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Impiego, a gennaio l’Agenzia nazionale: meno ammortizzatori, più politiche attive

di Giusy Franzese. «In cinque mesi dobbiamo fare quello che non si è fatto in 30 anni». Sospira il sottosegretario al Welfare, Carlo Dell’Aringa.

La nuova partita (dopo il decreto appena varato) su cui il governo scommette per rilanciare l’occupazione è la riforma dei centri per l’impiego, ed è una partita affidata a lui. «È una grande opportunità che non possiamo farci sfuggire» dice. Al Consiglio europeo il premier Letta è riuscito a far assegnare all’Italia, all’interno del piano denominato ”garanzia giovani”, il triplo delle risorse che inizialmente ci spettavano, 1,5 miliardi di euro anziché 500 milioni.

Dal gennaio 2014 si potrà iniziare ad utilizzare il primo miliardo. Obiettivo dello Youth Guarantee: assicurare un percorso di inserimento nel mercato del lavoro ai giovani, anche con apprendistati stage e tirocini, entro 4 mesi dalla fine degli studi o dall’inizio della disoccupazione. I centri per l’impiego saranno il punto di snodo fondamentale di questa scommessa.

Al ministero del Lavoro, coordinate da Dell’Aringa, ci sono state già una serie di riunioni con Regioni e Province, gli enti che gestiscono servizi e centri per l’impiego. A che punto stiamo? «L’idea del governo è quella di realizzare un’Agenzia nazionale che dovrebbe federare le varie agenzie regionali con compiti di indirizzo, definizione dei livelli minimi delle prestazioni, valutazione e monitoraggio. Per le Regioni significa rinunciare ad alcune competenze. Finora c’era sempre stata una certa ritrosia. Adesso qualche disponibilità c’è. Nel frattempo, nel decreto varato la scorsa settimana, si prevede una struttura di missione, di fatto una task force, comandata dal ministero del Lavoro a cui sono chiamati a partecipare anche rappresentanti di Regioni, Province, Camere di commercio e i presidenti di Italia Lavoro e Isfol». Servirà per cercare soluzioni alle emergenze, date dai giovani ma anche dai lavoratori in cassa integrazione.

MENO AMMORTIZZATORI

In prospettiva c’è il riequilibrio delle risorse spese: ora mettiamo troppo sugli ammortizzatori e poco sulle politiche attive. Il contrario di quello che fanno altri Paesi. Cosa che ci fa stare sempre in affanno. Lo siamo di nuovo, ad esempio, per la cig in deroga. «In effetti si sta riaprendo una questione che sembrava chiusa con l’ultimo rifinanziamento. Le richieste stanno aumentando e tra le Regioni c’è fortissima preoccupazione» ammette Dell’Aringa. Come risolvere? Con due azioni concomitanti. Da una parte la definizione dei nuovi criteri di accesso agli ammortizzatori sociali, «più omogenei sul territorio nazionale e più severi su durata, causali, beneficiari». Dall’altra un’azione più efficace nel ricollocamento «anche mettendo in campo incentivi mirati, suddivisi per categorie di lavoratori basate su diversi gradi di occupabilità. E quindi incentivi maggiori per le fasce di lavoratori meno appetibili, più deboli» spiega il sottosegretario.

Oltre gli incentivi ci devono essere uffici che funzionano, che riescono a mettere in contatto domanda e offerta di lavoro.

LE MIGLIORI PRATICHE

«Secondo gli ultimi dati disponibili, poco più dell’1% dei lavoratori trova un posto attraverso i centri per l’impiego» osserva Dell’Aringa. Che poi precisa: «Esistono numerose eccezioni di Province i cui centri funzionano bene. È un fenomeno abbastanza recente che sta a dimostrare che se c’è la volontà politica le cose si possono fare». Proprio dall’esempio di queste ”migliori pratiche” arriva la necessità di una riforma che metta più risorse sul piatto, ma anche maggiori competenze e professionalità. Altrimenti anche la potenza del web è inutile. «Non basta avere un computer, i dati vanno cercati, incrociati, bisogna che ci sia un rapporto di mutua fiducia con le imprese che devono convincersi che i centri per l’impiego pubblici sono un veicolo efficace».

I PRIVATI

Molto importante sarà lo scambio di informazione costante tra i centri per l’impiego e associazioni, sindacati, scuole. Nel progetto del governo c’è spazio anche per una maggiore collaborazione con le agenzie di collocamento private. Dell’Aringa la spiega così: «Si può studiare un meccanismo secondo il quale, una volta divise le categorie di lavoratori per grado di occupabilità, il centro per l’impiego si rivolga alle agenzie private, con una sorta di bando, remunerando quelle che riescono a sistemare con contratti di almeno sei mesi i casi più complicati».

Messaggero – 1 luglio 2013

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