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Il sindaco di New York Bloomberg: «Meglio idraulici che laureati»

Dopo i consigli agli obesi, altra provocazione del sindaco di New York «Se siete mediocri non perdete tempo, risparmierete fino a 50mila dollari per le rette»

«Lascia perdere il college, fai l’idraulico». Quella che sembra la trovata pubblicitaria di qualche scuola professionale è in realtà il provocatorio appello rivolto dal sindaco di New York, Michael Bloomberg, agli studenti dal rendimento non brillante.

Noto per la sua schiettezza, oltre che per le crociate salutiste – fumo, maxi bibite zuccherine, cibo-spazzatura – il sindaco ha colto l’occasione di uno dei suoi consueti interventi radiofonici e, prendendo spunto dalla stagione delle «graduation», le cerimonie di consegna di lauree e diplomi, ha spiegato che chi non si rivela uno studente brillante è meglio che vada a pulire tubature e condotte di scarico.

«Non si perde tempo, non ci si deve indebitare per pagare rette da 40 o 50 mila dollari all’anno, si intasca uno stipendio dignitoso e soprattutto non si rischia la delocalizzazione», ha piegato Bloomberg.

Come l’idraulico, anche il decoratore, il carrozziere o il meccanico, secondo lo slogan: «Learn your trade and go to work», ovvero «impara il tuo mestiere e mettiti a lavorare».

Il punto per il sindaco, già uomo d’affari con una laurea targata John Hopkins e Harvard, è che «coloro che affrontano le maggiori difficoltà sono quelli che finiscono il college ma non sono stati primi della classe».

Tra frequentare un ateneo come Harvard e fare l’idraulico, oggi conviene la seconda opzione, secondo il fondatore dell’impero di informazione finanziaria.

«Si guadagna abbastanza bene e non si trascorrono anni a pagare rette da 40-50 mila dollari senza avere un reddito», dice il sindaco.

Un altro vantaggio per i seguaci di Mario Bros, l’idraulico più famoso del mondo grazie al videogioco, è che si tratta di una professione «non delocalizzabile e al riparo da automazione».

In sostanza c’è lavoro sicuro per tutta la vita, dice il sindaco che, prossimo alla fine del terzo e ultimo mandato, sembra voler lasciare in eredità una sorta di vademecum sociale e professionale.

«È chiaro, non tutti devono prendere per forza una laurea e non a tutti conviene – dice Mark Kantrowitz, responsabile dell’ufficio per i finanziamenti agli studenti universitari -.

Ma è anche vero che talvolta l’università è un buon investimento, anche perché non esistono solo i college élitari da decine di migliaia di dollari, ma ci sono anche istituzioni pubbliche che offrono un’ottima preparazione a costi ragionevoli».

Senza contare che, sovente, la vita ha dimostrato come i più capaci sul lavoro non siano sempre stati brillanti tra i banchi di scuola e università.

E viceversa.

La Stampa – 20 maggio 2013

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