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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Il Parlamento pendolare che costa milioni all’Europa
    Notizie ed Approfondimenti

    Il Parlamento pendolare che costa milioni all’Europa

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche7 Febbraio 2013Nessun commento3 Minuti di lettura
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    Bruxelles “si trasferisce” a Strasburgo una volta al mese. Lo scorso ottobre il 78% degli eurodeputati ha votato per avere una sola sede di lavoro. Hanno chiesto di restare a Bruxelles tutto l’anno, piuttosto che transumare mensilmente a Strasburgo, eliminando così i disagi e i pesanti costi provocati dall’esigenza di spostare qualche migliaio di persone, e le loro carte, dal Belgio all’Alsazia.

    L’ultimo dato ufficiale sul conto del periodico esodo dell’Europarlamento è di 169 milioni, ma risale al 2002. Ora si stima possa essere raddoppiato, tra allargamento a Est e inflazione. «Un conto difficile – ammette una fonte europea -. Ma non andiamo lontano se diciamo 350 milioni».

    Tutto per niente. O meglio per una vecchia decisione presa al momento di disegnare l’Europa con l’intenzione di non scontentare nessuno. Nel 1952 si è stabilita la sede della Ceca (Comunità carbone e acciaio) a Strasburgo, città di frontiera simbolo della riconciliazione auspicata tra Francia e Germania. La revisione delle istituzioni europee – con la fusione di Ceca, Cee e Euratom – ha quindi aggiudicato all’Alsazia (1965) l’assemblea parlamentare comune, mentre il suo segretariato andava a Lussemburgo. Il Consiglio e la Commissione venivano stabiliti a Bruxelles.

    L’Europa comunitaria si ritrovò con tre capitali pur essendo piccola cosa, e l’assetto geografico dei poteri fu scolpito nei trattati, prerogativa che impone l’unanimità per qualunque modifica sulla dislocazione delle sedi. Pertanto, se anche l’assemblea europea è divenuta la seconda camera Ue ed è composta da 751 deputati, non si può tenere tutto in un solo posto, cioè a Bruxelles, se la Francia non vuole. E la Francia non vuole.

    Il capogruppo liberaldemocratico all’Europarlamento, Guy Verhofstadt, ha ricordato ieri a Hollande che «ci sono milioni da risparmiare se vogliamo avviare il dialogo sulle sedi delle nostre istituzioni». Lo dimostrano i numeri. Abbiamo 751 deputati che si spostano dodici volte l’anno per tre notti con una squadra equivalente di assistenti. Nel 2009 l’assemblea contabilizzava 587 missioni mensili a Strasburgo, cifra che corrisponde ai funzionari mobilitati. Aggiungiamo due centinaia di giornalisti e altrettanti lobbisti, una ventina di commissari Ue con annesso staff, un pugno di esponenti governativi nazionali, e si supera agevolmente la soglia dei 2500 migranti comunitari forzati.

    Uno studio del 2008 firmato tra l’altro da Monica Frassoni (Sel) calcolava in 19 mila tonnellate le emissioni di Co2 annue del grande trasloco. Il trasporto delle casse dei funzionari da solo vale 28 mila euro al mese (2009); le spese ordinarie lorde tutto compreso di viaggio ammontavano invece a 1,7 milioni. Bruxelles costerebbe meno anche solo per la regolarità di affitti e spostamenti. È infatti furba norma per gli hotel di Strasburgo elevare, sino a raddoppiarli, i listini durante la sessione. Lo stesso fa la Brussels Airlines, l’unica compagnia che colleghi Bruxelles con Strasburgo aeroporto che – fra l’altro – ha voli diretti solo con sei capitali, compresa Parigi. Ci guadagnano in tante da quelle parti, anche le prostitute che approdano a fiotti dalla Germania per la sessione. Per la città francese è business senza fine, anche se i palazzi europei sono vuoti tre settimane su quattro. Per l’Europa è un costo che si potrebbe evitare come chiede una petizione firmata da 1,2 milioni di cittadini in favore del «tutto a Bruxelles». Parigi guarda dall’altra parte, per Grandeur e orgoglio. Mentre Europantalone, mesto, paga.

    La Stampa – 7 febbraio 2013

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