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Il Patto per la salute? Grasselli (Fvm): “Garantisce solo la salute del bilancio dello Stato. Peso determinante del Mef”

Un governo “ultima speranza” che sforna provvedimenti definiti oramai quanto meno “epocali” ha finalmente licenziato, complici le Regioni, il “patto per la salute”, un patto che in sostanza garantisce solo la salute del bilancio dello stato.

Il Mef ha avuto un ruolo determinante sia nel definire le risorse a disposizione sia, addirittura, vellicando l’autonomia delle Regioni, riuscendo a descrivere scenari organizzativi alquanto generici o irrazionali come in tema di prevenzione, sollevando l’indignazione di tutte le società scientifiche del mondo medico e veterinario.

Il Ssn è un organismo con una fisiologia che deve essere rispettata e sollecitata con attenzione. L’innovazione legislativa che sta prendendo vita, sommata alla fragilità progettuale del patto, se non terrà in debito conto l’innovazione professionale e l’evoluzione delle dinamiche assistenziali e di erogazione della sanità che in questi ultimi anni continua ad accelerare potrebbe imballare il sistema.

Non possiamo immaginare che il Ssn del 1978 possa reggere ancora nel 2030 se non si interviene in modo adeguato sulla forma organizzativa sentendo coloro che nelle organizzazioni devono lavorare.

Se si perseguono legislativamente obiettivi ideologici, ancorché alternativamente di segno contrario, si commettono errori storici e danni irreparabili alla migliore infrastruttura del paese.

Equità, universalità, solidarietà, appropriatezza, LEA, sono solo parole vuote se da una parte si liberalizza la l’espansione della sanità privata e dall’altra si rottamano i medici di 62 anni solo perché hanno maturato 40 anni di contribuzione previdenziale e nel contempo non si assumono giovani medici della generazione 2.0, mentre le istituzioni centrali sanciscono che il “diritto fondamentale” alla salute soggiace al vincolo di bilancio.

di Aldo Grasselli (presidente FVM-Cosmed e Segretario nazionale SIVeMP)

Sole sanita – 23 luglio 2014 

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