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Il maiale non corre, finisce allo spiedo. Gli animalisti bloccano il “palio del verro”, ma la festa si chiude con la fiera della porchetta

A Verolengo il maiale è di casa. Ricorre nel nome del paese (che secondo alcuni storici locali avrebbe la sua origine proprio nel termine «verro») e campeggia nello stemma del Comune, come stabilito il 6 febbraio del 1943 da un decreto firmato niente meno che da Benito Mussolini, allora capo del governo. Inoltre la zona ha sempre avuto vocazione agricola e l’allevamento di suini è una delle voci importanti dell’economia locale.

Nulla di strano, allora, che uno degli eventi più importanti per la festa patronale della Madonnina sia il Palio del Verro, che si svolgerà questa sera nel centro cittadino. Ma in realtà, a ben guardare, a Verolengo di stranezze ce ne sono almeno un paio.

La tradizione

La prima è che il Palio del Verro ritorna dopo 14 anni di assenza. La seconda è che di «verri», o più banalmente porcellini, non ne correrà neppure uno. Perché, a dispetto della denominazione, al palio verolenghese correranno i rappresentanti dei borghi cittadini spingendo davanti a loro una pesante rotoballa di fieno.

Perché? Lo spiega il sindaco Rosanna Giachello, che fra l’altro nel 1990, quando era alla guida della Pro Loco cittadina, fu proprio tra i promotori della versione suina del Palio del Verro. «Si cominciò a correre il Palio negli anni 70 – racconta il sindaco di Verolengo – ma allora era una semplice competizione podistica e non ebbe molto successo. Nel 1990, noi della Pro Loco inventammo la formula della corsa dei maialini, ispirata proprio al simbolo rappresentato sul gonfalone comunale».

Le proteste

Era una manifestazione unica, all’insegna del divertimento e della goliardia, che in pratica coinvolgeva l’intero paese, giura il sindaco Giachello: «Alla festa partecipavano migliaia di persone, ma alla fine, nel 2000, fummo costretti a sospendere il Palio a causa delle proteste e delle pressioni degli animalisti. Un accanimento incomprensibile: i maiali venivano trattati bene, li si faceva correre per gioco, ma nessuno si sarebbe mai permesso di picchiarli o maltrattarli».

L’evento consisteva nel liberare i porcellini dalle gabbie per farli correre un campo recintato, con il coinvolgimento e l’incitamento dei rappresentanti di borghi e frazioni. Ogni maiale rappresentava una contrada e il primo al traguardo si aggiudicava il Palio.

La nuova corsa

Stasera la corsa promette di essere altrettanto emozionante, ma a correre non saranno più i suini, ma i stessi volontari dei borghi, che dovranno attraversare il paese spingendo balle di fieno. Si comincia alle 21,15, dopo la sfilata in costume accompagnata dalla banda di Verolengo.

E i maiali? Quelli arriveranno più tardi, sotto forma di salsicce, costine e porchetta. Evidentemente, per taluni, a Verolengo era più grave farli correre piuttosto che farli alla griglia.

La Stampa – 15 settembre 2014 

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