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Il primo ordine di Zaia alle Ulss: «Basta. con le liste d’attesa». Il governatore piomba a una riunione dei dg a Vicenza e “avvisa” i suoi manager

Liste di attesa. Il cruccio di sempre di Luca Zaia. Il suo primo mandato il governatore lo inaugurava 5 anni fa mandando il direttore generale della sanità veneta Domenico Mantoan ad Asolo, dall’allora direttore generale dell’Ulss 8 Renato Mason, dopo che qualcuno aveva sostenuto come per avere una visita cardiologica bisognasse aspettare tempi biblici.

Ora inizia il suo secondo quinquennio alla guida della Regione piombando a sorpresa (ieri mattina prima di recarsi ad accogliere il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella) nell’aula convegni della Scuola convitto del S. Bortolo a una riunione indetta a Vicenza da Mantoan con le direzioni strategiche di Ulss, aziende ospedaliere e Iov, e annunciando una proposta di legge della giunta proprio sulle liste di attesa con cui articolare in modo ancora più rigoroso i criteri per il rispetto dei tempi.

TEMPI ANCORA LUNGHISSIMI. Durante la campagna elettorale le segnalazioni di tempi lunghi e lunghissimi per una visita ambulatoriale o un esame radiologico si sono moltiplicate, anzi, pare che sulle scrivanie della segreteria presidenziale di palazzo Balbi se ne siano accumulate molte migliaia. Così Zaia ha richiamato all’ordine ieri manager e gregari delle Ulss. E il governatore, questa volta, lo ha fatto in modo secco e perentorio. Ha fatto capire che non transigerà su altre distrazioni o amnesie. I dg sono avvisati. Il primo obiettivo resta l’attuazione (integrale) della delibera 600 del 2007 sulla prioritarizzazione delle prestazioni specialistiche, un provvedimento che sul piano teorico ha rappresentato una pietra miliare per tutta la sanità italiana, ma che, poi, sul piano pratico, continua ad essere disatteso dalle Ulss, anche se in misura più o meno diversa. Fatto salvo il codice U “urgente” per le situazioni ad alto rischio da trattare nel giro di 24 ore, ci sono altri tre codici da dover garantire in ospedale non oltre un limite temporale stabilito sulla base della prescrizione del medico di base: il B “breve” per prestazioni da erogare entro 10 giorni per situazioni che si possono aggravare in tempi brevi, il D “differibile” per visite da effettuare in 30 giorni e esami diagnostici in 60, il codice P “programmabile” per controlli da prevedere al massimo in 180 giorni.

DIRETTIVE ANCHE SUGLI INTERVENTI CHIRURGICI. Classi di priorità anche per gli interventi chirurgici. I tempi per i ricoveri finalizzati al trattamento delle neoplasie maligne non dovrebbero sforare i 30 giorni, e in caso di sospetto tumore, la prima visita andrebbe fatta entro 10 giorni. La realtà, però, è diversa. I tempi medi di attesa negli ospedali veneti, con variazioni in positivo e in negativo, non solo restano in altalena, ma, secondo le ultime rilevazioni, non tendono a calare  per una serie di prestazioni anche importanti, mentre, qualche volta, si è costretti a sospendere le prenotazioni fra le proteste della gente. Zaia fissa allora dei paletti. Si faranno riunioni sistematiche delle Ulss a livello provinciale. Ogni volta che emergeranno deviazioni consistenti dai tetti temporali scatteranno le ispezioni. A settembre, infine, verifica generale. «Se il problema è la carenza di personale – ha detto poi Mantoan – si faccia l’analisi fra domanda e offerta, si accerti che le apparecchiature siano al massimo grado di produttività, e se emergeranno esigenze obiettive le richieste verranno valutate adeguatamente».

CENTRI PRENOTAZIONI E VISITE SERALI. Indicazioni rigorose di Zaia anche per i Cup: basta con i “sistemi di galleggiamento” che tengono in stand by le richieste. Un richiamo all’attenzione per i pazienti che arrivano in pronto soccorso. Infine, un allarme sugli ospedali di notte, fiore all’occhiello del governatore. Pare che in qualche Ulss si faccia di sera ciò che non si fa più di giorno: tac, risonanze, radiografie, eco. C’è da indagare e vigilare.

Franco Pepe – Il Giornale di Vicenza – 17 giugno 2015

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