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Indennizzo a metà per i precari. Risarcimento ridotto e anzianità bloccata per i neoassunti. Giannini: 180mila stabilizzazioni

 Il governo va avanti sull’idea di risarcire i docenti dal “troppo precariato”. Le ultime bozze del decreto «Buona Scuola» che sarà martedì sul tavolo del Consiglio dei ministri insieme a un Ddl delega contengono ancora l’indennizzo per gli insegnanti che hanno stipulatocontrattiaterminesuperioria36mesi. Con una novità però: il ristoro verrebbe dimezzato per gli immessi in ruolo a partire dal 1° settembre 2015.

Tutto ciò mentre il ministro Stefania Giannini ha quantificato in 180mila gli stabilizzandi a partire dal 1° settembre. Ma sono numeri che meritano alcune precisazioni.

Partiamo dalla proposta di ristoro economico per i prof che hanno stipulato contratti di lavoro a tempo determinato oltre il tetto dei tre anni ribadito dalla sentenza della Corte di giustizia Ue del 26 novembre scorso (su cui si veda Il Sole 24 Ore del 24 febbraio). Per dare un taglio con il passato e “sterilizzare” le centinaia di ricorsi pendenti in tutta Italia, il Miur ha messo a punto un ristoro a geometria variabile: si parte da 2,5 mensilità per chi ha lavorato da 3 a 5 anni; si sale a 6 stipendi nel range 5-10 anni e si arriva a 10 mesi di retribuzioni lorde oltre il decimo anno di precariato. Ma quanti sono gli aventi diritto? In realtà non è chiaro e anche la bozza del Dl non aiuta più di tanto perché non contiene ancora la norma sulla copertura finanziaria. Secondo le stime del Miur, ad aver lavorato più di tre anni nel periodo 2009-2014 sarebbero un migliaio di iscritti alle graduatorie a esaurimento e altrettanti a quelle d’istituto.

 Una modifica messa a punto nelle ultime ore per fare quadrare i conti e ridurre l’esborso complessivo dimezzerebbe l’indennizzo per gli assunti a tempo indeterminato a partire dal 1° settembre. Gli stessi soggetti non si vedrebbero poi conteggiati, «ai fini dell’anzianità lavorativa e contributiva», i periodi di lavoro maturati in base ai contratti a termine . In pratica, un docente con 9 anni di supplenza (sempre “a termine”) che beneficia della stabilizzazione prenderebbe, a domanda, un indennizzo di 6 mensilità. Ma non avrebbe aumenti fino alla maturazione del primo scatto(attualmente dopo 9 anni si sale di “gradone”). Non solo. La norma fa riferimento anche all’anzianità contributiva; il docente neoassunto si vedrebbe azzerata pure la contribuzione finora versata. Seguendo di fatto la strada della “sterilizzazione” degli scatti che è stata percorsa anche con le immissioni in ruolo dello scorso settembre. E sempre per non sforare le spese. Allora l’accordo fu siglato all’Aran da quasi tutti i sindacati e si decise di non considerare il primo “gradone” (0-8 anni). Risultato? Tutti i gli assunti 2014 dovranno aspettare 14 anni per ricevere gli aumenti. 

Sempre a proposito di cifre il ministro Giannini, durante il vertice di ieri al Nazareno con i parlamentari del Pd, ha parlato di«180mila insegnanti assunti a settembre». In realtà,come precisato da viale Trastevere, si tratterebbe della somma delle stabilizzazioni di precari previste a settembre e degli “ingressi” di nuovi insegnanti conseguenti al nuovo concorso. Come anticipato ieri su questo giornale alle 120 mila assunzioni in rampa di lancio – di cui 105mila tra Gae e idonei e vincitori della vecchia selezione “Profumo” e altri 15mila dalle graduatorie d’istituto – si aggiungerebbero infatti i circa 60mila posti del concorso. Ma c’è anche un’ipotesi che il primo gruppo scenda a 100mila e il secondo salga a 80mila. Il nodo sarà sciolto solo martedì in Cdm. Fermo restando che i due gruppi non per forza sono sommabili; gran parte di quei 15mila assunti dagli elenchi d’istituto otterrebbe prima un contratto a termine per un altro annoepoiuna“corsiapreferenziale”perilconcorso che verrà bandito a ottobre e che coprirà l’intero arco di tempo 2016-2019. Allo stesso modo dei prof che sono iscritti alle graduatorie a esaurimento ma che non beneficeranno del piano straordinario di assunzioni perché lavorano su classi di concorso o in aree in “overbooking”.

Il Sole 24 Ore – 28 febbraio 2015 

 

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