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Il racconto. Occupazione e cantieri sul sito dei Millegiorni, l’Italia ad alto ottimismo fatta solo di belle notizie

I dossier delle riforme sono accompagnati da notizie selezionate: quella sui posti di lavoro dice che da febbraio c’è stato un aumento. Sebastiano Messina. Benvenuti nel sito delle buone notizie.

Accomodatevi nel portale governativo che vi farà vedere, giorno dopo giorno, — anzi passo dopo passo: l’indirizzo è passodopopasso. italia. it— come Matteo Renzi cambierà il Belpaese. E cliccate, voi che sul web attraversate ogni giorno il deserto della crisi, su quest’oasi dell’ottimismo e della speranza. È un sito positivo già nel colore — tutto bianco e azzurro, con un logo tricolore giusto per ravvivarlo — ed è il rimedio che il presidente del Consiglio s’è inventato per dimostrare di essere immune a due malattie.

MALATTIE da lui scoperte e immediatamente battezzate. La prima è l’ «annuncite », la sindrome che colpisce chi promette ma non mantiene. La seconda è la «riformite », ovvero l’impulso irrefrenabile a sfornare una riforma dopo l’altra. No, scrive il premier sul suo sito nuovo di zecca, dando ragione a chi lo rimprovera di usare termine «rivoluzione» più spesso di quanto non lo facesse Lenin: noi stiamo facendo «un lavoro paziente e delicato: rivoluzionario negli obiettivi, tenace nella quotidianità».

Clicchiamo dunque sulla homepage, e vediamo dove ci porta Renzi. Ecco il countdown, il conto alla rovescia dei mille giorni: ieri, primo settembre, era il giorno 1. Meno 999 all’ora X. Che cadrà esattamente domenica 28 maggio 2017, festa dell’Ascensione del Signore. Ecco le slides colorate che spiegano al colto e soprattutto all’inclita cosa c’è nelle riforme che il governo ha messo in cantiere, dalla riforma del Senato a quella della pubblica amministrazione. Ecco il link per rilanciare su Facebook, chi volesse dare una mano al governo, il primo obiettivo della riforma della giustizia, ovvero «che il primo grado dei processi civili si svolga in un anno anziché tre, come avviene oggi». Ecco l’email per scrivere al governo (ma chi leggerà questi messaggi, e soprattutto chi risponderà?).

C’è qualcosa che non va, se il governo si autopromuove? Per carità: l’hanno sempre fatto tutti, qualcuno meglio e qualcun altro peggio. E Renzi ha dimostrato di essere un campione, nella comunicazione politica, sin da quando — era il 2001 — lanciò sugli autobus di Firenze la sua campagna per il nuovo partito di cui era stato appena nominato coordinatore cittadino, con uno slogan indimenticabile: «Margherita. Non è la solita pizza».

Del resto, questo sito non è altro che la versione web dei vecchi manifesti, o degli spot che ancora oggi vediamo in tv. Solo che c’è più spazio per i contenuti. Anche per qualche notizia, però accuratamente distillata. Come quella sulla disoccupazione, che ci consegna a sorpresa un dato ottimista. Titolo: «Istat: occupati in aumento da febbraio». Ma come, non avevamo appena saputo, e proprio dall’Istat, che a luglio erano stati persi 35 mila posti di lavoro rispetto a giugno, e 71 mila rispetto a un anno prima? Non ci avevano detto che la disoccupazione è salita dello 0,3 per cento in un solo mese? Non ci avevano rivelato che i senza lavoro sono aumentati del 4,6 per cento rispetto a un anno fa? Beh, di tutto questo sul sito del governo non c’è traccia. C’è l’unico confronto dal quale esce in vantaggio: quello col governo Letta, che proprio a febbraio cedette il posto a Renzi. Ed effettivamente, a luglio c’erano 44 mila occupati in più rispetto a febbraio (anche se non è detto che ci siano ancora, visto che secondo l’Istat i posti di lavoro ormai scompaiono al ritmo di mille al giorno).

Ma a Renzi interessa fare iniezioni di ottimismo, e infatti troviamo in bella evidenza anche la notizia dei 1200 posti di lavoro salvati alla Electrolux «grazie al decreto Poletti», e non importa se la notizia non è freschissima e risale al 14 maggio.

Non importa neanche se la mappa dei lavori inseriti nello «Sblocca Italia» ricorda inevitabilmente la lavagna con le «grandi opere» che Berlusconi promise agli italiani in una celebre puntata di Porta a Porta, il 18 dicembre del 2000 («Guardi qua, il ponte sullo Stretto. Una grande opera, no? Ecco: si può fare »). Anche perché poi, a guardare bene quelle linee e quei punti colorati che indicano aeroporti, autostrade e linee ferroviarie si scopre che nella mappa (elaborata dal Sole 2-4 Ore) ci sono anche quattro autostrade e un aeroporto che vengono definite «opere incagliate, o di realizzazione ancora molto incerta », e dunque la cifra sbloccabile è pari a zero.

Ma ci vuol altro, per raffreddare l’entusiasmo del premier. Che per raccontare quel che farà usa una metafora sportiva, passando dall’atletica all’automobilismo. «È un lavoro che richiede lo spirito del maratoneta, più che la velocità dello sprinter. Conosciamo la direzione. Abbiamo la macchina giusta. Il serbatoio del consenso popolare è tale da non prevedere soste ai box. Passo dopo passo riporteremo l’Italia al suo posto». Ce la farà davvero? Lo sapremo presto. Anzi, tra mille giorni.

Repubblica – 2 settembre 2014

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