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Incarichi. Allarme Anac, responsabilità più pesanti per amministratori e dirigenti se l’ente non si adegua alla legge Severino

di Gianni Trovati. Regioni, Province e Comuni spesso si disinteressano di adeguare i propri ordinamenti interni alle leggi anticorruzione, e questo può moltiplicare le responsabilità a carico di chi firma nomine illegittime alla luce del decreto su inconferibilità e incompatibilità. L’allarme arriva dall’Anac, che in un comunicato diffuso ieri chiede agli enti territoriali di attivarsi in fretta nell’adozione dei regolamenti per evitare «l’aggravarsi delle conseguenze economiche» che si determina con «il protrarsi dello stato di inerzia da parte delle pubbliche amministrazioni».

Le regole

Per capire il problema, bisogna tornare al decreto che ha attuato il capitolo della legge Severino sulle inconferibilità e incompatibilità degli incarichi, in particolare per quel che riguarda le nomine nelle società partecipate (Dlgs 39/2013). In quel provvedimento si fissano le griglie che impediscono per esempio di affidare a ex sindaci, presidenti o assessori (nel caso dei Comuni, solo dai 15mila abitanti in su) incarichi amministrativi dirigenziali o di vertice negli stessi enti, nelle realtà pubbliche loro collegate e nelle società controllate. Gli incarichi che violano queste regole, e tutti i contratti conseguenti, sono nulli, e chi li ha firmati o comunque approvati subisce una doppia sanzione perché

• è considerato responsabile delle conseguenze economiche prodotte dai contratti poi dichiarati nulli

• non può per i tre mesi successivi conferire altri incarichi.

Proprio per quest’ultima sanzione, le amministrazioni territoriali avrebbero dovuto adeguare i propri regolamenti interni per stabilire chi sostituisce le persone temporaneamente bloccate dallo stop trimestrale nel conferimento di incarichi. La scadenza fissata dal decreto attuativo della è scaduta ormai da quasi due anni, perché le Pa avrebbero avuto tre mesi di tempo dall’entrata in vigore della norma, ma un’indagine condotta dall’Autorità nazionale anticorruzione ha mostrato che in molte amministrazioni i regolamenti non sono stati mai adeguati, e quindi dovrebbe scattare il potere sostitutivo previsto dall’articolo 18, comma 4 del Dlgs 39/2013.

Le conseguenze

Vista la situazione, l’Autorità guidata da Raffaele Cantone chiede ovviamente agli enti territoriali di adeguarsi in fretta, riscrivendo il regolamento organizzativo e pubblicandone la nuova versione sul proprio sito Internet, nel capitolo «disposizioni generali» della sezione dedicata all’«amministrazione trasparente». Ma il comunicato dell’Autorità dice di più, ed evidenzia le possibili conseguenze economiche per amministratori e dirigenti degli enti che non adeguano le proprie regole interne. Il problema è legato alla responsabilità prevista per chi conferisce incarichi illegittimi, i quali producono effetti economici resi nulli ex post dalla stessa nullità dei contratti. Chi conferisce gli incarichi poi cancellati deve rispondere del problema e, avverte l’Anac, il protrarsi del mancato adeguamento delle regole può «aggravare» le ricadute di queste responsabilità

www.quotidianoentilocali.ilsole24ore.com – 22 maggio 2015  

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