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Indicazione dello stabilimento di produzione in etichetta. Anche il M5S invita il Governo a mantenere la dicitura sulle confezioni

L’indicazione sull’etichetta dello stabilimento di produzione è un fattore importante per i consumatori. Forte di questo convincimento il Movimento 5 stelle ha diramato un comunicato stampa in cui chiede al Governo di mantenere l’obbligatorietà di questa dicitura sulle etichette dei prodotti alimentari.

Come già sottolineato precedentemente da Il Fatto alimentare questa informazione sulla confezione dei cibi, oltre ad avere una funzione importante per la sanità pubblica, serve ai singoli consumatori per scegliere un alimento rispetto a un altro. Un cibo si compra anche in funzione di considerazioni legate al paese o alla regione dove è stato prodotto per motivi legittimi come sostenere l’economia e l’occupazione locali, in nome del valore del lavoro.

La richiesta del Movimento 5 stelle è di “notificare alla Commissione europea entro il termine ultimo del 14 dicembre 2014 la volontà di mantenere l’obbligatorietà di indicare in etichetta la sede dello stabilimento di produzione alimentare per i prodotti realizzati e commercializzati in Italia”. Negli atti depositati a prima firma del deputato Paolo Parentela si legge che proprio “a decorrere dal 14 dicembre 2014 – data di formale applicazione di gran parte del reg. UE 1169/11 (vedi eBookL’Etichetta) – la prescrizione italiana della sede dello stabilimento potrà essere mantenuta solo a condizione che il Governo italiano provveda alla notifica di tale norma alla Commissione europea”.

«Si tratta di una richiesta condivisa da numerosi consumatori ma – come spiega Dario Dongo, esperto di diritto alimentare – non dal Governo che nella veste del Ministero per lo sviluppo economico ha effettivamente espresso l’assenza di volontà rispetto al mantenimento dell’obbligo nazionale di citare la sede dello stabilimento (di produzione e/o confezionamento) sulle etichette dei prodotti alimentari venduti in Italia. Questa intenzione è stata ribadita in una nota informativa diffusa alla fine del mese luglio 2014 che però non è stata resa pubblica, bensì trasmessa alle Associazioni rappresentative delle varie categorie produttive. Questa nota propone diversi articoli che esamineremo meglio nei prossimi giorni.»

Sara Rossi – Il Fatto alimentare – 7 ottobre 2014 

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