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Indicazione origine in etichetta, Commissione Ue in ritardo. Dove sono finite norme di dettaglio del Regolamento 1169?

origine eticSi stanno delineando vari ritardi dall’Ue su eventuali normative di dettaglio per l’origine degli alimenti. La Commissione Europea, in base al regolamento 1169 del 2011, avrebbe dovuto stabilire, tramite atti di esecuzione, norme sulla possibilità o modalità di indicare il paese di origine o luogo di provenienza per diverse categorie alimentari: latte, latte e latticini come ingrediente, prodotti mono-ingrediente, carni diverse da quella bovina, ovicaprina, suina e di pollame, carni trasformate usate come ingrediente,  prodotti trasformati, ingredienti che costituiscono più del 50% di un alimento. In tutto sono attesi 5 rapporti sull’indicazione dell’origine in etichetta. La data di consegna, prevista per il 13 dicembre 2014, sembra però sul punto di essere procrastinata.  Già sulla carne come ingrediente ci si doveva attendere un parere della Commissione lo scorso anno, il 13 dicembre 2014.

Ma al di là di una relazione di impatto, con costi e benefici, le autorità non avevano saputo decidere nemmeno sulla scorta dell’Horsegate: segno che tanti interessi, anche forti, cercavano di lottare contro la “troppa trasparenza”, in nome del profitto.

Inoltre, nel caso in cui il paese d’origine o il luogo di provenienza di un alimento venisse indicato – e non fosse lo stesso di quello del suo ingrediente primario – l’atto di esecuzione era addirittura previsto entro il 13 dicembre 2013!

Sul latte sembrava qualcosa dovesse muoversi prima, ma si è ancora in alto mare. Ci si attende la pubblicazione dei rapporti tra gennaio e febbraio 2015, eventualmente accompagnati da una proposta normativa vera e propria. In base a informazioni filtrate, anche l’eventuale obbligo di indicare i grassi trans – noti per gli effetti deleteri sulla salute cardiovascolare – sarebbe in sospeso, dopo la consultazione con gli stakeholder della scorsa estate. Le nuove proposte normative dovranno vedere una regia congiunta della Direzione Salute e della sezione su Better Regulation (Migliore legislazione).

In ogni caso, la normativa europea non esclude che gli Stati membri possano poi adottare norme specifiche di indicazione obbligatoria, a livello nazionale, purché si dimostri la necessità di tutelare i consumatori anche rispetto alle frodi alimentari, o più in generale, la salute pubblica.

Il Punto Coldiretti – 3 dicembre 2014

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