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Il Ddl Madia. Silenzio-assenso per tutte le Pa. Tra gli emendamenti tecnici in arrivo alcune precisazioni sull’applicazione

Si precisa che la disciplina del silenzio assenso riguarda tutte le amministrazioni pubbliche (e quindi non solo quelle statali). Inoltre, si prevede che, ai fini dell’acquisizione di assensi o concerti su provvedimenti normativi e amministrativi, è sufficiente che tali schemi di provvedimenti siano «corredati della relativa documentazione».

Il pacchetto di emendamenti al Ddl Madia depositati giovedì dal relatore, Giorgio Pagliari, tocca anche gli articoli 3 e 4 in tema di silenzio assenso e certificazioni di inizio attività. Sull’acquisizione di assensi e concerti, la modifica presentata «punta a scoraggiare rilievi capziosi da parte delle amministrazioni, che non dovranno più sindacare se l’atto trasmesso è compiutamente istruito o meno, e quindi rimandarlo indietro se non lo è. Ma si dovrà solo prendere in considerazione la documentazione trasmessa», spiega Giorgio Pagliari. Anche l’emendamento sull’inizio attività punta a semplificare il quadro normativo: «Si intende cioè favorire la predisposizione di una nuova disciplina delle attività che i soggetti privati possono iniziare immediatamente, senza la preventiva autorizzazione dei pubblici poteri – aggiunge Pagliari -. Del resto, è ormai principio acquisito che la Pa non è più autoritativa, ma controlla ex post l’iniziativa una volta avviata».

I lavori in commissione Affari costituzionali del Senato sul Ddl Madia (16 articoli per 10 deleghe) riprenderanno la settimana prossima. La commissione Bilancio ha emanato i pareri sugli emendamenti fino all’articolo 5. Il relatore ha annunciato la presentazione di ulteriori emendamenti, concordati con il Governo, e, da quanto si apprende, l’intenzione è di chiudere l’esame del provvedimento entro metà/fine febbraio (elezione del nuovo Capo dello Stato permettendo). Nel nuovo pacchetto di emendamenti annunciato da Pagliari l’attesa è tutta per le correzioni sui temi più delicati, e più volte citati dal premier Renzi, del licenziamento disciplinare e della riorganizzazione della dirigenza.

Tralealtremodifichepresentate giovedì dal relatore spicca anche la riscrittura dell’articolo 1 del Ddl che delega l’Esecutivo a modificare e integrare il codice dell’amministrazione digitale, secondo principi di semplificazione e razionalizzazione. In particolare, si sottolinea la necessità di definire il livello minimo di qualità, fruibilità, accessibilità e tempestività dei servizi online delle pubbliche amministrazioni e di garantire la disponibilità di connettività a banda larga, e l’accesso alla rete internet presso tutti gli uffici pubblici.

Il Sole 24 Ore – 10 gennaio 2015 

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