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Il governo prende un miliardo dalle imprese. Agricoltura, calano le esenzioni Imu. Rivalutazione dei beni aziendali, subito le imposte

Una revisione lampo del catasto agricolo, fermo al 1939. E l’anticipo, a sorpresa, delle tasse sulle plusvalenze per le aziende che hanno rivalutato i loro asset, dai terreni ai marchi, dai capannoni ai macchinari. Passa per questi due capitoli il taglio alle agevolazioni per le imprese che, nel decreto legge approvato venerdì dal Consiglio dei ministri, vale un miliardo di euro e serve a finanziare un pezzo del bonus da 80 euro per i lavoratori dipendenti che si aggiunge al mini sgravio varato a inizio anno dal governo Letta.

All’agricoltura viene chiesto un contributo di 350 milioni di euro, facendo pagare a più aziende l’Imu sui terreni. Oggi 3 Comuni su 4 sono esenti perché di montagna, di collina, oppure svantaggiati. Regola applicata con molta generosità visto che l’Imu, per dire, non si paga nemmeno a Montalcino, la terra del Brunello.

La lista dei Comuni esenti sarà sfoltita dal ministero dell’Economia proprio con l’obiettivo di trovare 350 milioni in più. Soldi che ci saranno anche nel 2015 e che quindi potranno essere utilizzati per finanziare il bonus da 80 euro anche l’anno prossimo. Più difficile capire come potrà ripetersi nel 2015 anche il gettito della tassa sulla rivalutazione degli asset di impresa. L’ultima legge di Stabilità aveva consentito di spalmare in tre anni e senza interessi l’imposta del 12 o del 16% che le imprese devono pagare quando fanno questa operazione, usata spesso per risanare i bilanci. Nel testo entrato in Consiglio dei ministri non c’è traccia ma è il comunicato finale di Palazzo Chigi a spiegare che è «prevista la riduzione da 3 anni a un anno del numero delle rate per il pagamento dell’imposta sulle plusvalenze dalla rivalutazione degli asset di impresa» e che gli «importi previsti per il 2015 e il 2016 dovranno essere corrisposti nel 2014 per un importo di 600 milioni». Non sono gli unici tagli più o meno nascosti. Per essere certi che le università facciano la loro parte nella riduzione dei consumi intermedi anche a loro vengono tagliati i fondi: 30 milioni quest’anno, 45 l’anno prossimo su un torta di quasi 7 miliardi l’anno.

Corriere della Sera – 20 aprile 2014 

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