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Il consenso sul governo è in stallo: giudizi positivi da un italiano su tre. Nella maggioranza prevale il pessimismo. Tra i ministri Padoan è il primo

di Nando Pagnoncelli.Negli ultimi anni il sentiment degli italiani riguardo la situazione economica personale e del Paese ha rappresentato il parametro che più di altri ha influenzato opinioni, atteggiamenti e comportamenti dei cittadini.

L’indice Istat di fiducia dei consumatori a luglio fa segnare una lieve ripresa, dopo tre mesi consecutivi di flessione, attestandosi a 111,3 (+1,1 punti da giugno). In realtà l’indicatore di clima economico (riferito alle prospettive del Paese) fa segnare un ulteriore calo, da 131,7 a 130,1, mentre il clima personale sale di due punti (da 103 a 105). Valori più elevati rispetto agli ultimi anni (la base 100 è rappresentata dal 2010) ma in calo rispetto a inizio 2016: il primo a gennaio era a 152,2, il secondo a 107,6.

Il sondaggio odierno evidenzia il permanere della forte preoccupazione. Un italiano su due (48%) non esprime aspettative di cambiamento nel prossimo futuro riguardo la situazione personale, uno su quattro (26%) si attende un peggioramento e uno su cinque (20%) un miglioramento. Escludendo chi non si aspetta cambiamenti (la maggioranza tra tutti gli elettorati), gli ottimisti superano i pessimisti solo tra gli elettori del Pd (24% a 15%) mentre i pessimisti prevalgono tra tutti gli altri, in particolare Lega (33% a 22%), 5 Stelle (28% a 18%) e astensionisti (30% a 18%).

D’altra parte, otto anni dopo il conclamarsi della crisi economica più importante del Dopoguerra, il 37% degli italiani pensa che il peggio debba ancora arrivare, il 32% ritiene che siamo all’apice, il 20% è convinto che il peggio sia alle spalle. I più pessimisti si rivelano gli elettori di Lega e 5 Stelle e gli astensionisti, seguiti quelli di Forza Italia. Più positivi tra Pd e Area popolare.

Tutto ciò si riverbera sui giudizi sull’esecutivo e, più in generale, sullo scenario politico, come abbiamo riferito in questa rubrica a inizio luglio sottolineando il consolidamento dello scenario tripolare e il crescente consenso per il Movimento 5 Stelle.

Oggi un italiano su tre (34%) esprime apprezzamento per l’operato del governo contro il 60% che dà un giudizio negativo. E critica è una parte non trascurabile (44%) degli elettori di Ap, che fa parte della maggioranza.

L’indice di gradimento (la quota di giudizi positivi sul totale di quelli espressi, escludendo quindi coloro che non si esprimono) si attesta a 36, facendo registrare un calo di 4 punti rispetto a marzo e collocandosi su valori in linea con quelli dell’estate 2015.

Il gradimento dell’operato del premier è in linea: il 34% esprime un giudizio positivo mentre il 62% si mostra critico. L’indice di gradimento scende a 35 dal 40 della rilevazione precedente.

Anche le valutazioni sui singoli ministri fanno segnare un calo, con l’eccezione di Gentiloni e Pinotti, stabili, e di Franceschini e Alfano, che diminuiscono solo di un punto.

Il ministro dell’Economia Padoan si conferma al primo posto, seppure in flessione di 4 punti, con il 25% di giudizi positivi. A seguire Franceschini (24%), Gentiloni (23%), Delrio e Lorenzin al 22% e Boschi (21%). Va ricordato che i giudizi sui ministri sono influenzati dal livello di notorietà (oltre la metà degli intervistati non conosce Costa e Calenda), dalla visibilità mediatica e dall’importanza attribuita alle questioni di cui si occupano i dicasteri.

In conclusione, le valutazioni dei cittadini tengono conto non solo del clima economico ma anche di tre questioni di rilievo che hanno caratterizzato gli ultimi mesi: il risultato delle Amministrative, che agli occhi dei cittadini ha fatto segnare la vittoria del M5S e l’indebolimento del Pd, alimentando la prospettiva di un’alternativa politica; la Brexit e i suoi effetti; la serie di eventi tragici che hanno messo in primo piano il tema della sicurezza. E sullo sfondo c’è la preoccupazione per i flussi migratori che nell’agenda delle priorità dei cittadini sono saliti dal 3% del 2014 al 24% odierno.

Tuttavia l’economia mantiene una sua centralità nel clima sociale. Sebbene il Paese, dopo tre anni di recessione, abbia fatto segnare un’inversione di tendenza, la maggioranza dei cittadini fatica a cogliere le conseguenze positive in termini di miglioramento delle proprie condizioni economiche e di quelle occupazionali. È probabile che ci sia uno scarto significativo tra le aspettative elevate e i risultati ottenuti e talora l’enfasi posta sulla ripresa appare in contrasto con le valutazioni dei cittadini.

I dati sull’aumento della povertà pubblicati dall’Istat, che riguardano complessivamente oltre 2,7 milioni di famiglie e 8,3 milioni di individui, una volta di più evidenziano la frattura profonda che sta attraversando il Paese, tra garantiti e non garantiti (disoccupati, piccoli imprenditori, artigiani, commercianti), tra ceti abbienti e non abbienti (lavoratori esecutivi e pensioni minime). Tutto ciò ha ripercussioni profonde sullo scenario politico. Per invertire il sentiment e uscire dalla fase di stallo appaiono necessari provvedimenti volti a ridurre le disuguaglianze sociali e una comunicazione che, pur non sottacendo i positivi risultati che il Paese sta conseguendo, mostri empatia nei confronti di chi vive situazioni di disagio, nella consapevolezza che dalla crisi si esce tutti insieme.

Nando Pagnocelli – Il Corriere della Sera – 31 luglio 2016 

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