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Il Sud non vuol pagare cure ricevute in ospedali veneti

Veneto doubleface al tavolo romano convocato per ripartire le risorse destinate alla sanità regionale

Colomba, nell’evitare in extremis il naufragio del confronto col Governo grazie alla mediazione tecnica ventilata (e accolta) dall’assessore Luca Coletto. Falco, nell’opporre il veto alla richiesta di bloccare i rimborsi delle prestazioni erogate ai pazienti giunti da altre regioni. Il comitato salute, l’organismo ad hoc della Conferenza Stato-Regioni composto dagli assessori alla sanità e presieduto da Coletto, si è riunito in un clima teso, preceduto dalle dure polemiche degli amministratori meridionali. Otto regioni – dalla Sicilia all’Abruzzo – hanno bocciato le proposte del ministro Fazio, contestando anzitutto l’addebito dei costi delle cure effettuate fuori dal loro territorio. Un esempio: il nostro sistema sanitario percepisce ogni anno circa 100 milioni per i servizi prestati ad utenti extraveneti; la somma è versata dal ministero, che decurta poi delle somme corrispondenti il budget delle regioni di provenienza.

«Queste prestazioni spesso non corrispondono al fabbisogno reale e le nostre strutture sono comunque in grado di fornirle», è l’obiezione del Sud «inoltre, l’assenza di un contratto non consente una regressione delle tariffe». Lapidaria la replica di Coletto: «Si tratta di soldi che abbiamo già speso per garantire i servizi, lo Stato ci ripaga con tre anni di ritardo, mettere addirittura in discussione il rimborso equivarrebbe a una beffa. Non la accetteremo mai».

Altro nodo del contendere è rappresentato dal criterio di suddivisione delle risorse. Quelli adottati fin qui – entità e anzianità della popolazione – premiano il Nord, perciò i sudisti chiedono sia «corretto» alla luce delle condizioni economiche-sociali locali. Insomma, fulmini contro il ministero e volontà di abbandonare le trattative. «Ciò avrebbe significato lasciare mano libera al Governo centrale», commenta Coletto «perciò, da federalisti, abbiamo cercato una via d’uscita, proponendo un tavolo di mediazione tecnica dove i manager delle Regioni verifichino la possibilità di ridurre le distanze tra le parti». Si riunirà il 19 gennaio, alla vigilia dell’incontro dei governatori e a coordinarlo sarà Domenico Mantoan, il segretario della sanità veneta: «Partiremo dalle risorse effettivamente disponibili», fa sapere «e cercheremo, con realismo, di aggiornare i criteri di ripartizione evitando, almeno, che alcune regioni ricevano meno fondi rispetto all’anno precedente».

E il Veneto? Gli 8,395 miliardi offerti – depurati dagli artifici contabili che riducono l’importo reale di circa 180 milioni – costituiscono una dotazione accettabile? «E’ una cifra bassa», replica Luca Coletto «soprattutto a fronte dei tagli, delle ristrutturazioni e dei sacrifici che abbiamo chiesto ai nostri cittadini in questi anni. Meritiamo di più, l’amministrazione virtuosa va premiata. La sanità è una realtà in costante evoluzione, privarla delle risorse necessarie a crescere equivale a condannarla alla retrocessione». Conclusione: «Io mi batterò per avere più mezzi finanziari a disposizione e sono certo che, con maggiore autorevolezza, altrettanto farà il presidente Zaia nei confronti del Governo». Ma dove scovare più quattrini? L’immaginifico Mantoan, si è appreso, coltiva un’ipotesi di lavoro. Riguarda l’«accentrata», cioè i fondi che il ministero trattiene per progetti specifici: sbloccarli e assegnarli alle aziende sanitarie, garantirebbe una boccata d’ossigeno pari a due miliardi. Abbastanza per tacitare il Mezzogiorno senza penalizzare i nordisti.

La Nuova Venezia

14 gennaio 2011

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