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Il report dagli Stati generali della sanità. Mantoan: «II risanamento è compiuto». Polemica dei consiglieri regionali: «Noi non informati»

Si è aperta ieri, all’ospedale dell’Angelo di Mestre, la tre giorni di «Stati Generali della Sanità del Veneto», che analizzerà le crescenti esigenze di qualità dei servizi offerti alla popolazione in rapporto alla sostenibilità economico-finanziaria del sistema, la riorganizzazione della rete ospedaliera e dell’assistenza territoriale. Oggi in programma quattro tavole rotonde, dalle 9 alle 18.30 su prevenzione, vaccini, rischio clinico, valorizzazione delle risorse umane, consumi dei farmaci e innovazione. Domani, dalle 9 alle 13, il tema sarà la sfida della sostenibilità.

Ma c’è già una polemica. «L’evento ha fatto saltare la commissione Sanità — denunciano i consiglieri regionali Diego Bottacin, Francesco Piccolo e Pietrangelo Pettenò — e gli organizzatori non si sono premurati né di informare né di invitare i consiglieri regionali, nemmeno i componenti della commissione Sanità. Ad esclusione del suo presidente. Forse il convegno andrebbe ribattezzato Stati con i generali plaudenti della sanità. Se l’obiettivo era di organizzare un simposio che incensasse i successi della sanità veneta, evitando accuratamente di invitare possibili voci critiche, il risultato è stato pienamente raggiunto». (Corriere del Veneto)

17 mila prestazioni al mese negli ospedali aperti di sera. E sui tagli contestati dal Veneto ora i ministri prendono le distanze dalle Regioni

Agli Stati generali convocati dalla Regione, la sanità del Veneto gonfia i muscoli, sciorina cifre e percentuali che ne certificano l’elevata qualità, rivendica un rigore finanziario che diventa sfida diretta a Roma. «Le nostre liste d’attesa rispondono ai tempi previsti in una media tra Ã80 e il 90%», scandisce l’assessore Luca Coletto «abbiamo una medicina d’eccellenza e conti in attivo da 4 anni, unica regione in Italia senza l’addizionale Irpef. Ma ora tutto ciò è messo a repentaglio dalle mazzate del Governo Renzi, che vuole tagliare altri 240 milioni al fondo véneto destinato alle cure. Cosi si calpesta il diritto costituzionale alla salute per consegnare il Paese al sistema delle assicurazioni private», Mentre l’esponente leghista tuona, qualcosa a Palazzo Chigi si muove: la controversa decisione della Conferenza delle Regioni -19 favorevoli a con centrare massicciamente nella sanità (nella misura di 3 miliardi su 4) i tagli richiesti dal Governo, unico ad opporsi il Veneto – ha suscitato perplessità nello stesso premier Renzi, che ha rinviato al 5 febbraio il via libera definitivo all’accordo, riservandosi un «approfondimento».

 «Non occorrevano doti divinatorie per intuire che questo tavolo sarebbe fallito e il confronto tra Stato e Regioni si sarebbe concluso con un nulla di fatto», il commento del governatore Luca Zaia. «I ministri stessi si sono resi conto, un po’ di ritardo, che la mannaia della Legge di stabilità è insostenibile per i cittadini», fa eco l’assessore al bilancio, Roberto Ciambetti.

Ma torniamo all’affollatissimo meeting all’Angelo di Mestre, dove il direttore generale Domenico Mantoan ha stilato un bilancio dettagliato del lavoro svolto, sottolineando il rating lusinghiero concesso alla sanità véneta da più parti (Bloomberg, Ocse, Scuola medica Sant’Anna di Pisa, università di Tor Vergata) e il percorso di risanamento compiuto: «Cinque anni fa le nostre Uiss avevano 520 milioni di debiti e quelli verso i fornitori, pagati a 350 giorni con 11 milioni di interessi passivi l’anno, su peravano i 2 miliardi. Adesso metà delle aziende è in pareggio e le altre stanno ripianando i conti; i fornitori sono stati tutti soddisfatti e ora il saldo avviene a 70 giorni». Poi, procedendo a passo di carica (in gioventù era medico militare) il manager ha snocciolato a suon di slide la cura dimagrante ultimata: «Ricoveri calati del 9%, -11% nelle prestazioni specialistiche ambulatoriali, posti letto ridotti del 6%». Notizie buone per i bilanci, ma ci sono anche i pazienti… «Abbiamo agito sull’appropriatezza della spesa, ad esempio quella farmaceutica, senza tagliare alcun servizio, al contrario. Investire nell’apertura serale e festiva degli ospedali è stata una scommessa ma i risultati ci confortano: nel primo semestre 2014 abbiamo erogato una media di 17 mila prestazioni diagnostiche mensili. I nostri pazienti apprezzano la novità».

 Tutto bene allora? Non proprio. Perché Mantoan ce l’ha con il presidente della Conferenza delle Regioni («Chiamparino si candida ad affossatore della sanità pubblica») e avverte la platea: «Noi abbiamo razionalizzato e combattuto gli sprechi ma il sistema è sempre lo stesso, se chi ci succederà abbasserò la guardia, la voragine tornerà ad aprirsi».

Reso omaggio a Zaia (è apparso magicamente in un video) la “tre giorni” prosegue oggi con qualche mugugno da parte dell’opposizione: «Non siamo stati neppure i invitati, questi sono gli Stati plaudenti della sanità», chiosano i consiglieri regionali Diego Bottacin, Pietrangelo Pettenò e Francesco Piccolo. (Il Mattino di Padova)

30 gennaio 2015 

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