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Il taglio del cuneo al 94% degli statali. D’Alia disponibile ad alleggerimento alla sforbiciata del 10% sugli straordinari «ma a saldi invariati»

Saranno poco più di tre milioni i dipendenti pubblici che beneficeranno dello sgravio Irpef determinato dal primo intervento (sui prossimi tre anni) di taglio al cuneo fiscale. Si tratta del 94% dell’intera platea, secondo una prima stima messa a punto dall’Ufficio studi dell’Aran per Il Sole-24 Ore.

Esclusi dallo sgravio sono solo i 185.502 dipendenti della fascia di reddito più elevata, ben oltre la fatidica soglia dei 55mila euro lordi annui, ovvero i dirigenti, i magistrati, il personale diplomatico in carriera, i prefetti o i dirigenti con maggior anzianità e carriera alle spalle di settori come quello delle autorità penitenziarie o delle authorities indipendenti. Tra i beneficiari del bonus Irpef la stragrande maggioranza, quasi il 92%, ha un contratto a tempo indeterminato, un’area cui appartengono anche tutti gli esclusi perché sopra la soglia dei 55mila euro. Tra gli altri, che beneficiano del bonus con un peso variabile, ci sono tutti gli altri, ovvero i contrattisti a termine della scuola, i volontari e gli allievi delle forze armate e dei corpi di polizia, gli oltre 83mila contrattisti a termine delle amministrazioni centrali, chi ha un contratto di formazione lavoro o in somministrazione con quale amministrazione centrale o territoriale (sarebbero oltre 9mila); perfino i 17.300 lavoratori “socialmente utili” beneficeranno del taglio al cuneo.

Nel caso del pubblico impiego, tuttavia, il beneficio in arrivo nel 2014 non si compensa con la confermata perdita determinata dal mancato rinnovo del contratto, che questa volta si porta dietro pure un colpo di spugna sull’indennità di vacanza contrattuale. Nel prossimo biennio (sempre stime Aran; si veda Il Sole-24 Ore del 16 ottobre) produrrà risparmi cumulati per circa 5 miliardi. Il calcolo è stato effettuato prendendo in considerazione l’indice Ipca depurato dai prodotti energetici, la cui variazione dovrebbe essere del 2% quest’anno e dell’1,8% nel 2014. E il conto sale a 11,5 miliardi se si cumulano i risparmi generati dal blocco dei contratti dal 2010 al 2014, anno in cui i redditi da lavoro dipendente si fermeranno a 161,9 miliardi (10,1% del Pil).

Per statali e dipendenti degli enti territoriali solo il Parlamento può a questo punto dire se arriverà qualcosa di più con questa legge di stabilità. Sui tagli del 10% agli straordinari, per esempio, un margine di discussione ci sarebbe. Ieri a confermarlo è stato lo stesso ministro per la Pa e le Semplificazioni, Gianpiero D’Alia, a patto però che i saldi restino invariati. Secondo il ministro si potrebbe ad esempio immaginare di differenziare il taglio o circoscriverlo solo a quelle attività lavorative che non comportino degli sforzi di natura operativa sul campo. I tagli, secondo D’Alia, potrebbero essere previsti solo «se si tratta di straordinari per ordinaria attività di ufficio». E potrebbero quindi essere esentati i dipendenti che «lavorano sul campo», come per esempio le forze di polizia. «Ci sono tante soluzioni – ha detto – non mi sembra che questo possa giustificare uno sciopero come quello annunciato». Si vedrà. Intanto i sindacati hanno annunciato per lunedì un vertice per decidere quali forme di mobilitazione adottare contro una stabilità che non li ha convinti, a partire appunto dalle scelte fatte sul pubblico impiego.

Il Sole 24 Ore – 19 ottobre 2013 

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