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Incubo varianti: ecco come si prova a revisionare i vaccini. Scienziati al lavoro per intercettare le mutazioni che rendono più aggressivo il Sars-Cov-2 anche tra i giovani

Gli infettivologi: “Non sappiamo se il virus perderà patogenicità- evidenzia l’infettivologo Cauda-. Dobbiamo lavorare alla possibilità di dover adeguare i vaccini alle mutazioni del virus. Sono prospettive alle quali dobbiamo farci trovare pronti come comunità scientifica e sistema sanitario”.

La Stampa. In Italia la prima fornitura del vaccino AstraZeneca, ma, secondo uno studio, è meno efficace con la variante sudafricana del Sars-Cov-2. E, come evidenziato, dal professor Giovanni Rezza , direttore generale della Prevenzione del ministero della Salute, le mutazioni aumentano la circolazione del virus «anche alla fascia pediatrica della popolazione».

Il caso Pescara
«Sono stato costretto a decidere per la Dad al 100% fino al 16 febbraio per un aumento repentino dei contagi, dal 4 al 14% nella fascia di età tra i 3 e 12 anni. Contagi della variante inglese», spiega il sindaco di Pescara, Carlo Masci che ha emesso un’ordinanza ponendo tutte le scuole di ogni ordine e grado in Dad dopo che la Asl gli ha comunicato della crescita dei contagi tra i giovani e giovanissimi. «Ho avuto la comunicazione da parte della Asl di Pescara – aggiunge Masci – sulla crescita di casi di contagi negli ultimi giorni soprattutto nella fascia di età dai 3 ai 12 anni, in particolare della variante inglese e questo ha comportato problemi nelle scuole e siamo stati costretti a chiudere le scuole, per salvaguardare la salute non solo dei ragazzi, che sono asintomatici, ma anche di genitori e nonni. Si tratta di un provvedimento drastico necessario per infanzia, elementari e medie le superiori erano già state poste in Dad dal presidente della Regione Abruzzo».

La revisione dei vaccini

Nel fondamentale compito di sequenziare le varianti del virus l’infettivologo Roberto Cauda collabora con il professor Massimo Ciccozzi, responsabile dell’Unità di statistica medica ed epidemiologia della Facoltà di Medicina e Chirurgia del Campus Bio-Medico di Roma. Alla Stampa.it il professor Cauda, direttore Uoc Malattie Infettive del Policlinico Gemelli, spiega come la scienza tenta di correre ai ripari in particolare per rispondere alla variante sudafricana che sfugge ai vaccini. «Questo tipo di vaccini derivano dalla biologia molecolare. E in futuro dovremo probabilmente convivere con un Sars-Cov-2 divenuto endemico. Non sappiamo se il virus perderà patogenicità- evidenzia l’infettivologo Cauda-. Dobbiamo lavorare alla possibilità di dover adeguare i vaccini alle mutazioni del virus. Sono prospettive alle quali dobbiamo farci trovare pronti come comunità scientifica e sistema sanitario».

Il meccanismo 

Puntualizza l’ordinario di Malattie infettive dell’Università Cattolica del Sacro Cuore: «Contro il Covid abbiamo disponibili vaccini prodotti sequenziando l’Rna e il Dna. Sono armi costruire su misura del nemico da combattere e possono essere revisionati man mano che mutano le caratteristiche del virus. Se qualche parte del Sars-Cov-2 cambia, anche i vaccini vanno adeguati. Abbiamo oggi vaccini più versatili di quelli del passato costruiti a partire da virus inattivati (Salk) o attenuati (Sabin). Quei vaccini meno versatili erano diretti contro la parte più rilevante del virus, quella cioè che permetteva l’attacco all’organismo. Cioè la stessa proteina Spike che è il bersaglio anche degli anticorpi monoclonali approvati ora dall’Agenzia italiana del farmaco (Aifa). I virus tendono ad entrare dalle cellule che hanno un recettore Ace2 riconosciuto dalla proteina Spike o da una componente di essa».

Protezione

«Se i vaccini sono in grado di bloccare l’ingresso nella cellula è perché rispetto all’aggressione del virus l’organismo è protetto dalla risposta immunitaria- precisa l’infettivologo-. A contatto con il virus, cioè, anticorpi e cellule attrezzano l’organismo a rispondere all’attacco virale». Gli ultimi studi sscientifici pubblicati dalla rivista internazionale “Lancet” dimostrano anche l’efficacia del vaccino cinese a virus inattivato e di quello russo con vettore adenovirale. «Se il virus che attacca l’organismo si è modificato a causa delle varianti la risposta garantita dal vaccino può risultare meno efficace- chiarisce il professor Cauda-. A quel punto si può rivedere il vaccini per far sì che si producano degli anticorpi e una difesa più adeguata alla mutazione del virus che circola maggiormente e diventa più aggressivi per effetto delle varianti». La possibilità di una “revisione” nulla toglie all’utilità di vaccinarsi, anche perché «al momento la variante inglese risulta efficacemente contrastata dai vaccini e anche quando si parla di minore efficace bisogna tenere conto che magari, in caso di mutazioni del Sars-Cov-2, non previene sempre l’infezione ma le forme gravi della malattia”.

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