemente dall’intestazione del ped, sia in gardo di garantirgli il miglior benessere, visto che per lui non è possibile prevedere la condivisione per ragioni legate alla necessità di avere un solo riferimento preciso in ragione della sua “gregarietà”.

I cani sono entrati anche nel nuovo redditometro perché considerati “indici di spesa” e la loro gestione e cura è affidata esclusivamente ai loro padroni per i quali peraltro vi è una soglia abbastanza bassa di deducibilità delle costose spese veterinarie completamente a carico dei proprietari dato che non esiste ancora una “mutua” per cani, gatti e& C. , né un pronto soccorso veterinario.

Tutto questo cade quando bussa l’ufficiale giudiziario alla porta ed il nostro amore peloso fornito di pedigree viene portato via per essere venduto all’asta per il recupero di una multa che abbiamo dimenticato di pagare.

Ma cosa succede al cane? E quali sono le conseguenze dal suo punto di vista?

In caso di pignoramento il cane può essere lasciato in custodia al suo proprietario o essere “asportato” e dato in custodia a terzi che percepiranno un’indennità spesso superiore al valore dell’animale con intuibile spreco di denaro pubblico e senza che il proprietario possa vigilare sulle sorti del suo animale.

Al pari di un’auto usata è venduto all’asta e, dopo aver vissuto in una famiglia come un suo componente, finisce in mani sconosciute che da allora in poi decideranno del suo destino, tranciando ogni legame con la sua vita precedente.

Che tristezza!

“Gli animali hanno propri diritti e dignità come te stesso. E’ un ammonimento che suona quasi sovversivo. Facciamoci allora sovversivi: contro ignoranza, indifferenza, crudeltà.”

Marguerite Yourcenar

Pubblicato da Maria Giuliana Murianni il 24 aprile 2013 Leggi Oggi

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