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Il Veneto e le isole spingono il No. L’eccezione di Milano: vince il Sì. Risultato negativo nelle grandi città. Respinta la riforma a Roma, Torino, nettamente a Napoli

di Nando Pagnoncelli. I l voto delle grandi città è sempre un termometro dello stato del Paese. Oggi l’orientamento dei centri principali sembra confermare le posizioni espresse nelle recenti consultazioni amministrative, anche se naturalmente con qualche approssimazione.

A Milano la situazione è quasi definita, e sembra primeggiare, sia pur di misura, il Sì. La città che ha premiato, anche qui di misura, Sala, con un prevalere di voti moderati come è nelle sue caratteristiche, appare orientarsi verso un’approvazione della riforma costituzionale. Si tratta senza dubbio un dato importante: Milano è la città oggi più attrattiva e in movimento dell’intero Paese, quella che ha in qualche modo guidato, con Expo, la spinta alla (lieve) ripresa economica generale.

A Torino invece è più netta la prevalenza del No. Continua a essere maggioritaria l’opzione «antisistema» che ha caratterizzato le elezioni amministrative. La città sabauda esprime però una divisione importante, con circa il 46% di Sì, specchio delle difficoltà nel trovare un nuovo paradigma condiviso dopo la chiusura dell’esperienza del ventennio bipolare, dominato da berlusconismo e da antiberlusconismo. E, soprattutto, è la città in cui il confronto Pd/Movimento 5 Stelle è dirimente.

A Bologna la tendenza, come era nelle aspettative diffuse, è alla prevalenza del Sì. È però una vittoria, ma non uno sfondamento come peraltro in tutta la regione, ciò che rende più cocente la sconfitta del Sì. Anche perché segnala una difficoltà di Renzi nel convincere ed aggregare intorno a sé il Pd. E che rischia di mettere implicitamente in discussione il suo ruolo nel partito.

A Roma la situazione è quella che ci si aspettava, con le proporzioni del risultato nazionale. Rispecchia e conferma le difficoltà del Pd nella capitale, conferma più in generale la reazione negativa di un Centro-Sud che tende, più che nel Nord, a votare contro (assieme al Veneto e alle isole). Non si tratta di uno tsunami come avviene nelle grandi città del Sud, ma rimane una sconfitta netta.

A Napoli si delinea una vittoria nettissima del No. Anche questo un risultato atteso nelle sue dimensioni. La città che ha anticipato (e, con de Magistris, personalizzato) la ribellione antisistema, conferma le proprie tendenze. Un segnale di difficoltà non tanto per Renzi, in questo caso, quanto per il governatore De Luca.

In definitiva le grandi città hanno segnalato una difficoltà spesso netta per Renzi e per il suo progetto. Che la battaglia del Sì fosse difficile era evidente a tutti, tanto più che i sostenitori di questa opzione erano minoranza in termini di consensi politici nel Paese. Ed era altrettanto evidente che nella «pancia» dell’Italia, zone rurali e Sud, le difficoltà sarebbero state più aspre. Un risultato non positivo nelle grandi città è però particolarmente difficile da metabolizzare per Renzi e per il gruppo dirigente attuale del Pd, che dovrà affrontare un percorso congressuale particolarmente complesso. E forse creerà qualche problema in più nel percorso post referendum e nella ricerca di un nuovo governo.

Il Corriere della Sera – 5 dicembre 2016 

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