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Il caso. L’export dei formaggi tonifica i prezzi del latte. La domanda estera si concentra in prevalenza sui prodotti freschi. La congiuntura sembra aver cambiato segno

Dietro al recente accordo sul prezzo del latte alla stalla, siglato da Italatte e organizzazioni dei produttori, c’è una situazione di mercato favorevole e le cui prospettive sono più che positive. Dopo due anni di un eccesso di offerta di latte sul mercato europeo e internazionale (complice anche il calo degli acquisti della Cina), la congiuntura mondiale sembra aver cambiato di segno.

Prezzi troppo bassi – in Italia anche sotto i costi produzione – hanno indotto a una drastica riduzione dei conferimenti, con benefici per i prezzi percepiti dagli allevatori. Questo, sommato a una ripresa delle esportazioni e della domanda estera, ha portato all’accordo che vedrà il prezzo di riferimento del latte alla stalla in Lombardia (la regione produce pi del 40% del latte italiano) salire progressivamente da 37 centesimi il litro di gennaio fino ai 39 di aprile.

Il quadro congiunturale italiano è certamente sostenuto dal buon andamento dell’export, i cui segnali erano già riscontrabili dal luglio scorso, come sottolinea Angelo Rossi, general menager del sito di analisi Clal.it, punto di riferimento economico di tutti gli operatori nazionali.

A settembre di quest’anno, le consegne di latte nell’Unione europea erano in deciso calo, con una produzione di 154 milioni di tonnellate, in calo di 340mila tonnellate sullo stesso periodo dello scorso anno. Nel contempo le esportazioni italiane di grana padano e parmigiano reggiano sono cresciute del 5,12% sempre al settembre di quest’anno. Un buon segno, tanto che le quotazioni del grana padano saranno utilizzate come base di analisi dell’andamento dei futuri prezzi della materia prima.

Bene anche l’export di gorgonzola (+8,95% in quantità) e boom per le vedite all’estero di formaggi duri grattugiati (+14,81%). Ma a trainare il mercato estero sono i formaggi freschi, verso i quali si sta focalizzando la domanda internazionale dei consumatori. Tra gennaio e settembre le vendite nazionali sono cresciute del 13,4% in quantità e dell’11,7% in valore in confronto allo stesso periodo del 2015. In questo comparto, la mozzarella è ancora la regina delle vendite sui mercati esteri: +13% in quantità e +12,7% in valore.

Naturale che tutto questo si riflettesse sull’andamento dei prezzi del latte. A dicembre il prezzo del latte spot (quello fuori contratto di conferimento) è cresciuto del 27,4% rispetto all’anno scorso, mentre quello alla stalla registra un +2,3%. Il prezzo dei formaggi duri (in particolare grana padano e parmigiano reggiano) è aumentato del 13,3%.

Roberto Iotti – Il Sole 24 Ore – 21 dicembre 2016

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