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Il Consiglio dei ministri approva il decreto che proroga lo stato di emergenza fino al 30 aprile, con misure restrittive fino al 5 marzo. In giornata atteso il via libera al Dpcm

Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente Giuseppe Conte e del Ministro della salute Roberto Speranza, ha approvato un decreto-legge che introduce ulteriori disposizioni urgenti per il contenimento della diffusione del COVID-19. Il testo proroga, al 30 aprile 2021, il termine entro il quale potranno essere adottate o reiterate le misure finalizzate alla prevenzione del contagio ai sensi dei decreti-legge n. 19 e 33 del 2020. Il decreto conferma, fino al 15 febbraio 2021, il divieto già in vigore di ogni spostamento tra Regioni o Province autonome diverse, con l’eccezione di quelli motivati da comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità o motivi di salute. È comunque consentito il rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione.

IL COMUNICATO DEL CDM – PROROGA DELLO STATO D’EMERGENZA DOVUTO ALLA PANDEMIA DA COVID-19

Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente Giuseppe Conte, vista la nota del Ministro della salute e il parere del Comitato tecnico scientifico, ha deliberato la proroga, fino al 30 aprile 2021, dello stato d’emergenza dichiarato in conseguenza della dichiarazione di “emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale” da parte della Organizzazione mondiale della sanità (OMS).

COVID-19, MISURE PER IL CONTENIMENTO DEL CONTAGIO

Ulteriori disposizioni urgenti in materia di contenimento e prevenzione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19 e di svolgimento delle elezioni per l’anno 2021 (decreto-legge)

Il Consiglio dei Ministri, su proposta del Presidente Giuseppe Conte e del Ministro della salute Roberto Speranza, ha approvato un decreto-legge che introduce ulteriori disposizioni urgenti per il contenimento della diffusione del COVID-19.

Il testo proroga, al 30 aprile 2021, il termine entro il quale potranno essere adottate o reiterate le misure finalizzate alla prevenzione del contagio ai sensi dei decreti-legge n. 19 e 33 del 2020.

Il decreto conferma, fino al 15 febbraio 2021, il divieto già in vigore di ogni spostamento tra Regioni o Province autonome diverse, con l’eccezione di quelli motivati da comprovate esigenze lavorative, situazioni di necessità o motivi di salute. È comunque consentito il rientro alla propria residenza, domicilio o abitazione.

Inoltre, dal 16 gennaio 2021 e fino al 5 marzo 2021, sull’intero territorio nazionale si applicano le seguenti misure:

  • è consentito, una sola volta al giorno, spostarsi verso un’altra abitazione privata abitata, tra le 5.00 e le ore 22.00, a un massimo di due persone ulteriori a quelle già conviventi nell’abitazione di destinazione. La persona o le due persone che si spostano potranno comunque portare con sé i figli minori di 14 anni (o altri minori di 14 anni sui quali le stesse persone esercitino la potestà genitoriale) e le persone disabili o non autosufficienti che con loro convivono. Tale spostamento può avvenire all’interno della stessa Regione, in area gialla, e all’interno dello stesso Comune, in area arancione e in area rossa, fatto salvo quanto previsto per gli spostamenti dai Comuni fino a 5.000 abitanti;
  • qualora la mobilità sia limitata all’ambito territoriale comunale, sono comunque consentiti gli spostamenti dai comuni con popolazione non superiore a 5.000 abitanti e per una distanza non superiore a 30 chilometri dai relativi confini, con esclusione in ogni caso degli spostamenti verso i capoluoghi di provincia;
  • è istituita una cosiddetta area “bianca”, nella quale si collocano le Regioni con uno scenario di “tipo 1”, un livello di rischio “basso” e una incidenza dei contagi, per tre settimane consecutive, inferiore a 50 casi ogni 100.000 abitanti. In area “bianca” non si applicano le misure restrittive previste dai decreti del Presidente del Consiglio dei ministri (DPCM) per le aree gialle, arancioni e rosse ma le attività si svolgono secondo specifici protocolli. Nelle medesime aree possono comunque essere adottate, con DPCM, specifiche misure restrittive in relazione a determinate attività particolarmente rilevanti dal punto di vista epidemiologico.In considerazione della necessità di agevolare l’attuazione del piano vaccinale per la prevenzione del contagio da COVID-19, in coerenza con le vigenti disposizioni europee e nazionali in materia di protezione dei dati personali, è istituita, una piattaforma informativa nazionale idonea ad agevolare, sulla base dei fabbisogni rilevati, le attività di distribuzione sul territorio nazionale delle dosi vaccinali, dei dispositivi e degli altri materiali di supporto alla somministrazione, e il relativo tracciamento. Inoltre, su istanza della Regione o Provincia autonoma interessata, la piattaforma nazionale esegue, in sussidiarietà, le operazioni di prenotazione delle vaccinazioni, di registrazione delle somministrazioni dei vaccini e di certificazione delle stesse, nonché le operazioni di trasmissione dei dati al Ministero della salute.In considerazione del permanere dell’emergenza e dell’evoluzione del quadro epidemiologico, su tutto il territorio nazionale:
  • le elezioni suppletive per i seggi della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica dichiarati vacanti entro il 28 febbraio 2021 si svolgono entro il 20 maggio 2021;
  • le elezioni dei Comuni i cui organi sono stati sciolti ai sensi dell’articolo 143 del Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali, già indette per le date del 22 e 23 novembre 2020, sono rinviate e si svolgono entro il 20 maggio 2021. Fino al rinnovo degli organi di cui al primo periodo è prorogata la durata della gestione della commissione straordinaria;
  • i permessi di soggiorno in scadenza entro il 30 aprile 2021 sono prorogati alla medesima data.Da lunedì mezza Italia sarà arancione, viaggi tra Regioni vietati fino a marzo
Da lunedì mezza Italia sarà arancione, viaggi tra Regioni vietati fino a marzo. In giornata atteso il via libera al Dpcm: nei bar niente asporto dopo le 18, riaprono i musei

Il provvedimento proroga innanzitutto lo stato di emergenza fino al 30 aprile, mentre le misure restrittive dureranno più del previsto: fino al 5 marzo. Per quasi due mesi quindi non si potranno varcare i confini della propria regione, anche se in fascia gialla, mentre se si è in fascia arancione non si potrà uscire dal proprio comune. A meno che non si abiti in centri con meno di 5mila abitanti, nel tal caso si può sconfinare per 30 km. Fino al 5 marzo è prorogato anche il limite di due persone, oltre ai minori di 14 anni che una sola volta al giorno possono recarsi a far visita a qualcuno. Sempre osservando il coprifuoco dalle 22 alle 5, anch’esso confermato.

Cambiano i meccanismi di funzionamento del semaforo che regola i colori. Confermato che in fascia arancione si potrà andare anche con un Rt inferiore a 1 se il rischio complessivo è «alto». Situazione nella quale, ha ricordato lo stesso Speranza illustrando le linee del provvedimento alle Camere, si trovano al momento 12 Regioni. Che sono poi Emilia Romagna, Friuli, Lazio, Liguria, Marche, Piemonte, Alto Adige, Trentino, Puglia, Umbria, Veneto e Sicilia, dove già da lunedì bar e ristoranti potrebbero restare chiusi anche di giorno, oltre che il divieto di spostarsi dal proprio Comune. Ma il decreto introduce anche una fascia «bianca» dove tutte le attività riaprono, pur se con limiti. Fermo restando che resteranno gli obblighi di mascherine e distanziamento, nonché il divieto di assembramento. «È difficile che questa area possa scattare a breve» ha ammesso Speranza, ricordando che «l’epidemia è in fase espansiva» e invitando a «tener fuori la politica dalla campagna vaccinale». Questo mentre il bollettino comunicava il superamento della soglia degli 80 mila morti, con i nuovi 507 decessi di ieri, mentre i contagi restano stabili a 15. 774 pur se con 34mila tamponi in più.
Se la situazione resta critica i parametri per entrare nell’eden bianco sono però meno rigidi del previsto, perché oltre a un’incidenza di casi inferiore a 50 ogni 50 mila abitanti e un rischio complessivo «basso», basterà avere un Rt appena sotto uno e non a 0, 5, come ipotizzato in partenza. In questo momento ad esempio la Toscana ha un Rt a 0, 9, rischio basso e 78 casi su 100mila e con questi valori potrebbe già tra un paio di settimane avvistare la meta.

Oggi poi sarà il turno del nuovo Dpcm, al quale è demandato invece il compito di prorogare le altre misure, che non comportando limiti negli spostamenti non hanno bisogno di essere veicolate da un decreto legge. Scontato lo stop a sci, palestre e piscine, le novità saranno il divieto di asporto dai bar dopo le 18 in funzione anti-movida e la riapertura di mostre e musei a ingressi contingentati.

Intanto l’Agenas, l’agenzia per i servizi sanitari regionali, comunica che a livello nazionale le terapie intensive hanno nuovamente superato di un punto percentuale la soglia di sicurezza del 30% di letti occupanti dai pazienti Covid. Una situazione preoccupante, perché «oltre alla morsa della pandemia gli ospedali sono sempre più stracolmi di pazienti no Covid», denuncia Dario Manfellotto, presidente della federazione dei medici internisti Fadoi. Che chiede di «accelerare su vaccini, ammodernamento degli ospedali e filtro del territorio».
LA STAMPA

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