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Il Veneto vuole riaprire i servizi sanitari ai “fuori regione”. «Valorizzare logica di sistema»

1a12aasanita3«Abbiamo dato parere alla Giunta perché si superino gli accordi con altre Regioni, e sia la nostra sanità pubblica sia quella privata possano vendere prestazioni anche a chi arriva da fuori regione: è una garanzia anche per i posti di lavoro per la sanità privata». Leonardo Padrin (Pdl), presidente della commissione “Sanità” del Consiglio regionale, annuncia un’altra novità introdotta rispetto alle proposte originarie della Giunta. «C’era un precedente vincolo posto dall’ex segretario generale della sanità Ruscitti – spiega il capogruppo Dario Bond del Pdl – ma ora noi chiediamo che si liberalizzi la possibilità di offrire i servizi sanitari».

L’obiettivo è che la sanità sia considerata «non solo come un servizio di cura ma anche come un fattore produttivo e occupazionale, da valorizzare in una logica di sistema». In particolare si è chiesto di «rivedere anche le tariffe delle prestazioni di alta specialità (al fine di incrementare la capacità di attrazione della sanità veneta nei confronti dei pazienti provenienti da altre regioni)».

UNA MAXI-VERIFICA A SETTEMBRE PRO ZONE MONTANE. Come noto, la maggioranza Pdl-Lega ha preso 13 milioni destinati a Verona e li ha redistribuiti a Chioggia, Belluno, Feltre, Rovigo e Adria, con le opposizioni che hanno abbandonato l’aula sostenendo che si tratta di operazioni di bottega. Ma oltre a questo la commissione ha introdotto – su proposta del presidente Padrin – la verifica a settembre sui consultivi del primo semestre 2011 dei bilanci delle Ulss «per monitorare l’appropriatezza della spesa sanitaria in Veneto e verificare gli eventuali maggiori costi determinati dai territori montani, dalla presenza turistica e dalla dispersione territoriale della popolazione». «In sostanza chiediamo che questi criteri, come la migrazione turistica o lo spopolamento, vengano introdotti nella verifica semestrale sulla distribuzione delle risorse», spiega Bond: a settembre, come noto, di sicuro si tornerà anche a discutere delle risorse in più ottenute dal Veneto a Roma per la sanità e non distribuite dalla Giunta regionale in questa prima operazione di suddivisione dei soldi tra le Ulss. «Non ci sono tesoretti nascosti: a settembre – assicura Bond – si metteranno i dati a disposizione di tutto il consiglio e si farà un riparto trasparente».

«PIÙ RISORSE AD ASIAGO». Sempre in vista della grande verifica semestrale, la commissione “Sanità” ha poi affiancato alcune raccomandazioni invitando la Giunta a potenziare e omogeneizzare la rete dell’urgenza-emergenza in particolare nei territori più difficili come la montagna e la laguna. In particolare la giunta Zaia è tenuta a «riconoscere la specialità di alcuni ospedali per la loro collocazione territoriale o la loro vocazione di cura, come quelli di Asiago, Lamon, Chioggia e Adria». Infine, la commissione ha raccomandato alla Giunta di razionalizzare la distribuzione delle specialità tra strutture pubbliche e struttura private, al fine di evitare dispendiose concorrenze.

FARI PUNTATI SULL’ARPAV. Chiude la lista delle osservazioni-raccomandazioni inviate dal Consiglio regionale a palazzo Balbi la richiesta di chiarire la natura dei compiti e delle prestazioni di Arpav, il cui bilancio è stato sinora finanziato pressoché integralmente con le risorse del fondo sanitario destinate ai livelli essenziali, ma come noto con un calo di 8 milioni rispetto all’anno scorso, e con l’Agenzia che ha già denunciato forti problemi di bilancio. «Abbiamo anche chiesto – precisa Padrin – il rafforzamento dei reparti di pronto soccorso e anche la costituzione di un servizio di idroambulanza fissa per isole veneziane».

Il Giornale di Vicenza – 3 giugno 2011

 

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