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Congresso Sivemp. «Ripartire dalla specificità della dirigenza e sciogliere al più presto il nodo delle competenze»

48congresso sala issI futuri assetti e la tenuta complessiva del Ssn sono legati inscindibilmente al tema della contrattazione, destinato a disegnare nuovi equilibri e a riscrivere il futuro di milioni di lavoratori. Uno snodo cruciale che ha rappresentato l’argomento di discussione della tavola rotonda ‘Dirigenza medica e veterinaria del Ssn. Nuovo modello cercasi’, svoltasi durante il 48° Congresso Nazionale della Sivemp in corso a Roma. Per i rappresentanti dei sindacati il contratto rappresenta uno spartiacque decisivo. Ma Giancarlo Rucco, dirigente Aran e Responsabile tecnico per la contrattazione del Ssn, avverte: “E’ intenzione conservare un’area specifica per la dirigenza medica nella nuova configurazione. Tuttavia bisogna evitare assolutamente di nutrire aspettative messianiche nello strumento della contrattazione, è necessario coltivare il senso della misura per non diffondere illusioni. Stiamo attraversando una stagione non semplice”.

“E’ intenzione conservare un’area specifica per la dirigenza medica nella nuova configurazione – garantisce Gianfranco Rucco, Responsabile Tecnico per la Contrattazione del Ssn – Si tratta quindi di un’opzione che si staglia con concretezza all’orizzonte. Per definire il percorso sono però necessari gli appositi atti di indirizzo e una compatta condivisione verso questo approccio anche sul fronte sindacale. Tuttavia – avverte – nel futuro la contrattazione non assumerà una valenza più forte di quella attuale, poiché stiamo attraversando una stagione non semplice. Bisogna quindi evitare assolutamente di nutrire aspettative messianiche nello strumento della contrattazione, è necessario coltivare il senso della misura per non diffondere illusioni”.

Anche perché, osserva Vincenzo Pomo – coordinatore della Sisac, “siamo alle prese con una tornata che riguarderà esclusivamente gli aspetti normativi e che non contemplerà incrementi contrattuali come avvenuto in passato”. A livello sistemico ci sono però alcuni nodi fondamentali che paiono ancora insoluti. “Innanzitutto la mancata equiparazione tra i veterinari e gli altri specialisti convenzionati”. Resta poi l’annoso problema dei costi standard “che risultano ben studiati per la parte ospedaliera, ma sono inesistenti per quella territoriale. Allo stato attuale è quindi impossibile misurarli e applicarli per i servizi veterinari”.

 “Non dimentichiamoci mai che il contratto è composto da una parte normativa e da una parte economica – ricorda Alessandra Di Tullio, coordinatore della Fassid – In questo senso è davvero assurdo, un autentico paradosso, che i soldi per i contratti vengano inseriti nello stesso Fondo che contiene anche le risorse destinate ai cittadini”. Altro aspetto cruciale è quello legato alle competenze. “E’ necessario capire al più presto se verranno affrontate e definite con il Comma 566 o nel contratto. E’ un punto da chiarire immediatamente, altrimenti rischiamo che questi aspetti vengano declinati a livello regionale o addirittura in sede di singola azienda. E si tratta di un rischio da evitare a ogni costo”.

Alessandro Vergallo, presidente nazionale Aaroi-Emac, mette in guardia. “Sarebbe sbagliato riportare le questioni sollevate dal Comma 566 all’interno del contratto. Il pericolo è che poi finiscano nel comparto e non nella dirigenza”. Altra priorità riguarda “la battaglia per onorare il contratto, soprattutto in periferia. Oggi è infatti in corso una delegittimazione delle organizzazioni sindacali a tutti i livelli e proprio in quest’ottica si inscrive la tendenza a sposare una pericolosissima decentralizzazione che lo svuoterebbe nell’applicazione e nei contenuti”.

Al centro del dibattito non può che collocarsi la formazione. “Va riscritta per quanto concerne l’accesso alle lauree sia in Medicina che in Veterinaria – ragiona Biagio Papotto, segretario generale Cisl Medici – Serve che la laurea sia abilitante sin dall’inizio, altrimenti il sistema finisce inevitabilmente per penalizzare i giovani che spesso si trovano senza nulla in mano”. Allo stesso tempo “è irrinunciabile portare avanti una strenua difesa della dirigenza, altrimenti rischiamo che le Regioni ci pongano allo stesso livello delle professioni sanitarie e non possiamo permetterlo. La gestione del personale non può infatti essere affidati ad altri che non siano i dirigenti medici”.

Tratto da Gennaro Barbieri – Quotidiano sanità – 5 novembre 2015 

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