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Il rischio di quei 26mila cavalli abbandonati in Europa

È un viaggio lungo un continente quello che porta il tritato della carne di cavallo sulle nostre tavole sia essa distribuita negli hamburger e lasagne prodotte da Findus Uk sia nascosta in parti molto basse nei tortellini e nei ravioli della nostra gloriosa Buitoni. Non è detto ovviamente che la partita di carne sia la stessa: non ci sono elementi che lo facciano ritenere.

Secondo le ricostruzioni più attendibili, nel caso degli hamburger Findus Uk il giro della carne coinvolge l’Irlanda, la Romania, Cipro, l’Olanda, il Lussermburgo e la Francia. Un movimento circolare in tutta Europa in cui ogni tappa ha un ruolo preciso nella filiera alimentare: dal commercio di cavalli fino alla macellazione e dunque alla trasformazione.
L’offerta di carne equina sul mercato internazionale, del resto, è anche ampia tanto da provocare un crollo del prezzo all’ingrosso. Secondo alcune stime sono almeno 26 mila i capi di cavalli che sono stati abbandonati nell’Europa occidentale tra il 2011 e l’intero 2012. Nessuno può escludere che questi “cavalli randagi”, per citare un fenomeno cui siamo abituati che riguarda i cani, siano spariti nel nulla. Ovvio che non c’è alcun elemento che riconduca questi cavalli alle vicende di questi giorni e in ogni caso appare chiaro che l’azienda madre, che ha acquistato la carne tritata, sembra essere solo una vittima di possibili traffici.

Non è possibile però escludere che quei capi svaniti nel nulla possano essere finiti nel ciclo alimentare: macellati, magari localmente, e la carne poi regolarmente commercializzata. Una vicenda su cui occorrerà indagare profondamente in futuro considerato che in questo momento non vi sono elementi certi e in ogni caso siamo nel campo della contraffazione alimentare (ammesso che qualcuno nelle aziende fosse a conoscenza che si trattava di carne di cavallo) e non di reati riconducibili alle cosiddette zoomafie.
«Non sono in condizione di dire nulla sulla possibile fine di questi 26mila cavalli abbandonati – dice per esempio Ciro Troiano, storico esponente della Lav (la Lega antivivisezione) che da anni si occupa del rapporto zoomafie – e considero delle boutade le accuse che dietro i traffici vi sarebbero le mafie italiane. Credo che invece, in generale, sia più plausibile il coinvolgimento della mafia rumena e in genere dalla criminalità organizzata dei paesi dell’Est Europa». E ciò è possibile, spiega ancora Troiano, solo perché i controlli spesso (non sempre) sono fatti sulla carta, solo sugli aspetti formali e ciò nonostante la legislazione sia abbastanza severa: «L’Italia è tra i maggiori importatori di cavalli a uso alimentare dai paesi dell’Est e le verifiche sono sulla carta ovvero sui documenti che accompagnano gli animali».

Nasce anche da questa situazione la proposta, lanciata nelle scorse settimane, di controlli sul Dna degli animali prima importati e poi condotti al macello. Controlli che metterebbero al riparo da un altro tipo di traffico, ancora più pericoloso per la salute dell’uomo: quello della macellazione di animali provenienti dal mondo agonistico che potrebbero essere macellati solo a certe condizioni. In questo caso, spiega Troiano ma gli esempi non mancano, i cavalli vengono prima utilizzati nelle corse clandestine e poi vengono macellati clandestinamente oppure arrivare anche alla macellazione ufficiale grazie alla connivenza di colleti bianchi (veterinari e funzionari degli organi di controllo) che «forniscono una documentazione truffaldina» chiude Troiano.

Il Sole 24 Ore – 20 febbraio 2013

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