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Il Parco colli rischia un taglio del 90%. I sindaci frenano sulla proposta Berlato. La riduzione dell’area va in Regione lunedì. Azzalin (Pd): Zaia irresponsabile

Una trentina di macchioline verde scuro (le zone di riserva naturale, quasi tutte corrispondenti alle vette dei colli) sparpagliate in mezzo a un mare giallo-verde chiaro (le zone limitrofe di pianura). Se cambierà volto, il Parco Colli Euganei si presenterà così: lunedì il progetto di legge proposto dal consigliere (e cacciatore) Sergio Berlato insieme ai capigruppo Massimiliano Barison (Fi), Nicola Finco (Lega) e Antonio Guadagnini (Indipendenza) approda in consiglio regionale come collegato alla legge di stabilità 2017.

Il testo chiede di modificare la legge istituiva del Parco e di ridurre le aree naturali protette per combattere la proliferazione dei cinghiali, mentre le zone «fortemente antropizzate e urbanizzate» acquisirebbero lo status di «pre-parco o contigue» proprio per allentare i vincoli alla caccia. In pratica il Parco perderebbe quasi il 90% della sua superficie, passando da 18 mila ettari a duemila. La proposta a quanto pare ha già fatto scuola, con due iniziative analoghe per il Parco della Lessinia e il Parco del Sile pronte per essere depositate.

Ma le opposizioni temono una colata di cemento e promettono battaglia: «Con la scusa dei cinghiali, Zaia prende la doppietta e si appresta a impallinare i Parchi naturali del Veneto – accusa Graziano Azzalin, consigliere regionale del Pd -. Le norme per contenere i cinghiali ci sono già, solo che la Regione non ha stanziato i fondi per metterle in pratica: evidentemente questa proposta di legge persegue finalità diverse. Smantellare il Parco è una decisione irresponsabile che non calcola il danno di immagine e le ricadute sul turismo nelle località termali. Berlato parla di “Parco mania” come se fosse una malattia da debellare, mentre i Parchi sono una ricchezza della nostra Regione: di solito le tutele aumentano, qui invece lasciano spazio alla caccia».

Mercoledì scorso, dopo la riunione a Venezia con i promotori della legge, i sindaci del Parco Colli avevano parlato di un’ «imboscata» in quanto la Regione aveva convocato solo agricoltori e cacciatori (favorevoli al progetto) senza coinvolgere gli ambientalisti (contrari). «La posizione dei sindaci smentisce quanto affermato da Berlato, secondo cui il territorio aveva accolto la proposta – si legge nella nota congiunta di Andrea Zanoni (Pd), Manuel Brusco e Patrizia Bartelle (M5s) e Cristina Guarda (Amp) -. Sarà nostra cura rappresentare in aula questi sindaci per contrastare l’indecente attacco al Parco Colli. L’iter seguito per modificare la legge è scorretto e viola lo statuto della Regione per quanto riguarda la partecipazione del pubblico, dei territori e delle categorie. Berlato sfrutta i cinghiali come un grimaldello, ma i parchi possono e devono essere anche un’opportunità economica come avviene nel resto dell’Unione Europea».

Nel dibattito interviene anche Ivo Rossi, che nel 1989 contribuì a istituire il Parco Colli: l’ex vicesindaco reggente parla di «spezzatino di cinghiale con contorno di cemento armato» per alludere al rischio di speculazioni edilizie nelle aree declassate. Lunedì è prevista una protesta di fronte al consiglio regionale.

Il Corriere del Veneto – 11 dicembre 2016

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