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Il polo della qualità. Amadori torna alle origini In Puglia per allevare i polli «di campagna». E il biologico avrà il suo centro in Molise

Campese e biologico. Il futuro del pollo sarà sempre più contrassegnato dalla qualità. Questa, almeno, è la strategia di Amadori, uno dei tre big player italiani del settore che dalla sede storica di Cesena ha puntato dall’inizio degli anni 2000 al Centro-Sud (al contrario del principale concorrente, Aia, che da Verona presidia soprattutto il Nord). Il pollo Campese, quello allevato all’aperto, è concentrato in Puglia, ed è un prodotto su cui la concorrenza non ha investito. Il biologico — che invece è sviluppato dal terzo player Fileni, ma non da Aia — avrà invece il suo centro in Molise nello stabilimento ex Arena dopo che nello scorso marzo Amadori ha rilevato Gam (Gestione agroalimentare molisana) da una procedura fallimentare. «Il progetto — spiega l’amministratore delegato di Amadori Massimo Romani — sarà completato entro 3 anni dalle autorizzazioni che stiamo aspettando, valutazione di impatto ambientale compresa. L’incubatoio, invece, sarà pronto in 12 mesi e così i primi 32 ex dipendenti Arena, su un totale di 264 del polo di Bojano, oggi in cassa integrazione, torneranno a lavorare come previsto dall’accordo con le parti sociali. Gli investimenti saranno pari a 6 milioni per l’incubatoio e 30 per l’impianto di trasformazione e complessivamente investiremo nel pollo di qualità del Centro-Sud 50 milioni dei 500 previsti nel prossimo quinquennio a livello di gruppo». Puglia e Molise, quindi, presto completeranno il ciclo del pollo di qualità. Sostanzialmente quello allevato all’aperto. «Ciò non significa — spiega Romani — che l’altro pollo non sia di qualità. Ma al mondo non ci sarebbe abbastanza spazio per allevare tutti i polli all’aperto». Nel Tavoliere delle Puglie, in provincia di Foggia, lo spazio invece non manca. Ed è lì, in Capitanata, che il «progetto Campese» di Amadori si è sviluppato dal 2001 ad oggi per le condizioni climatiche favorevoli: inverno mite ed estate calda e secca. In 16 anni si è passati da 6 a 100 allevamenti, con una produzione quasi raddoppiata negli ultimi 5 anni fino a 13 milioni di capi ogni anno, pari a circa il 10% della produzione totale di pollo Amadori (gruppo che fattura 1,2 miliardi di euro con 7.400 collaboratori di 80 nazionalità). «Nei prossimi 5 anni — aggiunge Romani — gli allevamenti tra Puglia e Molise raddoppieranno, ce ne saranno altri 100 tra Campese e biologico, che sostanzialmente si differenziano tra loro per uno spazio all’aperto più ampio per il prodotto biologico. Entrambi i tipi di pollo sono allevati senza uso di antibiotici». La qualità del Campese ha un effetto sul prezzo di vendita di circa il 15%: «Ma vendiamo tutto quello che produciamo e la richiesta è in aumento», conclude Romani. La produzione di Amadori è destinata quasi esclusivamente all’Italia, visto che l’export pesa solo per l’8% (e la Penisola è autosufficiente nella produzione di carni bianche). In Italia si mangia pollo sempre di più: 20 chili pro capite all’anno, quantità che ha ulteriori margini di crescita visto che negli Stati Uniti se ne consumano il doppio, 40 chili pro capite.

Corriere della Sera – 2 novembre 2017

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