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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Inalca apre in Canada per conquistare gli Usa. Nuovo stabilimento con Italpasta per la produzione di salumi. Nel mirino anche una società commerciale di Hong Kong
    Notizie ed Approfondimenti

    Inalca apre in Canada per conquistare gli Usa. Nuovo stabilimento con Italpasta per la produzione di salumi. Nel mirino anche una società commerciale di Hong Kong

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche14 Febbraio 2017Nessun commento3 Minuti di lettura
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    Dal Nordamerica all’Asia. Cremonini continua a correre, apre uno stabilimento di salumi in Canada e si appresta ad acquisire, entro febbraio, un grosso distributore ad Hong Kong. Entro il semestre è in programma anche un’altra operazione in Finlandia.

    «Si tratta di una joint venture con la società canadese Italpasta – rivela Luigi Scordamaglia, ad di Inalca, controllata del gruppo Cremonini – nella quale abbiamo il 60% delle quote. I canadesi offrono lo stabilimento fisico mentre noi provvediamo alle linee di produzione. La partnership ha l’obiettivo di servire anche il mercato statunitense: sperimentiamo un modello facilmente replicabile in altri Paesi». Nel complesso è un investimento di 4 milioni.

    Italpasta è un’azienda storica dell’Ontario produttrice di pasta e importatrice di prodotti italiani di marca (Colussi, Bauli, Misura, Agnesi) mentre Inalca è la divisione dedicata alla produzione di carne bovina,salumi e snack che nel 2016 dovrebbe aver registrato ricavi per 1,76 miliardi.

    Dalla parte opposta del mondo, Inalca Food & Beverage, specializzata nella distribuzione internazionale di specialità agroalimentari italiane, sta per finalizzare l’acquisizione «di una grande società di distribuzione di Hong Kong – sottolinea Scordamaglia -. Ne controlliamo già un’altra piccola che, successivamente, provvederemo a integrare».

    Inalca Food & beverage opera con varie piattaforme logistiche internazionali nella distribuzione dei prodotti tipici della cucina italiana, soprattutto al servizio delle Pmi. La società è focalizzata nel segmento medio-alto del canale Horeca e garantisce anche alle catene retail forniture regolare.

    Negli ultimi anni la start up Inalca Food & Beverage è cresciuta a grandi passi: ha rilevato società distributive alle Canarie, in Thailandia, Australia e Malesia «per un fatturato che quest’anno toccherà gli 80 milioni di euro» specifica Scordamaglia. Ora la road map di Inalca prevede di fare tappe a Singapore, Filippine e nell’area caraibica.

    Le notizie di Inalca sono emerse nel corso di un tour di Federalimentare nel quadro del programma “Apertamente”, pensato per aprire le porte degli stabilimenti alimentari ai cittadini. Secondo gli industriali «la chiarezza e l’approfondimento sono preferibili a un approccio scandalistico che rischia di demonizzare un cibo piuttosto che un altro».

    Ad “Apertamente” ha preso parte anche l’azienda lecchese Mauri, punto di riferimento per la tradizione casearia lombarda con il taleggio e il gorgonzola. Nel polo di Pasturo (l’altro è a Treviglio) la maturazione avviene nelle grotte naturali della Grigna. L’azienda, guidata da Nicoletta Merlo, dichiara una trentina di milioni di ricavi, di cui il 30% all’export. «Il mercato italiano rimane debole – sottolinea Emilio Minuzzo, nipote dell’ad Merlo – ed è più che mai strategico aumentare l’export».

    Vetrina anche per le Distillerie Branca che vantano prodotti icona come Fernet Branca, Carpano, Punt e mes. Branca ha stabilimento e cantina storica a Milano oltre che un sito in Argentina, dove il successo è forse superiore all’Europa. In Italia gli alcolici scontano una lunga crisi dei consumi «che nel 2016 si è ancora sentita in alcune aree» osserva il presidente Niccolò Branca. Bene invece in Argentina dove la Branca Destilerìas continuare a macinare record e a investire sull’ampliamento dello stoccaggio. Il problema dell’Argentina rimane l’inflazione (al 20%), lo scivolamento del pesos (in quattro anni si è quasi dimezzato sull’euro) e il lento scongelamento degli utili da esportare. Nel 2015 la società italiana ha fatturato 83 milioni (di cui 28 all’export) e quella argentina 188 milioni.

    Emanuele Scarci – Il Sole 24 Ore – 14 febbraio 2017

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