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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Il ministro Boccia: «L’autonomia riparte. M5s frenato dal Sud, a Natale era il caos e ho fermato tutto. Adesso siamo pronti»
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    Il ministro Boccia: «L’autonomia riparte. M5s frenato dal Sud, a Natale era il caos e ho fermato tutto. Adesso siamo pronti»

    Cristina FortunatiInserito da Cristina Fortunati30 Gennaio 2020Nessun commento4 Minuti di lettura
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    A qualche ora dalla sua (seconda) «incoronazione» a presidente dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini, incalzato dal collega veneto Luca Zaia, già batteva cassa con Roma: «Ora l’autonomia, non farò sconti». «Se Bonaccini batte cassa non c’è problema, lui sa che sono solvibile». Più chiaro di così il ministro per gli Affari regionali Francesco Boccia non poteva essere. Non si tirerà indietro, quindi, di fronte agli impegni assunti con i presidenti di Regione ed in particolare con il collega di partito che, ora che ha vinto la sfida elettorale contro la Lega, può fa sentire ancora più forte la sua voce con il governo giallorosso.

    Ministro, parliamo dei tempi. Qual è la posizione dell’autonomia nell’agenda politica della maggioranza?

    «L’autonomia è uno dei punti rilevanti del confronto politico all’interno della maggioranza che ci sarà a breve, tra la fine di questa settimana e la prossima. È questione di giorni ormai».

    A fine novembre, però, la maggioranza si è spaccata dopo l’intesa in conferenza Stato-Regioni.

    «Quando mi sono insediato ho trovato un tutti contro tutti: Nord contro Sud, sindaci metropolitani contro presidenti delle Regioni. Ora c’è unanimità tra Nord e Sud, destra e sinistra, sindaci metropolitani e Regioni. Il provvedimento è già pronto, è stato licenziato, è già andato in pre consiglio dei ministri. Mi sono fermato prima di Natale, perché alcune forze della maggioranza volevano fare ulteriori riflessioni: abbiamo ricevuto buoni contributi da tutte le forze politiche, a partire da Vasco Errani per Liberi e uguali; il M5S aveva avuto il consenso dal Nord ma una richiesta di approfondimento dal Sud. Era una fase di grande caos, io stesso avevo detto di aspettare un attimo. Ma ora siamo pronti a ripartire».

    Se la maggioranza la settimana prossima darà il via libera, poi che succederà?

    «Il disegno di legge va alle Camere che affronteranno tutti i nodi dell’autonomia. Il ddl può uscire con una larghissima maggioranza secondo me, se non con l’unanimità. Mi aspetto un ampio consenso da parte della forze politiche, perché ho avuto un approccio diverso rispetto al governo precedente: dal modello uno a uno di contrattazione dello Stato con le singole Regioni, ho voluto che il campo di gioco avesse le stesse linee per tutte le Regioni che si siedono tutte insieme allo stesso tavolo. L’arbitro è la Costituzione».

    Quindi nessun ripensamento da parte del presidente Conte?

    «Assolutamente no. Conte deve mediare tra le forze politiche, ma ha sempre sostenuto il progetto dell’autonomia. È stato lui, su mia richiesta, ad aprire la prima conferenza Stato-Regioni del 2020 e in quell’occasione mi ha ringraziato per il lavoro fatto e per essere arrivati a un testo condiviso. Lui stesso ha ribadito che a fine mese, l’autonomia sarà uno dei temi prioritari oggetto del confronto con la maggioranza. L’autonomia è il modo migliore per rafforzare l’unità nazionale».

    Ma in concreto come si tradurrà l’autonomia che ha in mente?

    «Si accorceranno dell’80% i tempi dei processi autorizzativi nelle attività oggi intermediate dallo Stato. A 50 anni dalla nascita delle Regioni, lo Stato deve imparare a controllare e regolare i processi senza mettersi in mezzo. Lo Stato sanzionerà di più chi non è efficiente e sbaglia, ma darà più indennizzi a chi è efficiente. E poi si rafforzerà la perequazione infrastrutturale sui servizi: le Regioni devono sapere che ci sarà una lotta senza quartiere contro lo spopolamento delle zone interne e di montagna, garantendo a tutti i cittadini gli stessi servizi e gli stessi diritti».

    Che cosa racconta (al Pd e al governo) la vittoria di Bonaccini alle elezioni?

    «Racconta che la chiave giusta era fare la sinistra. Quando la sinistra fa la destra perde. Racconta che era necessario aprirsi a tutti, dai movimenti civici alle Sardine, parlando della vita della persone e dei servizi garantiti dalla regione e della storia stessa dell’Emilia-Romagna. È stato necessario parlare alle persone e andare in senso opposto a Salvini che ha provato a prendere in ostaggio l’Emilia-Romagna facendola diventare un test nazionale. Proprio perché abbiamo vinto grazie a Stefano, al Pd, e ai movimenti, ora dico di non illuderci, perché l’Emilia-Romagna ha una storia di Resistenza e un governo eccellente, ma l’Italia è complessa e non si può dare niente per scontato»

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