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Il ritorno delle tartarughe sulle spiagge. “Ecco perché preferiscono l’Italia”. Scoperti oltre 50 nidi dove gli animali vanno a deporre le uova. Scelgono le nostre coste per la temperatura delle acque

Riccardo, Ivan e Adrian l’hanno vista che era mezzanotte passata. Maestosa, un metro di lunghezza, risaliva lentamente il bagnasciuga della spiaggia di Pietrenere a Pozzallo. Si sono seduti immobili e l’hanno seguita con lo sguardo per quasi due ore, tanto c’è voluto perché scegliesse il posto più adatto, scavasse la buca e deponesse le uova prima di scivolare via in mare silenziosa così com’era venuta. Solo allora i tre ragazzini hanno avvertito i genitori e poi la Capitaneria di porto.

Tutti insieme, con un nutrito gruppo di volontari, fino all’alba si sono messi alla ricerca di quello che ora è uno dei circa 50 nidi protetti dai quali, sulle spiagge italiane, entro la fine dell’estate verranno fuori centinaia di piccole tartarughe Caretta Caretta, specie protetta, sempre pericolosamente in via di estinzione, che quest’anno, però sembra essere tornata a scegliere le coste italiane, anche quelle più insolite, perché bagnate da un mare non sufficientemente caldo, per deporre le uova.

La prima schiusa, con una sessantina di tartarughine già accompagnate in mare dai volontari di Wwf e Cts, è avvenuta qualche giorno fa a Linosa, la più piccola delle Pelagie dove l’alta temperatura della sabbia nera ha favorito una nascita precoce, dopo soli 51 giorni. Dopo due giorni si sono aperti i primi gusci anche sulla cosiddetta “costa dei gelsomini“ nella parte ionica della Calabria che di solito ospita il 60% dei nidi: qui sono nate le prime 58 tartarughe. Anche in Salento, sulla spiaggia delle Cesine, è sorto un nido. E per Ferragosto c’è grande trepidazione a Lampedusa, da sempre culla privilegiata delle Caretta Caretta nel magico scenario della riserva naturale dell’Isola dei Conigli gestita da Legambiente, per la schiusa delle uova di tre nidi, due dei quali scoperte in due spiagge di solito poco frequentate dalle tartarughe, perché troppo antropizzate, come Cala Croce dove una tartaruga è andata a deporre addirittura vicino ad una discoteca e a Cala Pisana nei pressi di un bed&breakfast. Ma è proprio questa, insieme alla sorpresa del ritorno dei nidi nelle spiagge della Sardegna (dove non si vedevano da moltissimi anni) e per la prima volta in arenili del centro nord, come Nettuno nel Lazio e Capalbio in Toscana ( dove è la prima volta), il fenomeno che gli esperti stanno studiando, la comparsa delle tartarughe anche in spiagge ad alta densità turistica, anche se naturalmente nelle ore notturne.

«Chissà, forse le aree protette sono piu disturbate di prima — dice la biologa Daniela Freggi che da 20 anni guida l’equipe del Wwf che ha messo su un vero e proprio ospedale che ogni anno salva almeno un centinaio di esemplari presi all’amo dai pescatori a caccia di pesce spada o tonno — Ma potrebbe esserci un’altra spiegazione. E cioè che quelle che depongono in queste spiagge inedite sono tartarughe di seconda generazione, nate qui 30-35 anni fa e sopravvissute».

Cinquanta nidi sulle coste italiane, seppure con un aumento di circa il 20% sull’anno scorso, restano sempre pochi. Settant’anni fa, nel Mediterraneo, si stimavano 10mila nidi. Nel Mediterraneo le tartarughe continuano a scegliere Turchia, Grecia, Siria, Egitto, Israele, Libia, tutti paesi in cui, in questo momento storico, c’è poco spazio per progetti di salvaguardia. Che invece in Italia crescono alla grande. «Infatti — dice Daniela Freggi — più che ad un aumento dei nidi, dobbiamo guardare con soddisfazione all’aumento della sensibilità e dell’informazione dei cittadini che hanno imparato ad osservare, a riconoscere le tracce delle tartarughe che salgono in spiaggia per la posa delle uova, e soprattutto che collaborano con noi con grande rispetto ed entusiasmo. La comparsa in zone dove non ne erano mai stati segnalati prima, significa che il nostro Mediterraneo si va scaldando. E comunque è un evento che ci riempie di gioia e che è importante per la salvaguardia dell’ecosistema del mare».

Repubblica – 4 agosto 2016 

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