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Il medico veterinario, i nuovi scenari e i rischi emergenti: al 51° congresso Sivemp un approfondimento sull’evoluzione della professione

La professione del medico veterinario è cambiata profondamente nel corso dei secoli e si è evoluta per stare al passo con i nuovi scenari produttivi, gli stili di vita e le necessità alimentari delle popolazioni. Il ruolo del medico veterinario è sempre più strategico per il mantenimento degli alti livelli di sicurezza alimentare, della sanità animale e della salvaguardia dell’ambiente, presupposti indispensabili per mantenere un equilibrio economicamente vantaggioso che coniughi le esigenze primarie di sopravvivenza con la gestione ottimale delle risorse disponibili. L’evoluzione della professione deve andare pari passo con le esigenze di sostenibilità economica ed ambientale per formare professionisti con alta capacità di gestione dei rischi emergenti in un contesto di prevenzione a 360°. Il veterinario che già oggi opera in vasti ambiti sarà chiamato ad allargare sempre più il suo campo d’intervento a tutela della salute pubblica in un’ottica one health, per il miglioramento del benessere degli animali produttori di alimenti per l’uomo, la tutela dell’ambiente e la convivenza uomo-animale, con obiettivo specifico di salvaguardia generale dello stato di salute delle popolazioni. Lo svolgimento di queste attività richiede il possesso di una formazione specialistica a partire da quella acquisita in ambito universitario, mediante l’aggiornamento continuo, con la possibilità di inserirsi in un contesto esperienziale che gli permetta di applicare le conoscenze acquisite in ambiti specifici e di incrementare sempre più le sue competenze, valorizzando il suo ruolo in unità operative che sappiano operare in sinergia, attraverso interazioni e collaborazioni multidisciplinari tra diverse professionalità e valorizzando le opportunità offerte dalle nuove tecnologie. Nella fase storica in cui si trova oggi la medicina veterinaria pubblica, tutti questi percorsi si scontrano con una disastrosa programmazione del turnover dovuta ad una miope politica reiterata di blocco delle assunzioni col risultato di una pesante e continua fuoriuscita dal mondo del lavoro di personale esperto ed il contemporaneo tentativo di rimediare a questa situazione con l’inserimento di figure professionali non sufficientemente preparate mediante contratti a tempo determinato, lavoro su chiamata a gettone, ecc. Lo scenario lavorativo della veterinaria pubblica si sta velocemente modificando e ogni giorno si assiste a proposte di inserimento di nuove figure e di forme contrattuali di lavoro che da un lato rischiano di non assicurare una supervisione delle produzioni in linea con quanto previsto dalla normativa comunitaria e dall’altro non permettono una crescita costante e continua delle necessarie competenze in un ambito lavorativo di alta professionalità. A questa proposta di assunzione di veterinari e tecnici “a cottimo” si deve trovare immediatamente un rimedio mediante una forte azione sindacale nei tavoli di lavoro a livello nazionale regionale e locale. Lo squilibrio generazionale che si è venuto a creare con la mancanza di un equilibrato turnover si traduce, per chi si trova giornalmente ad affrontare i temi ed i problemi della sanità pubblica veterinaria, in un senso generale di abbandono tipico di chi vive sulla propria pelle una forte crisi organizzativa della pubblica amministrazione che impatta sulla capacità di preparare risposte adeguate alle molteplici attuali minacce rappresentate dalla diffusione di pericoli biologici e chimici ad alta e veloce diffusione in un mondo iperconnesso e globalizzato. Di queste problematiche si è parlato nel gruppo di lavoro tenutosi il 19 maggio nell’ambito del Congresso nazionale Sivemp; un approfondimento che ha preso in esame le nuove sfide che la Sanità veterinaria oggi si trova davanti e come può prepararsi a farvi fronte.  

Di cosa si occupa il medico veterinario

Da sempre il veterinario pubblico è un medico che si occupa di igiene e salute degli animali e degli alimenti derivati dagli animali. Le attività ed i principali compiti sono la prevenzione e la cura della salute degli animali domestici in ambito rurale ed il mantenimento dell’igiene urbana. Il controllo sull’utilizzo dei medicinali da somministrare agli animali di allevamento in ragione di determinate patologie specificando i tempi necessari alla eliminazione dei residui e quello sugli animali d’affezione in prevenzione di fenomeni di antibioticoresistenza, l’effettuazione di controlli sullo stato igienico-sanitario degli allevamenti, i controlli sugli alimenti di origine animale e loro derivati, i controlli sull’alimentazione animale, sul benessere degli animali negli allevamenti, durante il trasporto e nelle fasi di macellazione sono i principali settori d’intervento.

A differenza del medico veterinario libero professionista che si occupa della cura dei piccoli animali che svolge la sua attività in strutture professionali fisse, ambulatori, cliniche, ospedali, il medico veterinario di medicina pubblica condivide col collega medico veterinario libero professionista che si occupa della cura degli animali da reddito, uno scenario di attività diffusa sul territorio eseguendo specifiche attività presso gli allevamenti; le attività di controllo igienico-sanitario di medicina pubblica veterinaria sugli alimenti derivati dagli animali e sui loro sottoprodotti vengono svolte negli stabilimenti di trasformazione, macelli, laboratori di trasformazione delle carni, caseifici ecc. e comunque sempre al di fuori dei contesti ambulatoriali ed ospedalieri.

Le competenze storiche e gli ambiti di lavoro attuali

Il medico veterinario deve possedere un’ottima conoscenza in generale delle specie di animali che vivono in prevalenza nei contesti di vita dell’uomo siano essi animali d’affezione o da reddito ed in particolare dei problemi connessi alla loro salute e alla cura delle malattie, dei fabbisogni relativi alla loro corretta alimentazione, al loro benessere generale. Le conoscenze specifiche e le competenze tecnico/professionali comprendono teorie, metodi, tecniche e strumenti per la prevenzione, diagnosi e cura delle malattie e per garantire il benessere degli animali. L’applicazione pratica di queste conoscenze avviene mediante specifici interventi nei vari ambiti definiti attraverso manuali, procedure, istruzioni operative in contesti di pianificazione-programmazione (in prevenzione) o di cura (interventi correttivi). Tra le competenze trasversali sono molto importanti quelle di analisi e soluzione di problemi, di ascolto e di comunicazione.

Il medico veterinario può esercitare la libera professione aprendo un ambulatorio per animali da affezione, lavorando con un rapporto di dipendenza o di consulenza  con le aziende zootecniche di varie dimensioni, nel settore della mangimistica, della produzione e trasformazione delle carni, della produzione e commercializzazione del farmaco, collaborare con associazioni di allevatori lavorare nelle strutture pubbliche con contratti temporanei, (ad esempio aziende sanitarie locali, regioni/province autonome, ministero, istituti zooprofilattici). Il medico veterinario di medicina pubblica che lavora alle dipendenze della pubblica amministrazione viene inserito prevalentemente nei contesti aziendali locali delle Aulss, nei dipartimenti/unità organizzative regionali e ministeriali, nei contesti tecnico/scientifici degli Istituti Zooprofilattici mediante concorsi/bandi e deve esercitare la sua professione all’interno di un sistema che privilegia l’interesse pubblico in generale, regolato da norme riguardanti la trasparenza, l’appropriatezza e l’assenza di conflitti d’interesse; in questo contesto può ancora esercitare attività libero professionale intramuraria chiamata anche “intramoenia” erogando prestazioni al di fuori del normale orario di lavoro mediante utilizzo di strutture ambulatoriali e diagnostiche dell’azienda sanitaria in cui opera a fronte del pagamento da parte dell’utente di una tariffa.

L’indagine di Nomisma. Gli ambiti di attività dei giovani medici veterinari oggi

Secondo i risultati di una recentissima indagine dell’Istituto Nomisma “La professione veterinaria alla luce dei nuovi scenari evolutivi” commissionata da Fnovi ed Enpav, nel 2021, sono 34.727 gli iscritti all’Ordine dei medici veterinari in Italia; +7,8% rispetto al 2016 in crescita pressoché costante con incremento medio annuo dell’1,5%. Cresce la componente femminile e nel 2021 i medici veterinari di genere femminile rappresentano il 48,3% del totale degli iscritti all’Ordine, con un incremento del 17,9% nel periodo 2016-2021. Dalla valutazione dell’ambito professionale emerge che i giovani colleghi sono prevalentemente occupati nel settore della libera professione (73%) con animali da compagnia (83%), animali da reddito (10%), e nella cura degli equidi (3%). L’11% è impiegato nel settore universitario e il 9% nel settore della medicina pubblica. Presentando la sua ricerca, la vicepresidente Fnovi Daniela Mulas ha sottolineato che ”i dati fotografano una situazione in cui nel prossimo futuro si rischia la sostenibilità dell’allevamento degli animali da reddito, per mancanza di medici veterinari disponibili a lavorare in quel settore, con possibili ripercussioni negative in termini di sicurezza alimentare perché sappiamo quanto è importante la figura del veterinario nell’allevamento, primo anello della filiera agroalimentare; dovremo anche preoccuparci di trovare medici veterinari per la sanità pubblica”. Dalla ricerca rivolta ai giovani medici veterinari, agli studenti universitari e ai medici veterinari che hanno scelto di  cancellarsi dall’Ordine nell’ultimo triennio, emerge la preoccupazione per la diminuzione del reddito professionale, per le nuove malattie e le possibili epidemie e per l’aumento delle sfide.

Il ruolo del medico veterinario nel prossimo futuro

Alla luce dei risultati dell’indagine e del dibattito sulla evoluzione della professione al Congresso nazionale SIVeMP di Roma, emerge che il veterinario non è più semplicemente il medico degli animali, ma che già oggi opera ed opererà sempre più in futuro, in un ambito d’intervento molto più ampio a tutela della salute pubblica in ottica one health per il miglioramento del benessere degli animali da reddito, la tutela dell’ambiente in un contesto di continua ricerca ed applicazione delle migliori tecnologie disponibili.

Lo svolgimento di queste attività richiede in ogni caso, il possesso di una formazione di alta specializzazione aggiuntiva a quella universitaria.

In un contesto in cui il numero di colleghi cresce di anno in anno (circa l’1,5%/anno) e di evidenti criticità in alcuni segmenti produttivi legati agli animali da reddito e al buon funzionamento dei controlli di sanità pubblica la partecipazione di queste due figure della veterinaria, libero professionista e medico dipendente di medicina pubblica nelle politiche di sicurezza alimentare diventa ineludibile se si vuole mantenere in vita un settore altamente strategico per il nostro Paese. L’assenza o la semplice carenza di figure medico veterinarie in questi settori, non potrà che rendere impossibile la piena tutela della filiera agroalimentare italiana e mettere in crisi la sostenibilità ambientale. Anche questi sono stati evidenziati anche negli interventi di diversi stakeholders, nel corso nella giornata di apertura del 51° congresso nazionale.

Il numero delle colleghe veterinarie a breve sarà prevalente; il loro contributo apporterà nuova linfa alla nostra professione, ma potrebbe portare ad un aggravamento del fenomeno delle intimidazioni, fattispecie già importante ora e che dovrà essere maggiormente tenuta sotto sorveglianza.

Riguardo ai numerosi medici veterinari che operano nell’ambito degli animali da compagnia, mondo complesso ma importante per la mutata sensibilità nei confronti degli animali, va evidenziato come questa realtà professionale debba finalmente trovare idonea collocazione nella sanità pubblica, per la gestione delle problematiche di igiene urbana.

Appare evidente la necessità di:

  1. cambiare strategia formativa e revisione dei percorsi formativi universitari, e in special modo di quelli post-universitari specialistici, con programmi adeguati a creare professionisti della sicurezza alimentare e della salute animale (liberi professionisti e dipendenti del SSN) in ottica di salute globale. Le specializzazioni universitarie, requisiti indispensabili oggi per l’accesso al Servizio sanitario nazionale, dovranno prevedere un’adeguata formazione pratica “sul campo”, del tutto simile a quella prevista per i medici chirurghi, attraverso borse di specializzazione retribuite;
  2. creare una sinergia fra tutte le componenti del mondo medico veterinario: università, Istituti zooprofilattici, ordini, sindacati in modo da fare massa critica e dare forza ed autorevolezza alla professione del medico veterinario;
  3. instaurare una solida rete di rapporti con il mondo produttivo agroalimentare, e di comunicazione costante ed efficace con i consumatori e il mondo animalista
  4. impegnarsi in un ambito strategico come quello della tutela dell’ambiente. Le condizioni ambientali possono influire indirettamente o direttamente sulla salute, favorendo la circolazione di agenti patogeni e altri fattori biologici e non biologici, come la presenza di contaminanti chimici e fisici;
  5. acquisire nuove tecnologie applicate all’epidemiologia, alla diagnostica e al controllo ufficiale degli allevamenti, soprattutto per quanto riguarda temi di crescente importanza quali il benessere animale, l’utilizzo dei farmaci e la biosicurezza, integrati con la sicurezza degli alimenti a 360°. E’ fondamentale implementare ed applicare ad ogni livello di controllo il concetto di risk assesment, che include e prevede il risk management (allevatori in primis, veterinari aziendali e veterinari ufficiali) e la risk communication, al fine di prevenire e ridurre i rischi, rappresentati soprattutto dal sopraggiungere di nuovi patogeni o il ritorno di vecchi. L’interconnessione e la comunicazione tra i diversi attori – allevatori, veterinari aziendali, veterinari pubblici e medici di medicina umana – diventa di fondamentale importanza per fronteggiare le emergenze e gli effetti dei cambiamenti climatici, che intervengono sempre più velocemente, con lo scopo ultimo di tutelare la salute pubblica.

 

Il ruolo della professione per il prossimo futuro appare quindi strategico e l’evoluzione del medico veterinario deve essere adeguata alla richiesta di avere veri professionisti della salute animale, della sicurezza alimentare, della tutela dell’ambiente, non semplici professional, capaci di interpretare al meglio anche le tematiche di polizia veterinaria.

E’ evidente che il ruolo dell’Università sarà importantissimo per creare una figura tecnico professionale che tutela la salute umana nell’ottica one health, prendendosi cura degli animali e dell’ambiente in cui vivono e/o producono. Questo ruolo però va concordato tra la veterinaria pubblica e privata e condiviso con produttori, consumatori, animalisti ed ambientalisti, nonché aggiornato alle nuove conoscenze e tecnologie ed ai nuovi metodi di approccio delle attività ispettive.

 

Al gruppo di lavoro “Evoluzione della professione del medico veterinario” per la delegazione del Veneto hanno partecipato:

Denis Marchesan, Michele Zaghi, Adriana De Pasquale, Sofia Tescari

 

Allegati

L’EDITORIALE – EVOLUZIONE DELLA PROFESSIONE a cura di Daniela Mulas

DOCUMENTO DI POSIZIONE DEL TAVOLO DI LAVORO SIVeMP

 

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