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Il governo pone la fiducia alla Camera sul federalismo municipale

Il governo pone alla Camera la questione di fiducia sul fisco municipale: lo ha annunciato il ministro per i Rapporti con il Parlamento, Elio Vito, confermando la decisione di stamani 1 marzo della capigruppo.

Il voto sulla fiducia ci sarà domani 2 marzo alle ore 19,30. Le dichiarazioni di voto, trasmesse in diretta televisiva, avranno inizio alle ore 18. La fiducia è stata posta sulla risoluzione di maggioranza che recepisce in tutto la relazione del ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli in Aula a Montecitorio. Ottenuto il disco verde della Camera, il provvedimento tornerà in consiglio dei ministri per l’approvazione definitiva, «probabilmente già giovedì», ha detto Calderoli.

Bossi: «Meglio essere sicuri».

«Meglio essere sicuri», ha spiegato poi Bossi per motivare la scelta di mettere la fiducia a Montecitorio, a differenza di quanto accaduto in Senato. Critiche dalle opposizioni: «è uno schiaffo al parlamento», dice Massimo Donadi (Idv), che aggiunge: «È la dimostrazione lampante che il governo è sempre più debole e diviso. Hanno il terrore del voto in Aula perchè sanno di non essere maggioranza, nè in parlamento nè nel paese».

Iniziativa responsabile chiede a Fini un segretario d’aula

Nella capigruppo di stamani è arrivata anche la richiesta al presidente della Camera, Gianfranco Fini del gruppo di Iniziativa responsabile di mettere in calendario al più presto la votazione per schede per eleggere un deputato segretario in «quota» Responsabili, come prevede il regolamento di Montecitorio. È tuttavia difficile prevedere se la votazione per schede potrà tenersi in questa settimana, già «ingolfata» dal passaggio del federalismo municipale, che dovrebbe prevedere una votazione di fiducia.

Calderoli: non ci saranno nuove tasse

Intanto prendendo la parola in Aula il ministro Calderoli ha ricordato come con il federalismo municipale non verrà introdotta «nessuna ulteriore imposizione per effetto del decreto». Calderoli ha sottolineato come invece la riforma «riduca le imposte» e ha citato in questo senso l’esempio della cedolare secca sugli affitti con aliquote più basse (19% e 21%) rispetto a quella attuale relativa agli scaglioni Irpef, che, ha detto il ministro, «potevano arrivare al 40 per cento». È una «riforma di sistema destinata a durare negli anni», ha detto Calderoli. Anche per questo, ha rilanciato, è necessario evitare altre deroghe alla sua entrata in vigore anche perchè «i comuni devono avere certezze» in vista della chiusura dei bilanci preventivi del 2011.

Nel decreto non c’è nessuna patrimoniale

«False», ha tenuto a precisare Calderoli, sono anche le voci di una patrimoniale. È prevista invece «per numerosi comuni la facoltà di istituire l’imposta di soggiorno» che sarà corrisposta alla struttura che ospiterà il turista in proporzione al prezzo pagato e non superiore a cinque euro. Il ricavato potrà essere utilizzato per interventi che riguardano il turismo, l’ambiente e i servizi sociali.

Compartecipazione Iva per ora su base regionale

Calderoli ha poi spiegato che nella prima fase di applicazione del decreto attuativo del federalismo fiscale sul fisco comunale, e in attesa dalla determinazione dei dati locali su questo punto «l’assegnazione dell’Iva (per la quale è prevista una compartecipazione per i Comuni) verrà fatta su base regionale suddivisa per il numero degli abitanti per Comune». «Il governo – ha aggiunto – si impegna fin da ora a garantire che il meccanismo sia progressivo», e dunque, per quanto riguarda i comuni e la determinazione dell’Iva comunale, «l’adeguamento delle capacità amministrative non potrà che essere graduale».

Ampio il contributo di opposizione e comuni

Il ministro leghista ha ribadito molte delle cose già dette nel corso della relazione svolta la settimana scorsa in Senato. Un passaggio chiesto direttamente dal capo dello Stato, Giorgio Napolitano. Calderoli ha ricordato «il metodo concertato e improntato alla massima disponibilità» utilizzato sia nei confronti delle opposizioni che dei comuni. Non a caso, ha aggiunto, «dei 70 commi del provvedimento, quelli incisi da proposte dei gruppi parlamentari, nella maggior parte dei casi dell’opposizione, sono 12 e di gran rilievo, e inoltre 22 proposte che sono state recepite erano identiche tra maggioranza e opposizione». E, ancora, per quanto riguarda i comuni «sono state recepite 16 loro proposte», dunque «50 dei 70 commi sono stati costruiti con il contributo di tutti».

Stop agli sprechi

Il federalismo, ha proseguito Calderoli, «é fatto per unire, non per dividere». Ma ora basta sprechi: «Il fondo perequativo assicurerà agli enti locali le risorse necessarie per il funzionamento dei servizi ma – ha concluso il ministro – i flussi finanziari perequati non saranno più basati sulla spesa storica ma sui fabbisogni standard. E questo segnerà la fine delle gestioni dissennate».

Ilsole24ore.com – 1 marzo 2011

 

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