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In pensione con quota 100 a chi conviene e a chi no. Interessati i nati tra il 1952 e il 1959. Ingressi dal 1° agosto per il personale pubblico

IL CENTRO. Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del decretone con Quota 100 e Reddito di cittadinanza potrà cominciare a fare i calcoli sull’anticipo di pensione.

BENEFICIARI. Le misure per l’anticipo della pensione con quota 100 potranno essere utilizzate a vario titolo dai nati tra il 1952 e il 1959, ma con il meccanismo del fondo di solidarietà bilaterale legato ad un accordo sindacale si potrà smettere di lavorare anche per i nati tra il 1960 e 1962 grazie all’assegno straordinario finanziato dalle imprese.

QUANDO. I primi ingressi in pensione saranno dal 1 aprile per i dipendenti del privato e gli autonomi e dal 1 agosto per i dipendenti pubblici.

QUANTO SI PERDE. Chi esce con cinque anni di anticipo potrà perdere in media circa il 25% dell’importo di pensione che avrebbe avuto uscendo in vecchiaia a 67 anni a causa dei contributi non versati e del calcolo legato a un coefficiente di trasformazione più basso.

QUANTI SONO. È improbabile che le uscite anticipate siano in tre anni un milione in più rispetto a quelle con i requisiti attuali. Quest’anno – secondo i conti dello stesso governo – è possibile che si raggiungano le 315.000 uscite dato che andranno in pensione le persone che in questi ultimi anni sono state bloccate dagli incrementi di età e contributi. Non è possibile che le stesse cifre si ripetano nel 2020 e nel 2021 dato che 360.000 sono le pensioni totali di vecchiaia e anticipate liquidate nel 2017 (266.000 nel 2018). Se invece fossero davvero un milione alla fine le pensioni liquidate in anticipo rispetto ai requisiti al momento in vigore allora non basteranno le risorse stanziate per i prossimi tre anni. Ma andiamo per ordine.

NATI TRA IL 1952 E IL 1959. Potranno andare in pensione con Quota 100 tutti coloro che compiranno 62 anni fino al 2021 ma anche coloro che ne compiono 67 quest’anno se vorranno anticipare il riposo di qualche mese. Dovranno avere almeno 38 anni di contributi e quindi aver cominciato a lavorare almeno dal 1980 senza interruzioni per chi ha già i requisiti oggi e dal 1983 per chi andrà nel 2021. Nella sostanza per avere il massimo del vantaggio bisogna aver cominciato a lavorare a 24 anni (con 38 di contributi si esce cinque anni in anticipo).

FONDI SOLIDARIETÀ. Chi quest’anno compie 57 anni (ed è nato quindi nel 1962) potrebbe entro il 2021 essere inserito in un fondo di solidarietà bilaterale con un assegno straordinario di sostegno al reddito verso la pensione con Quota 100. È necessario un accordo collettivo sindacale con uno scambio sui lavoratori da assumere. È un percorso che prevede il versamento da parte dei datori di lavoro dei contributi per il periodo nel quale si sta nel fondo quindi è probabile che riguardi solo le aziende medio-grandi.

PENSIONE RIDOTTA. Secondo calcoli arrivati da diverse fonti chi anticipa il riposo di cinque anni avrà una pensione di circa il 25% più bassa di quella che avrebbe uscendo a 67, altre fonti parlano però di una riduzione pari al 3,5% per ogni anno di anticipo. Questo accade sia perché non si versano contributi per cinque anni sia perché si va in pensione con un coefficiente di trasformazione più basso. Si riceve però la pensione per più anni (fino a cinque in più) e quindi si ha un vantaggio comunque se si vive meno a lungo (fino a circa 23 anni dopo il pensionamento) e un bilancio negativo se si vive più a lungo (l’assegno sarà più basso più a lungo).

DIVIETO CUMULO. Oltre alla perdita monetaria (a lungo termine) la decisione sull’anticipo della pensione o meno sarà legata al divieto di cumulo con l’attività lavorativa. È per esempio assai improbabile che i medici (che sono una parte consistente della platea che matura il diritto) decidano di lasciare il lavoro prima dell’età di vecchiaia se si vieta loro di lavorare privatamente.

LA PLATEA NEL TRIENNIO. Dopo l’esodo atteso per il 2019 ci si aspetta per gli anni successivi un numero più limitato di uscite. L’Ufficio parlamentare di Bilancio aveva calcolato tra le uscite 2019 (la platea ipotizzata a novembre era di 475.000 persone per il 2019, ma non erano ancora state definite le finestre) il 90% già con i requisiti raggiunti nel 2018 e il 10% con il raggiungimento nell’anno. È possibile che nel 2020 e ’21 ci possano essere circa 100.000 lavoratori supplementari l’anno con la possibilità di uscire con Quota 100 ma sembra difficile raggiungere le stime del Governo.

IN ANTICIPO SOPRATTUTTO UOMINI E LAVORATORI NORD. È probabile che due terzi di coloro che usciranno con le nuove regole siano uomini. Saranno avvantaggiati soprattutto gli uomini del Nord e gli impiegati pubblici (con carriere contributive più lunghe). Sono gli stessi che beneficeranno anche dello stop all’aumento dei requisiti legati alla speranza di vita fino al 2026 per la pensione anticipata che «congela» a 42 anni e 10 mesi (41 e 10 mesi le donne) i contributi necessari alla pensione indipendentemente dall’età anagrafica. A questo requisito va aggiunta la finestra trimestrale.

OPZIONE DONNA. Nel decretone c’è anche la proroga dell’Opzione donna, cioè la facoltà per le lavoratrici di andare in pensione a 58 anni (le autonome a 59 anni) con 35 anni di contributi. In questo caso l’assegno sarà calcolato tutto con il sistema contributivo.

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