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Il Tesoro: «Le Regioni paghino i debiti». Il ministero conferma il problema dei forti disavanzi e avverte: se ne facciano carico i governatori. Rischio di un buco fino a 20 miliardi

«Una soluzione non è stata ancora individuata, ma sarà tale da non mettere a rischio il pagamento dei debiti arretrati, e soprattutto deve essere chiaro fin da ora che non ci sarà alcun impatto sui conti pubblici». Il ministero dell’Economia conferma che il problema dei fortissimi disavanzi che stanno emergendo nei bilanci di alcune Regioni per l’uso distorto dei fondi concessi dal governo per il pagamento dei debiti arretrati, «esiste, è all’attenzione della Ragioneria e deve essere approfondito», ma anche che dovranno essere le stesse Regioni a farsene carico.

Come è successo con il Piemonte, dove il governatore è stato nominato anche commissario per il pagamento dei debiti, ed è stato costretto ad alzare le tasse locali per far fronte ad un buco nel bilancio 2013 di oltre 2 miliardi di euro. La soluzione che cerca il governo, spiega il ministero, è una «soluzione contabile» che permetta di gestire il buco che si sta materializzando. Forse anche una legge per spalmare il debito su più anni, ma non un intervento a carico dello Stato. La cifra della manovra di bilancio del 2016, cui sta lavorando il Tesoro, non cambia. Bisognerà trovare almeno 25 miliardi, e non è escluso che una parte dei tagli ricada proprio sulle Regioni.

Dopo la sentenza della Consulta, che ha dichiarato incostituzionale il bilancio del Piemonte, rischiano già di dover fronteggiare un disavanzo aggiuntivo stimato tra i 9 e i 20 miliardi di euro. Il problema riguarda molti governatori, ma non tutti. La Toscana ieri si è chiamata fuori. È a posto anche la Lombardia, ma il governatore Roberto Maroni non fatica ad ammettere che «anche alla luce della sentenza della Consulta sul bilancio del Piemonte, le Regioni sono in grossa difficoltà. I tagli annunciati le penalizzeranno. Sono preoccupato perché quando si tratta di tagli e non si premia il merito, i soldi vengono a prenderli in Lombardia» che ha già avuto il benestare ai bilanci 2013 e 2014. Rischierebbero invece il Lazio, per cifre importanti, ed altre Regioni, non solo nel Sud.

A destare preoccupazioni non sono solo le Regioni. I tagli immaginati sulle Province sono a forte rischio. Dal 2010 le risorse hanno subito una sforbiciata di 3,7 miliardi. Nel 2015 dovrebbero dare ancora un miliardo, poi 2 nel 2016 e 3 nel 2017, per un taglio complessivo dei fondi del 50%. Troppo forte dice la Corte dei conti, visto che le funzioni delle Province, e il loro personale, non sono stati ancora trasferiti. E il governo, invece di risparmiare, rischia di doverci mettere soldi.

M. Sen. – Il Corriere della Sera – 24 agosto 2015 

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