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Il cavallo che galoppa nel sogno americano. Chrome non ha sangue blu né padroni ricchi ma ha vinto il Derby del Kentucky

Francesco Semprini. Un cavallo dal pedigree umile, una coppia di modesti proprietari, e un allenatore 77enne al primo Derby del Kentucky. Persino Hollywood non poteva chiedere di meglio per raccontare questo sogno americano, il cui protagonista è un cavallo di nome California Chrome.

In una competizione dalle connotazioni nobiliari, con impresari e proprietari facoltosi, l’edizione 2014 suggella la vittoria degli umili contro lo strapotere dei ricchi.

Lo conferma il budget esiguo che i proprietari di California Chrome, Perry Martin e Steve Coburn, hanno investito per conquistare il Derby: i due hanno fatto accoppiare una puledra da 8.500 dollari con uno stallone da duemila dollari. «Questo è un sogno che diventa realtà, e un grande regalo di compleanno», spiega Coburn che proprio sabato ha compiuto 61 anni. California Chrome (saranno felici in casa Google per la scelta del nome) ha completato il percorso di 1,25 miglia (circa a due chilometri) in 2 minuti 33 secondi e 6 centesimi, un tempo superiore rispetto alle medie storiche ma sufficiente al cavallo montato da Victor Espinoza per conquistare il successo. Gli esperti spiegano che l’edizione 2014 è stata un po’ più lenta rispetto alle precedenti, ma non certo priva di emozioni. Chrome era dato tra i favoriti dai quasi 165 mila spettatori del Churchill Downs. Dopo una partenza incerta, si è però mantenuto in terza posizione per i due terzi della gara, per poi allungare con uno scatto sulla corsia esterna nell’ultima frazione della gara tale da permettergli di staccare gli avversari e tagliare per primo il traguardo.

La madre, Love the Chase, ha al suo attivo solo una vittoria in una gara professionista, ed è stata acquistata da Coburn e Martin sfidando ogni aspettativa e giudizio. La scelta della puledra era risultata così bizzarra agli addetti ai lavori che i due erano stati soprannominati «dumb asses», (stupidoni). Anziché sentirsi offesi, Coburn e Martin si sono sentiti ispirati dando così inizio all’operazione «Dap Racing» (Dumb Ass Partners), e motivati a tal punto da indossare come simbolo della scuderia un foulard con un asino. Umiltà e ironia per due campioni prestati ai cavalli. Coburn vive a Reno, Nevada, e si alza ogni mattina alle 4,30 per lavorare alla pressa in una piccola società che produce magneti per carte di credito. Martin viene invece dalla California, dirige un laboratorio che conduce test su air-bag e strumenti medicali. La loro società si basa su una stretta di mano e una rispettosa amicizia che gli ha permesso di trovarsi d’accordo, dalla scelta del nome del cavallo, tirata a sorte, a quella dell’allenatore, Art Sherman, È lui l’altro artefice di questo sogno americano, un veterano dei cavalli divenuto l’addestratore più anziano ad aver vinto il Kentucky Derby, esattamente 59 anni dopo il suo esordio come fantino da allenamento di Swaps, cavallo californiano vincitore del Derby. «Quella di sabato è stata la più grande emozione della mia vita – racconta Sherman –. Spesso non si viene rispettati qui al Derby, i vincitori sono quasi tutti cavalli di razza e pochi non provengono dal Kentucky». Prima della gara Sherman era andato a trovare Swaps, dove è sepolto vicino al museo del Derby, rivolgendo una preghiera: «Speriamo che Chrome sia un nuovo Swaps».

La Stampa – 5 maggio 2014 

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