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Il caso. L’hamburger che crea lavoro. McDonald’s, 600 assunzioni dall’inizio dell’anno

L’obiettivo era stato dichiarato a dicembre dello scorso anno: 3mila nuovi posti di lavoro entro il 2015, di cui 1.100 nel 2013, con l’apertura di 100 nuovi ristoranti.

E McDonald’s Italia è effettivamente sulla buona strada per mantenere le promesse: dall’inizio del 2013 ci sono state 20 nuove aperture con 600 assunzioni, che vanno ad aggiungersi alle 1.200 del 2012. Lo strumento utilizzato per trovare le persone che lavoreranno nei ristoranti a preparare hamburger, patatine e non solo, è il McItalia Job Tour, un evento itinerante che, partito a maggio scorso, sta toccando diverse città in tutta la penisola, con l’obiettivo di far conoscere direttamente ai possibili candidati il lavoro.

Con una selezione che, partendo da un primo contatto via Internet, si conclude con colloqui personali. Attualmente, lavorano in McDonald’s Italia circa 16.700 dipendenti, l’80% dei quali part time.

Gli operativi -chi prepara personalmente panini, patate e quant’altro- chiamati “crew”, hanno un’età media di 28 anni, mentre sul totale dei dipendenti, le donne sono il 61%, e il 50% degli store manager, cioè dei responsabili dei ristoranti, appartiene al sesso femminile.

L’immagine della società, da 25 anni presente nel nostro Paese, è cambiata. Basti pensare al clamore che aveva fatto qualche mese fa lo sfratto subito dal McDonald’s dal “salotto buono” di Milano, la Galleria Vittorio Emanuele, visto da molti come una ulteriore chiusura della città.

«Ma -sottolinea Stefano Dedola, direttore del personale di McDonald’s Italia- ci sono ancora dei pregiudizi.Uno di questi è che da McDonald’s lavorino principalmente precari.

Invece i numeri dicono diversamente. Il 94% dei dipendenti complessivi ha una forma contrattuale stabile: il 71% è a tempo indeterminato, il 23% in apprendistato. E noi investiamo sulle persone: il 40% di tutti coloro che lavorano alla sede centrale di Assago ha iniziato nei nostri ristoranti, e il 95% degli store manager è stato in precedenza crew». Un percorso di crescita, per altro, “assaggiato” anche dai maggiori dirigenti: «Tutti noi in McDonald’s -conferma Dedola- finanche l’amministratore delegato, abbiamo lavorato nelle cucine. Io per esempio ci sono stato per una settimana: fa parte del nostro percorso di formazione».

 franco.sarcina@ilsole24ore.com – 30 agosto 2013 

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