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Il Punto di Stefano Folli. Letta vince ma non stravince, Berlusconi perde ma frena la caduta

Alla fine della giornata che ha davvero cambiato qualcosa negli assetti politici, restano sul campo i vincitori e i vinti. Fra i primi svetta Letta. Fra i secondi c’è Berlusconi, ma il paracadute ha attutito il colpo.

Enrico Letta ha giocato con maestrìa e un certo coraggio una partita difficile. Aveva alle spalle il Quirinale, questo è vero. Mapoi in Parlamento è andato lui, il giovane premier che dimostra con i fatti quanto la Democrazia cristiana sia stata negli anni un’eccellente scuola politica. Il discorso era fermo e determinato nel disegnare per il suo governo una prospettiva, se non proprio di legislatura, almeno biennale. Abbastanza duro nei toni verso Berlusconi, ma senza esagerare. E abbastanza onesto per confermare il respiro di un esecutivo di grande coalizione, disposto oggi ad andare avanti con una maggioranza più esigua, benché forse più compatta.

Il premier poteva essere travolto da una delle crisi più confuse degli ultimi decenni, cominciata con l’assurda messinscena delle dimissioni dei parlamentari del Pdl e proseguita con le pseudo-dimissioni dei ministri di Berlusconi. Letta ha gestito la vicenda senza farsi prendere dal panico e alla fine, quando nemmeno Berlusconi ricordava più per quale ragione e con quali obiettivi aveva aperto il fuoco, è emerso dai marosi più forte, essendo riuscito nell’impresa di rendere più compatto e leale, non si sa per quanto, persino il Pd (Renzi compreso). Mentre il centrodestra conosce l’involuzione più grave e spettacolare da quando il suo capo è sceso in campo. Tant’è che si può ben dire che il ventennio berlusconiano è giunto all’epilogo e che ora comincia una nuova storia: forse imprevedibile nei suoi sviluppi, ma certo più articolata.

Non ha torto il presidente del Consiglio quando si compiace di poter disporre ora di una maggioranza politica fondata su un nucleo più coeso di quanto non sia la maggioranza numerica. È un modo per ricordare che i voti di Berlusconi al Senato, dopo la sorprendente dichiarazione di fiducia al governo, sono aggiuntivi e non determinanti. In effetti questo è la novità più significativa di ieri, al punto che Letta si considera almeno in parte svincolato dal condizionamento del vecchio Pdl. Vedremo se questo comporta un salto di qualità nell’azione del governo, come sarebbe auspicabile.

Quanto a Berlusconi, ha dovuto piegarsi ad Alfano e ai dissidenti che non gli hanno chiesto il permesso per decidere l’appoggio al “loro” governo. Vent’anni di storia politica si sonoconsumati in quel momento. Il vecchio leader, scosso e amareggiato, ha dovuto aggrapparsi alla maggioranza per non finire risucchiato nel vuoto dell’isolamento, su una posizione anti-sistema che egli è bravo a declamare a parole, ma che non sa e non vuole interpretare sul serio, nei tormenti della politica quotidiana.

Capiremo nei prossimi giorni quanto valgono i nuovi gruppi che si profilano, protesi verso la cornice del Partito Popolare europeo. Ovvio che il voto di fiducia deciso “in extremis” da Berlusconi rende più lungo e menoscontato il tragitto verso la nuova aggregazione in cui dovranno riconoscersi i dissidenti. Berlusconi haqualche carta in manoper impedire o almeno frenare e limitare la diaspora. Sotto questo aspetto la sua sconfitta non si è trasformata in una rotta disordinata e i danni sono stati in qualche misura contenuti. Ma per quanto tempo? L’impressione è che i due centrodestra – uno moderato, l’altro votato al mito berlusconiano – si stiano divaricando in modo irreparabile. Ci vorrà tempo, tuttavia la direzione di marcia sembra segnata.

Stefano Folli – Il Sole 24 Ore – 3 ottobre 2013

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