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Illegittima la revisione del project financing per l’ospedale dell’Angelo. L’Ulss 12 dovrà pagare la rata da 40 milioni non versata l’ultimo anno

E’ finita male. Malissimo. E l’Ulss 12 dovrà ora staccare un assegno di 40 milioni di euro. Più gli interessi. Più le spese legali. E non è detto che sia finita perché di mezzo c’è una richiesta danni per altri 47 milioni di euro. Che cosa è successo? Che l’Ulss 12, sotto la guida di Giuseppe Dal Ben, ha deciso di rivedere il contratto stipulato a suo tempo tra Ulss 12 e Veneta sanitaria finanza di progetto, ovvero la cordata di privati guidata da Astaldi e composta anche da Gemmo e Mantovani, per la costruzione dell’ospedale dell’Angelo.

Peccato che il collegio arbitrale, incaricato di comune accordo – Ulss e privati – e composto da tre giudici, abbia detto chiaro e tondo che è illegittimo rivedere unilateralmente gli impegni contrattuali e, dunque, l’Ulss dovrà restituire alla Veneta sanitaria finanza di progetto tutti i soldi che non ha versato nell’ultimo anno. Insomma, una batosta.

Peraltro c’è da dire che l’unica scusante è quella delle buone intenzioni di cui, come è noto, sono lastricate le vie dell’inferno e anche quelle giudiziarie. Perché è vero che l’Ulss era partita dall’idea di risparmiare, ma finisce che i cittadini saranno chiamati a spendere, invece, molto di più di quel che avrebbero speso se l’Ulss 12 avesse continuato a pagare.

Sui 17 punti in discussione, il collegio arbitrale composto dai prof. Vin cenzo Cuffaro, Mario Bussoletti e Nicolo Upari, boccia l’Ulss ben 14 volte e le da ragione solo 3 volte. E la “ragione” dell’Ulss vale purtroppo solo 4 milioni 151 mila euro mentre la “ragione” dei privati che hanno costruito il nuovo ospedale di Mestre vale 43 milioni e 268 mila euro. Fa quasi 40 milioni di euro a favore dei privati, che ne chiedono adesso altri 47 dal momento che i mancati pagamenti dell’Ulss 12 hanno fatto fallire una trattativa per la cessione di alcune quote della Veneta Sanitaria Finanza di progetto ad un Fondo di investimento estero. Se riuscissero a dimostrare il danno, l’iniziativa dell’azienda verrebbe a costare alle casse pubbliche più di 80 milioni di euro. Peraltro il collegio arbitrale ha passato in rassegna punto per punto i termini della controversia ed ha dato torto all’Ulss sia sul pagamento delle tariffe per gli esami di radiologia, neuroradiologia e di laboratorio, sia sulla manutenzione delle apparecchiature elettromedicali e sulle forniture di arredi e apparecchi vari. Su tutti questi punti l’Ulss aveva sostenuto che i privati avevano “caricato” i prezzi. I giudici hanno chiarito che il contratto prevedeva questo ricarico, che serviva proprio per remunerare l’investimento dei privati. E il fatto che il tasso di rendimento sia altissimo – tra il 20 e il 21% – non giustifica i mancati pagamenti da parte dell’Ulss 12. Su quali punti invece l’Ulss ha ragione? Sui costi di gestione amministrativa del laboratorio di analisi di Venezia – che vale un paio di milioni di euro – e pure sull’accorpamento di alcuni esami. In più il Collegio arbitrale dice che Ulss e privati devono mettersi d’accordo sull’adeguamento delle tariffe di certi esami – radiologia, neuroradiologia e costi del sistema informatico. L’Ulss cioè è autorizzata a tagliare i costi del 5 per cento da luglio a dicembre 2012 e del 10 per cento da gennaio 2013. Ma è una magra consolazione rispetto al resto, e sul resto l’Ulss ha torto. Resta da dire che la decisione è stata presa a maggioranza perché uno dei tre giudici, il prof. Nicolo Lipari, pur premettendo che l’Ulss non poteva unilateralmente decidere di non pagare, ritiene che fosse giusto tentare di fare una spending review. Peccato che sia stata fatta alla véneta e sia diventata una “spending de più”.

Il Gazzettino – 12 luglio 2015 

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