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Il contagio di Covid-19 negli allevamenti di visoni dei Paesi Bassi si allarga e suggerisce la natura zoonosica dell’infezione

Ormai è salito ad otto il numero di allevamenti di visoni nei Paesi Bassi che sono risultati positivi a COVID-19. Gli animali mostravano sintomatologia clinica tra cui quella respiratoria e anche alcuni tra gli addetti negli allevamenti sono risultati sintomatici. Questi riscontri confermano la trasmissione naturale della malattia da visone a visone, e rende plausibile una trasmissione dell’infezione dall’animale all’uomo.

In tale quadro, vari Enti dei Paesi Bassi,  il Animal Health Service (GD), Utrecht University (UU), Erasmus MC (EMC) e Wageningen Bioveterinary Research (WBVR) stanno conducendo ricerche per ottenere maggiori informazioni sul virus, sulla sua trasmissione e sulla diffusione nell’ambiente. Sono stati raccolti campioni di animali malati e sani e sono stati prelevati campioni di aria e polvere nelle vicinanze delle aziende agricole. In particolare, dall’analisi genomica si cercano evidenze per confermare il passaggio da animale a uomo.

Anche tre su undici gatti presenti in uno degli allevamenti di visoni colpito hanno rivelato sieroconversione a Covid-19. Peraltro, campioni di polvere presenti nelle stalle hanno rilevato la presenza di genoma virale.

Le autorità dei Paesi Bassi, hanno già indicato le necessarie misure di biosicurezza e di protezione individuale per gli operatori e ordinato l’abbattimento di tutti gli animali, e si domandano come mai casi analoghi non siano stati segnalati in altri Paesi in cui sono presenti allevamenti di visoni, nell’attuale contesto pandemico.

In Italia sono ancora attivi 10 allevamenti di visone, per lo più situati in Lombardia e comunque nelle aree a più elevata circolazione virale. La lega Anti Vivisezione ha già posto l’argomento all’attenzione del CTS, e resta in attesa dei risultati della sorveglianza veterinaria su tali allevamenti.

Più in generale, il problema che il mondo scientifico si sta ponendo – testimoniato da un recente “news” sulla rivista Nature  è quello di una presenza di un serbatoio animale di Covid-19,  che in qualche modo va identificato e caratterizzato, anche nella prospettiva di nuovi patotipi circolanti, anche dovuti a co-infezione di differenti coronavirus nello stesso ospite. E tale serbatoio potrebbe non essere nella fauna selvatica, ma negli animali da affezione o a più stretto sinantropismo.

Recentissima, è la notizia di due cani a New York, appartenenti ad un proprietario positivo per Covid-19 e che vivono nello stesso appartamento. Un pastore tedesco è risultato sintomatologico, ed è in attesa di diagnosi virologica, il secondo ha sieroconvertito.

Data: 2 giugno 2020
Il National Veterinary Services Laboratories (NVSL) del Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti (NVSL) oggi [2 giugno 2020] ha annunciato il 1. caso confermato di infezione da SARS-CoV-2 (il virus che causa COVID-19) in un cane da compagnia (pastore tedesco ) nello stato di New York. Questo è il primo cane negli Stati Uniti ad essere risultato positivo per SARS-CoV-2. [In precedenza un pug in North Carolina era stato segnalato per essere positivo, ma in seguito è stato segnalato per essere negativo
Sono stati prelevati campioni dal cane dopo che mostrava segni di malattia respiratoria. Il cane dovrebbe recuperare completamente. Uno dei proprietari del cane si è rivelato positivo per COVID-19, e un altro ha mostrato sintomi coerenti con il virus prima che il cane mostrasse segni. Un secondo cane in famiglia non ha mostrato segni di malattia; tuttavia, nel 2 ° cane sono stati identificati anche anticorpi, suggerendo un’esposizione

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