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Inchiesta sul Pfas. Acque veronesi tra le parti offese. Depositata la richiesta in attesa degli sviluppi dell’indagine. La società fornirà anche un supporto alla Procura

Giampaolo Chavan. Si allarga la squadra delle parti offese nel procedimento avviato alcuni mesi fa dalla procura di Verona sull’inquinamento provocato dal Pfas nei corsi d’acqua e nel suolo in provincia di Verona. Nei giorni scorsi, l’avvocato Vittore D’Acquarone, legale di «Acque veronesi», ha depositato in procura l’atto con il quale la società si dichiara parte offesa nell’indagine aperta in tribunale e, fino a ieri, a carico di ignoti.

Si tratta di un altro capitolo nell’inchiesta coordinata dal pm Francesco Rombaldoni che ha ipotizzato per il momento il reato di sversamento d’inquinanti nei corsi d’acqua della provincia. La procuraha incaricato con ogni probabilità l’Arpav a svolgere i controlli nella nostra provincia per risalire a possibili inquinatori con sostanze ricon- ducibili alle sostanze perfluoalchiliche (Pfas). Il reato di disastro ambientale, invece, è ancora al vaglio degli investigatori veronesi che decideranno se formularlo solo dopo aver visionato la documentazione fornita dalle organizzazioni di medici come abbiamo già riferito venerdì su queste colonne. Con l’atto depositato in procura nei giorni scorsi, il cda di Acque veronesi prima di tutto vuole mettersi a disposizione della procura per svolgere eventuali accertamenti su inquinamenti verificatisi nei corsi d’acqua di sua competenza. Ma la società ha anche un altro obiettivo: si riserva di chiedere il risarcimento danni a chi ha provocato quel danno ambientale con lo sversamento di Pfas nei corsi d’acqua. Per il momento, in procura a Verona non sono stati iscritti nomi di industriali o imprenditori agricoli nel registro degli indagati mentre nel Vicentino, come d’altra parte riferisce anche un documento della Regione, il responsabile dello sversamento di Pfas è risultata essere la ditta Miteni spa di Trissino. Ciononostante il pm Rombaldoni sembra voler verificare la presenza sul territorio veronese di altri scarichi industriali, responsabili dell’avvelenamento delle acque. E anche Acque veronesi con il suo legale sembra convinto della presenza di altri inquinatori nella Bassa veronese. L’origine di questi inquinamenti, a parere degli stessi investigatori, può avere più matrici e c’è l’interesse di tutti, compresi di Acque veronesi, presieduto da Niko Cordioli, di capire l’origine di questa avvelenamento che potrebbe avere interessato 72.000 persone in 13 Comuni della Bassa. D’altro canto, anche Legambiente si è già dichiarata disponibile a collaborare con gli investigatori della procura. Nei prossimi giorni, il loro legale, l’avvocato Luca Tirapelle, depositerà in procura un documento della Regione lungo una ventina di pagine nelle quali vengono evidenziati gli sviluppi della vicenda e gli interventi svolti dall’amministrazione a Venezia rivolti a tamponare l’inquinamento del Pfas nelle tre province interessate tra il Paadovano, il Vicentino e il Veronese. Anche l’associazione ecologista punta a diventare «un’alleata» della procura nell’inchiesta per scoprire responsabilità, sostanze e matrici dell’inquinamento. «L’indagine ambientale», si legge nel documento della Regione, m procinto di finire sul tavolo del pm Rombaldoni, «si è estesa nell’intera regione fornendo un quadro conoscitivo della presenza di queste sostanze nell’ambiente. Sono in corso complesse indagini specifiche per definire con precisione l’estensione e l’entità della contaminazione delle diverse matrici ambientali (acque e suolo) e fornire un supporto tecnico e scientifico alle altre strutture regionali nella gestione dell’emergenza».

Ora toccherà alla procura di Verona, una volta raccolta la miriade di documentazione non solo sugli inquinateli ma anche sulla salute dei cittadini, a fare luce su eventuali scarichi industriali resisi responsabili del danno ambientale nella nostra provincia.

L’Arena – 8 maggio 2016

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