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Il Veneto resta in fascia gialla, ma sale la tensione ospedaliera. Zaia: «Stimolo a fare di più. Ora il sistema tiene tra 10 giorni non è detto». Tende negli ospedali

Michela Nicolussi Moro, Il Corriere del Veneto. «Superato» da Abruzzo, Basilicata, Liguria, Toscana e Umbria, che passano in area arancione mentre la Campania oggi potrebbe diventare rossa, il Veneto resta zona gialla, con un indice del contagio (Rt) che sale da 1,47 a 1,57 e una classificazione «4» di rischio, «moderato con una probabilità elevata di progredire a rischio alto nel prossimo mese». E’ il verdetto uscito dall’aggiornamento della «mappa da Covid in Italia» operato ieri dal Comitato tecnico scientifico nazionale in base agli ultimi dati inviati dalle Regioni ed elaborati dalla cabina di regia. Per il Veneto non cambia nulla: rimangono il coprifuoco dalle 22 alle 5, l’obbligo per bar e ristoranti di chiudere alle 18 e per i centri commerciali di fermarsi al sabato e alla domenica; confermata la sospensione dell’attività per teatri, cinema, musei, mostre, sale gioco, scommesse, Bingo e slot machine, piscine e palestre. Si continua con la didattica a distanza solo per le scuole superiori e la capienza al 50% sui mezzi pubblici. Nessun limite di spostamento tra Comuni o Regioni, fatta eccezione per l’ingresso in quelle rosse, legato all’autocertificazione.

«Mantenere la fascia gialla è uno stimolo a lavorare ancora di più — commenta il governatore Luca Zaia —. Grande merito di questo risultato va al nostro Sistema sanitario e ai suoi operatori. Ai cittadini l’appello affinché i comportamenti di pochi irriducibili non mettano a repentaglio la libertà e la salute della comunità. Deve tornare forte lo spirito dello scorso marzo, quando tutti abbiamo lavorato allo stesso obiettivo». Oggi si contano 533 casi di coronavirus per 100mila abitanti e altri 3080 focolai, per un totale di 6652. Aumenta leggermente il tasso di occupazione dei letti: dal 16% al 19% in Terapia intensiva e dal 19% al 23% in area medica (dati Agenas). Ma l’Istituto superiore di Sanità rileva oltre il 50% di possibilità di arrivare velocemente ad occupare il 30% dei letti di Rianimazione e il 40% di quelli di Malattie infettive e Pneumologia. «Da oggi cominciamo a caricare anche i tamponi rapidi (quelli molecolari eseguiti dal 21 febbraio sono 2.463.770, ndr ), circa 10mila al giorno, che pesano nel computo dei contagi — annuncia Zaia —. Non ci siamo mai permessi di mettere in dubbio l’importanza del lavoro di squadra con il governo, ma dobbiamo specificare aspetti tecnici che non sempre inquadrano il Veneto nella giusta dimensione».

E a proposito di quadro generale, ieri si sono registrati 30 decessi (+15), ulteriori 2228 contagi e, soprattutto, un’escalation di ricoveri: 1647 in Malattie infettive e Pneumologia (+111) e 211 (+9) in Terapia intensiva. «La situazione epidemiologica continua a peggiorare in tutto il Paese — dichiara il professor Gianni Rezza, direttore del Dipartimento di Prevenzione al ministero della Salute — si rileva un Rt medio di 1,7 (con la punta dell’1,99 in Lombardia, ndr ). Aumentano i ricoveri, soprattutto in Terapia intensiva, e ciò giustifica la necessità di interventi più restrittivi e l’adozione di comportamenti prudenti da parte della popolazione». «La tensione a livello ospedaliero si sente — conferma il governatore — per ora il Sistema sanitario regionale regge ma se i cittadini non ci aiutano assumendo comportamenti responsabili, l’attuale assetto potrebbe non bastare tra dieci giorni. Ogni struttura ha un limite, oltre al quale scatta il punto di non ritorno. E poi resta il problema del personale, per i mille letti di Terapia intensiva attivati e per le case di riposo». A tale proposito, annuncia Manuela Lanzarin, assessore a Sanità e Sociale: «In Commissione Salute, a Roma, abbiamo approvato un documento con il quale chiediamo al ministro della Salute, Roberto Speranza, un intervento straordinario per garantire e accelerare le assunzioni necessarie. Stiamo compiendo sforzi immani per garantire il minimo vitale ma le Rsa, fiaccate dall’organico all’osso e per di più decimato dal coronavirus, sono al collasso. Proviamo a dare loro un aiuto concreto». Per esempio individuando centri anziani Covid dedicati, dove trasferire i degenti infetti dalle altre case di riposo.

Sul fronte degli ospedali, invece, tornano le tende, già viste a marzo davanti ai Pronto Soccorso (erano 128) e nonostante siano in arrivo (gara già conclusa) i prefabbricati deputati al Triage dei casi sospetti e ai tamponi. Da piazzare sempre davanti ai 46 Pronto Soccorso. «Ci prepariamo al peggio, le tende potrebbero rappresentare un appoggio in caso di necessità — spiega Zaia — saranno riscaldate e serviranno al Triage, alle prime cure ai pazienti problematici o ai malati in attesa di ricovero». «Le prime tre sono in fase di montaggio — dice l’assessore alla Protezione civile, Gianpaolo Bottacin — le altre sorgeranno in base alle richieste delle Usl. Saranno presidiate da volontari della Protezione civile e disporranno di 8 posti letto ciascuna, che però non intendiamo riservare ai ricoveri, avendone a disposizione seimila negli ospedali, 110 nelle strutture intermedie e altri 740 negli ex nosocomi riaperti a Monselice, Valdobbiadene, Bussolengo, Isola della Scala, Zevio e Noale».

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